La distribuzione della proprietà fondiaria in Dogliani

Tratto da:

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. I

Gazzetta di Dogliani

Data di pubblicazione: 04/11/1893

La distribuzione della proprietà fondiaria in Dogliani[1]

«Gazzetta di Dogliani», 4 novembre1893

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925),vol. I, Einaudi, Torino, 1959, pp. 6-11

 

 

Secondo la misura generale del territorio di Dogliani finita nel 1793 la sua superficie allibrata comprendeva giornate 9.023.47.9. I proprietari d’allora erano 638 e si ripartivano nel modo indicato nel seguente quadro:

 

 

 Numero d’ordine

delle categorie

 Categorie  Numero dei proprietari  Estensione occupata da ciascun gruppo

di proprietari

 % di ciascun gruppo sul numero totale dei proprietari  % del territorio

occupato da ciascun gruppo

 

giornate tavole piedi

1

Oltre 100 giornate(ettari 38)

12

2.109

88

9

1,88

23,38

2

Da 100 a 50 giornate (et.  19)

27

1.922

09

6

4,23

21,30

3

da 50 a 20 giornate (et. 7,60)

77

2.441

73

6

12,07

27,06

4

da20 a 10 giornate (et. 3,80)

78

1.105

84

3

12,23

12,25

5

da10 a 5 giornate (et. 1,90)

116

858

99

0

18,18

9,52

6

da 5 a 2,5 giornate (et. 0,95)

97

358

96

0

15,20

3,98

7

da 2,5 a 1giornata(et. 0,38)

109

178

84

6

17,08

1,98

8

da 1 a 25tavole (et. 0,095)

69

43

83

3

10,82

0,49

9

da 25 tavole a 3 piedi (m²9,5)

53

3

29

0

8,31

0,04

Totale

638

9.023

47

9

100,00

100,00

 

 

Di queste nove mila giornate 645.68.6 erano esenti da imposte perché beni feudali od ecclesiastici immuni, e rappresentavano ciò che rimaneva un secolo fa della proprietà di carattere più specialmente feudale del medioevo. Non era certo gran cosa e già da prima doveva essere ridotta a questi limiti se nel 1677 il numero dei proprietari ascendeva a 485.

 

 

Dopo il 1793 i libri dei trasporti non ci presentano più con la stessa esattezza, la situazione delle proprietà ad una data fissa, od almeno, le difficoltà per ottenerla sono maggiori.

 

 

I dati che ho raccolto e che riporto qui sotto pel 1820, 1855 e 1883 sono per questa ragione solo approssimativi.

 

 

 Numero d’ordine

Dellecategorie

Numero dei proprietari nel 1820  Estensione occupata da ciascun gruppo

di proprietari nel 1820

 Numero dei proprietari nel 1855  Estensione occupata da ciascun gruppo

di proprietari nel 1855

 Numero dei proprietari nel 1883  Estensione occupata da ciascun gruppo

di proprietari nel 1883

giornate tavole piedi giornate tavole piedi giornate tavole piedi

1

9

1.352

76

3

8

1.147

47

9

6

7318

5

3

2

30

1.931

40

6

25

1.679

64

6

18

1.318

53

3

3

90

2.753

52

3

93

2.921

96

0

77

2.375

18

0

4

116

1.618

13

6

94

1.358

22

3

138

1.908

02

9

5

111

791

05

0

125

896

10

9

214

1.549

41

6

6

105

379

32

6

140

504

58

3

181

654

12

6

7

107

177

86

3

148

241

54

6

209

343

83

9

8

69

47

92

6

129

80

25

9

169

105

39

6

9

48

3

00

3

97

6

53

3

106

6

78

0

Totale

685

9.054

99

0

859

8.836

33

0

1118

8.993

14

6

 

 

Da queste cifre si scorge che il numero dei proprietari e lo sminuzzamento della terra sono sempre cresciuti con progressione continua. Quale sia la distribuzione della proprietà nel 1893 è detto nella tavola seguente.

 

 

 Numero d’ordine

Delle categorie

 Categorie  Numero dei proprietari  Estensione occupata da ciascun gruppo

di proprietari

 % di ciascun gruppo sul numero totale dei proprietari  % del territorio

occupato da ciascun gruppo

 

giornate tavole piedi

1

Oltre 100 giornate(ettari 38)

4

447

05

3

0,31

4,96

2

Da 100 a 50 giornate (et. 19)

21

 1.466

85

3

1,62

16,27

3

da 50 a 20 giornate (et. 7,60)

76

2.262

41

9

5,85

25,08

4

da20 a 10 giornate (et. 3,80)

140

1.962

52

3

10,77

21,76

5

da 10 a 5 giornate (et. 1,90)

216

1.543

34

9

16,63

17,11

6

da 5 a 2,5 giornate (et. 0,95)

207

742

41

3

15,94

8,24

7

da 2,5 a 1giornata(et. 0,38)

269

447

55

9

20,71

4,97

8

da 1a 25tavole (et. 0,095)

217

135

12

0

16,70

1,50

9

da 25 tavole a 3 piedi (m² 9,5)

149

10

13

6

11,47

0,11

Totale

1299

9017

41

6

100,00

100,00

 

 

Predominano a Dogliani la piccola e la media proprietà, i grandi proprietari, rarissimi già nel 1793, sono ora affatto scomparsi.

