La distribuzione della ricchezza nel Massachusetts

Tratto da:

Giornale degli economisti

Data di pubblicazione: 01/03/1897

La distribuzione della ricchezza nel Massachusetts

«Giornale degli economisti», marzo 1897, pp. 221-223

In estratto: Bologna, Tip. Alfonso Garagnani e figli, 1897, pp. 15

 

 

 

Scopo della presente nota è di esaminare i risultati di una inchiesta fatta dall’Ufficio di Statistica del Lavoro nel Massachusetts intorno alla distribuzione della ricchezza[1]. Per giungere a risultati degni di fede l’ufficio del lavoro non si appigliò al metodo consuetamente seguito in altri paesi a tale intento; i registri degli assessori dei comuni americani per la tassazione diretta sono insufficienti ed ingannatori; la ricchezza posseduta è nascosta e svalutata in proporzioni enormi e disegualissime. Nel Massachusetts esiste però in ogni contea un ufficio delle successioni al quale tutti i testamenti dei defunti debbono essere presentati entro trenta giorni per diventare esecutivi. Ogni amministratore ed ogni esecutore testamentario deve presentare all’Ufficio delle successioni un inventario della proprietà mobile ed immobile del defunto.

 

 

Tre periti eletti dall’Ufficio delle successioni o dal Giudice di Pace stimano la sostanza lasciata dal defunto. Se una persona muore senza far testamento, gli eredi possono prendere possesso dei fondi da lui lasciati senza presentare l’inventario all’Ufficio delle successioni; ma in pochissimi casi accade che non si nomini un amministratore per altri intenti, il quale deve comprendere nel suo inventario anche le terre ereditate. Inoltre l’esecutore testamentario non è obbligato a fare l’inventario quando egli sia l’erede residuale e dia cauzione pel pagamento dei debiti e dei legati. Quando vi è un solo erede l’inventario può essere omesso se egli non lo ritiene indispensabile.

 

 

Salvo questo triplice ordine di eccezioni tutta la ricchezza posseduta dai privati viene registrata all’epoca della morte dei possessori, nell’ufficio delle successioni[2]. Il pericolo degli occultamenti non è grave perché solo alcuni legati e successioni a favore di collaterali sono sottoposti a tassa; ed in tal caso l’amministratore od esecutore testamentario che si mostri negligente nella compilazione dell’inventario è sottoposto ad una multa di mille dollari. I periti danno alle proprietà del defunto il valore che avrebbero se fossero vendute al momento della valutazione; quando però si tratti di azioni o di obbligazioni (shares and bonds), esse vengono calcolate al valore di borsa del momento in cui si redige l’inventario.

 

 

La proprietà si divide, come in tutti i paesi anglosassoni in real e personal estate. Le real property comprende la terra, le costruzioni, la forza motrice derivante dall’acqua, tutte le cose permanentemente connesse colla terra e colle costruzioni e tutti i diritti d’uso sui real estate. La personal property, comprende tutte le altre proprietà, come azioni, obbligazioni, ipoteche, cereali, legna, bestiame, merci, derrate ecc.; in virtù di tale classificazione la proprietà immobiliare rappresentata dalle azioni e dalle obbligazioni compresa nella personal property, ossia in quella che noi chiameremmo ricchezza mobiliare.

 

 

I dati che noi dobbiamo qui esaminare si riferiscono a quattro periodi triennali 1829-31, 1859-61, 1879-81 e 1889-91. Il periodo 1829-31 segna il punto di transizione dalla industria domestica al regime delle fabbriche, e dal lento sistema dei trasporti a vela o per mezzo di carri ai rapidi mezzi di comunicazione attuale.

 

 

Nel 1859-61 la scomparsa dell’industria domestica era un fatto compiuto; si era alla vigilia della guerra civile e dell’instauramento di un rigido sistema protezionista. Nel 1879-81 erasi iniziato un nuovo movimento di espansione nel mondo industriale e commerciale, dopo la terribile crisi del 1873. Nel 1889-91 si osserva il predominio assoluto delle grandi fabbriche possedute dalle società per azioni, l’accentramento dei capitali, l’organizzazione dei lavoratori in potenti unioni artigiane e dei capitalisti in ricchissimi Trusts.

 

 

È necessario in primo luogo rilevare l’importanza delle eccezioni le quali sminuiscono il valore delle conclusioni che si possono trarre dalle cifre raccolte dall’Ufficio del Lavoro del Massachusetts. La seguente tabella prova che il numero delle successioni senza inventario è proporzionalmente maggiore ora che non sessanta anni fa, ed è nel frattempo continuamente cresciuto.