 

 

Con la piccola e la media proprietà si accompagnarono sempre condizioni economiche che ne sono la inevitabile conseguenza: la mancanza delle eccessive concentrazioni delle ricchezze e delle differenze troppo sensibili nel tenor di vita della popolazione. La relativa eguaglianza delle fortune è certo il fatto più importante che si possa dedurre dai dati statistici sovra riportati, ed anzi il fatto generatore da cui ogni altro fenomeno dipende e riceve la sua necessaria spiegazione.

 

 

A rendere più chiaro il confronto fra le due date estreme, giova la seguente tabella riassuntiva:

 

 

 Categorie  Numero dei proprietari  Estensione occupata da ciascun gruppo

di proprietari

 % di ciascun gruppo sul numero totale dei proprietari  % del territorio

occupato da ciascun gruppo

 

1793

1983

1793

1983

1793

1983

ettari are cent. ettari are cent.
Oltre 38ettari

12

4

801

95

82

169

92

44

1,88

0,31

23,38

4,96

Da ettari 38a 19

27

21

730

58

82

557

54

03

4,23

1,62

21,30

16,27

da ettari 19 a 7,60

77

76

928

09

33

859

93

47

12,07

5,85

27,06

25,08

da ettari 7,69 a 3,80

78

140

420

33

07

745

94

46

12,23

10,77

12,25

21,76

da ettari 3,80 a 1,90

116

216

326

50

19

586

62

62

18,18

16,63

9,52

17,11

da ettari 1,90 a 0,95

97

207

136

44

05

282

19

08

15,20

15,94

3,98

8,24

da ettari 0,95 a 0,38

109

269

679

7

83

170

11

64

17,08

20,71

1,98

4,97

da ettari 0,38 a 0,095

69

217

16

66

05

513

5

86

10,82

16,70

0,49

1,50

da ettari 0,0 9,5 a 9,5 m²

53

149

1

25

05

3

85

23

8,31

11,47

0,04

0,11

Totale

638

1299

3429

80

21

342

748

83

100,00

100,00

100,00

100,00

 

 

L’aumento nel numero dei proprietari da 638 a 1.299 dimostra che un mutamento nella economia agraria dovette prodursi. Il predominare infatti nel 1793 delle proprietà da 20 a 50 e da 50 giornate in su che da sole occupavano il 71,74% del territorio doglianese, dice come fossero allora più frequenti le imprese a cultura promiscua dove si producevano tutti i generi necessari al consumo delle famiglie che dalla campagna traevano la maggior parte delle sussistenze. Le culture degli alberi di alto fusto non erano ancora venute meno e si indicavano col nome di «marsaschi» tutti i prodotti secondari delle terre, come castagne, noci dalle quali si traeva non piccola quantità di olio.

 

 

Il metodo di coltivazione era bene espresso nell’aforisma: casa quanto capi, campo e prato quanto vedi, vigna quanto bevi. I prodotti agrari non erano destinati, se non per piccola parte, alla vendita, bensì al consumo locale, o meglio, familiare; i limitati bisogni non richiedevano che si sforzasse la terra a produrre più di quanto occorresse al ristretto consumo delle famiglie. Le taglie ristrette nell’anno 1700 a lire 11.528,14 facevano sì che per pagarle non occorresse vendere troppa parte dei prodotti, né d’altra parte era necessario molto denaro per rifornirsi di carne costando questa in media dal 1674 al 1766 soldi 2, denari 6 e dal 1766 al 1798 soldi 3, denari 2 la libbra. Il grano si aggirò fino ai torbidi occasionati dalla conquista francese intorno al prezzo di lire 3 l’emina. In questo ambiente tranquillo di medi proprietari la rivoluzione francese non fece sentire molto viva la sua influenza perché qui mancavano i grandi domini signorili su cui si potesse esercitare la cupidigia del contadino privo del suo strumento naturale di lavoro, la terra; e la rivoluzione fu notevole solo per aver trasformata la poca nostra proprietà feudale in allodiale, rendendola così atta a passare nelle mani di chi meglio sapesse utilizzarla, e per avere contribuito alla vendita ed al frazionamento delle terre della commenda della Pieve e dei monaci carmelitani. Poca cosa invero, ed i dati del 1820 ci presentano invariato quasi il numero dei proprietari e diminuito di circa 700 giornate il primo ed aumentato di altrettanto il terzo ed il quarto gruppo. Il frazionamento delle proprietà acquistò un impulso nuovo dalle introduzioni del codice napoleonico e di quelli italiani fatti a sua somiglianza che prescrivevano la divisione totale o parziale fra gli eredi dei beni immobili. Ai motivi di indole generale e giuridica vennero ben presto ad aggiungersene altri dipendenti più strettamente dalle condizioni della produzione agricola. Superata la crisi che nel ventennio 1848-68 ridusse a mal punto, per la malattia dell’oidium, la viticoltura, questa riprese un nuovo slancio; l’agiatezza diffusa meglio nelle altre parti del Piemonte e gli accresciuti mezzi di comunicazione ebbero una benefica influenza anche sulla agricoltura che da estensiva facendosi intensiva e da promiscua specializzata, parve aver trovato il mezzo di rendere più agiata la sorte dei proprietari doglianesi.