 

 

Periodi

Con inventario

Senza inventario

Totale

Con inventario

Senza inventario

Totale

1829-31

3698

1108

4806

76.95

23.05

100.00

1859-61

6922

2948

9870

70.13

29.87

100.00

1879-81

11142

5854

16996

65.56

34.44

100.00

1889-91

14608

10592

25200

57.97

42.03

100.00

Totale

36370

20502

56872

63.95

36.05

100.00

 

 

La maggiore proporzione dei casi in cui non furono presentati inventari all’Ufficio delle successioni non influisce menomamente sulla esattezza della classificazione istituita in base ai casi in cui l’inventario fu fatto. Si sarebbe potuto supporre che i risultati ottenuti pei casi in cui l’inventario esisteva si applicassero eziandio a quelli in cui esso mancava; ma si sarebbe introdotto un elemento di incertezza nei calcoli senza accrescere per nulla la precisione delle induzioni da essi tratte. È necessario ricordare però sempre che le cifre che esporremo in seguito si riferiscono unicamente ai casi in cui fu compilato l’inventario e non comprendono perciò la ricchezza totale lasciata dai defunti nei quattro periodi sovraindicati.

 

 

Una prima conclusione però è possibile trarre dalla cifra assoluta delle successioni, quando la si metta a confronto colla popolazione esistente nel medesimo periodo; se infatti la cifra delle successioni nulla ci dice sulla distribuzione delle ricchezze, ci illumina però sulla proporzione di coloro che al momento della loro morte possedevano una qualsiasi sostanza, piccola o grande; e se poi ne paragoniamo l’incremento colla curva della popolazione si può vedere se i proprietari in larghissimo senso costituiscano una parte crescente o decrescente della popolazione totale. Orbene, la popolazione del Massachusetts era nel 1830 di 610.408, nel 1880 di 1.231.066, nel 1880 di 1.783.085;, nel 1890 di 2.238.943. Gli incrementi rispettivi del numero degli abitanti e del numero dei proprietari sono stati i seguenti:

 

 

 

Nel 1860 di fronte al 1830

Nel 1880 di fronte al 1860

Nel 1880 di fronte al 1830

Nel 1890 di fronte al 1880

Nel 1890 di fronte al 1860

Nel 1890 di fronte al 1830

Incremento percentuale della popolazione

101.68

44.94

192.11

25.57

81.87

266.79

Incremento percentuale del numero dei proprietari

105.36

72.19

253.64

48.27

155.31

424.34

 

 

La conclusione discende spontanea ed evidentissima; in ogni periodo l’incremento del numero dei proprietari è stato maggiore dell’incremento nella popolazione; il numero di quelli che sono esclusi da ogni partecipazione alla ricchezza nazionale è proporzionalmente minore ora che non in ogni periodo antecedente. Allo stesso risultato si giunge per altra via, paragonando il numero totale dei morti in un periodo col numero dei defunti che hanno lasciato nello stesso periodo una successione qualsiasi.

 

 

Ecco le cifre pei tre ultimi periodi 1859-61, 1879-81, 1889-91, non essendo stato possibile conoscere la cifra dei defunti nel periodo 1829-31.

 

 

Periodo

Numero complessivo dei defunti

Numero delle successioni

Proporzione percentuale delle successioni

1859-61

68.129

9.870

14.48

1879-81

103.551

16.996

16.41

1889-91

130.490

25.200

19.31

 

 

Non si deve però inferire dal quadro precedente che la popolazione proletaria comprendesse nel Massachusetts nel 1860 l’85.52 per 100, nel 1880 l’83.59%, nel 1890 l’80.69% della popolazione totale. Il numero dei morti comprende molte persone che per ragione d’età ed altre non sono suscettibili di lasciare una successione e di cui una parte appartiene alla classe proprietaria.

 

 

Qualunque sia però la deduzione che per tale riguardo devesi fare dalla percentuale dei proprietari, le cose esposte or ora non lasciano alcun dubbio sulla conclusione che abbiamo tratta: essere cioè la proporzione della popolazione proletaria alla popolazione totale andata continuamente diminuendo nell’ultimo mezzo secolo. Passando ora ai dati relativi alle successioni inventariate, importa fare un analisi preliminare qualitativa della ricchezza; ho compilato perciò la seguente tabella la quale riassume i varii dati sparsi nell’inchiesta americana:

 

 

Numero Mobiliari

Successioni Immobiliari

Totale

Ammontare Mobiliari

Successioni Immobiliari

Totale

3.624

2.257

3.698

7.434.160

7.059.947

14.494.107

6.665

4.526

6.922

31.502.025

21.754.769

53.256.794

10.600

6.872

11.142

93.100.277

44.273.982

137.374.259

13.334

9.157

14.608

95.367.842

60.190.946

155.558.788

34.223

22.812

36.370

227.404.304

133.279.644

360.683.948

Percentuali successioni

Mobiliari

Immobiliari

Totale

Mobiliari

Immobiliari

Totale

2.051

3.128

3.919

51.29

48.71

100.00

4.726

4.807

7.694

59.15

40.85

100.00

8.783

6.443

12.329

67.77

32.23

100.00

7.152

6.573

10.649

61.30

38.70

100.00

6.645

5.843

9.917

63.04

36.96

100.00

 