 

 

Al ventennio 1868-88 rimonta la maggior parte dei disboscamenti e delle piantagioni di fiorenti vigne; le quali arrecarono, per gli elevati prezzi delle uve, un aumento considerevole nel valore delle proprietà terriere. Non parvero eccessivi i prezzi di 40 lire per tavola corrispondenti a circa 10 mila lire l’ettaro; i capitali si rivolsero fiduciosi alle terre, e gli intermediari ebbero parte non piccola nell’elevare il valore della terra.

 

 

Si verificò qui però un fenomeno compiutamente opposto a quelli che nell’istesso tempo avvenivano negli altri paesi. Se in qualche paese forestiero gli ebrei dal 1848 in poi si sono resi padroni di una parte apprezzabile del territorio, coadiuvati nella rapida conquista della terra dalle banche e dal fisco, nei nostri paesi gli ebrei ed in genere le banche non assorbirono la terra, ma dopo averla comprata la misero in vendita a lotti dando così agio ai coltivatori di diventare proprietari.

 

 

Al risultato contribuirono certamente l’alto valore della terra insieme all’elevato saggio dei salari; più di tutto però le forti spese di coltivazione che avrebbero reso ai proprietari non coltivatori meno conveniente il possesso delle terre.

 

 

Le cause qui segnalate e l’aumento della popolazione[2]elevarono così il numero dei proprietari a 1.300; onde ben si può dire che in Dogliani quasi ogni famiglia è legata alla terra dal vincolo di proprietà.

 

 

Certo questa condizione fortunata di cose contribuì ad attutire i mali della crisi economica che attraversiamo da più di un quinquennio, permettendo ai coltivatori di riparare in parte al mancato guadagno sulle uve col limitare il consumo domestico agli altri prodotti del podere, ma non per questo i danni sono stati meno gravi[3].

 

 

Le raccolte deficienti ed il diminuito prezzo delle uve condussero ad un rapido ribasso nel valore delle proprietà terriere e posero in imbarazzo proprietari che avevano contratto prestiti allo scopo di comprare terre o di introdurvi miglioramenti culturali. Non è possibile suffragare le impressioni ora esposte con le cifre del debito ipotecario fruttifero gravante sulle nostre campagne; ma la colpa è della amministrazione finanziaria la quale non ha ancora risposto alle querele, ripetute ancora non è molto, dai commissari dell’inchiesta agraria i quali, per la mancanza di una statistica esatta della proprietà rurale e delle iscrizioni ipotecarie, si dovettero limitare a «descrivere, anziché i contorni matematicamente precisi dei fattori del mondo agrario, la fisionomia ed il modo in cui essi funzionano e si connettono». Quali saranno le conseguenze della crisi presente sulla distribuzione delle proprietà in Dogliani? Obbligherà essa per la difficoltà (ancora non molto avvertita ma che pare si faccia sempre più grande dappertutto) di trovare uno sbocco alle uve, i medi e i piccoli proprietari ad associare le loro forze nella confezione sociale dei vini o favorire una ripresa delle proprietà a dimensioni più estese?

 

 



[1] L’articolo fu alquanto elaborato ed ampliato in una Monografia economico-agraria del comune di Dogliani, pubblicata nel «Bollettino del Comizio agrario di Mondovì» del 1894. Dalla monografia si estrae la tabella finale riassuntiva.

[2] Il numero degli abitanti in Dogliani era di 3.500 nel 1750, di 3.650 nel 1800, di 3.652 nel 1814, di 4.205 nel 1824, di 4.644 nel 1838, di 4.950 nel 1848, di 4.794 nel 1858, di 5.115 nel 1861, di 4.914 nel 1871 e di 5.375 nel 1881. L’aumento nel numero dei proprietari maggiore di quello della popolazione; questi in 130 anni aumentò del 53%; quelli in un secolo del 137%; nel 1793 supponendo la popolazione di 3.630 vi era un proprietario ogni 5,7 persone, oggi ogni 4,4; è dunque anche proporzionalmente minore ora che non 100 anni fa il numero di quelli che sono esclusi dalla proprietà della terra.

[3] Delle peggiorate nostre condizioni economiche ci fornisce un indice abbastanza sicuro il numero medio annuo dei matrimoni che fu di 39,4 nel quinquennio 1863-7, di 40,2 nel 1868-72; di 42,6 nel 1873-7; di 44,2 nel 1878-82; di 43,4 nel 1883-7; di 36,4 nel 1888-92. L’anno di massima depressione fu il 1888, susseguente al raccolto nullo del 1887, con soli 26 matrimoni.

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