 

Il quadro che precede ci porge la dimostrazione di un fenomeno oramai divenuto famigliare a quanti si occupano di statistica; la proprietà immobiliare la quale nei paesi arretrati nello sviluppo economico rappresenta la totalità o la maggior parte della ricchezza nazionale, va a mano a mano scemando d’importanza col crescere della attività sociale e col moltiplicarsi di nuove forme di operosità industriale e commerciale; ed anche nel Massachusetts, mentre nel 1830 al chiudersi dell’era dei lenti trasporti e dell’industria domestica, la proprietà immobiliare rappresenta ancora il 48,71% della ricchezza totale, nel 1890 è discesa al 38,70 per cento.

 

 

Un’altra cosa però ci dice il quadro; se la proprietà mobile aumenta coll’accrescersi della ricchezza nazionale, è però soggetta a subite oscillazioni in grado molto maggiore della proprietà immobiliare; nell’ultimo periodo mentre il valore delle successioni immobiliari saliva regolarmente da 44 milioni di dollari nel 1879-81 a 60 milioni nel 1889-91, il valore delle successioni mobiliari saliva solo da 93 a 95 milioni perdendo di fronte alle successioni immobiliari gran parte del campo di già guadagnato; cosicché la percentuale delle successioni immobiliari la quale era già discesa al 32,23 per cento ossia a meno di un terzo, risaliva nell’ultimo periodo al 38,70 per cento ossia a quasi i due quinti della ricchezza totale.

 

 

Né basta: mentre la media dell’ammontare delle successioni immobiliari è aumentata lentamente ma costantemente da 3128 dollari nel primo periodo a 6573 nell’ultimo, invece la media dell’ammontare delle successioni mobiliari, dopo essere salita da 2051 dollari nel primo periodo a 87-83 nel terzo, diminuisce bruscamente nell’ultimo e scende a 7152 dollari[3].

 

 

Il numero delle donne le quali hanno lasciato una successione nei periodi ricordati è cresciuto in proporzioni molto maggiori che non il numero corrispondente degli uomini. Mentre questi passarono da 3102 nel primo periodo ad 8349 nell’ultimo, aumentando così del 169 per cento, quelle salivano da 596 a 6959 con un incremento del 950 per cento.

 

 

La percentuale delle donne al numero totale dei defunti con una successione inventariata la quale era del 16,11 nel primo periodo aumentava gradatamente fino a raggiungere il 42,84 per cento nel 1889-91; e si può prevedere che continuando nelle medesime proporzioni l’incremento, fra dieci anni il numero delle donne proprietarie eguaglierà quello degli uomini. Lo stesso maggiore incremento relativo si osserva anche nelle somme lasciate in eredità; gli uomini lasciarono nel periodo 1889-91 dollari 114,032,780 invece di 13,500,099 nel periodo 1829-31 con un aumento del 744 per cento; le donne lasciarono nel periodo 1889-91 dollari 41,529,008 di fronte a dollari 994,008 nel periodo 1829-31; l’aumento è del 4077 per cento. La percentuale delle somme lasciate dalle donne alla somma totale lasciata in eredità sale gradatamente dal 6,85 per cento al 26,69 per cento. Benché il loro patrimonio medio rimanga ancora notevolmente inferiore a quello degli uomini, la posizione economica delle donne diventa sempre più indipendente.

 

 

Siccome l’esame della distribuzione della ricchezza riuscirebbe troppo complicato ove si volesse tener dietro a tutte le molteplici suddivisioni dei quadri precedenti, mi è parso conveniente raggruppare le varie categorie in quattro sole, corrispondenti ai principali gradi della ricchezza.

 

 

La prima comprende i piccoli patrimoni fino a 1000 dollari o 5000 lire nostre, appartenenti probabilmente agli operai ed artigiani che hanno potuto accumulare un piccolo peculio od acquistare la propria casa di abitazione, numerosissime in quel paese; la seconda abbraccia i patrimoni da 1.000 a 10.000 dollari ossia da 5.000 a 50.000 lire e si riferisce forse alla piccola borghesia, ai coltivatori proprietari della terra che essi lavorano, ai commercianti e bottegai delle città, ai professionisti; la terza comprende quella che può chiamarsi propriamente classe media con un patrimonio variante dai 10.000 ai 100.000 dollari ossia dalle 50.000 alle 500.000 lire italiane; nella quarta infine si contengono i patrimoni appartenenti alla classe ricca e superiori ai 100.000 dollari od al mezzo milione nostro. Del reato chi preferisce un’altra classificazione, può a suo agio costruirla sulle cifre che abbiamo più su riferite nella loro interezza.

 

 

 

Percentuale numero assoluto successioni ord. Categoria

1829-31

1859-61

1879-81

1889-91

I Inferiori a 1000 dollari

51.22

35.33

29.39

27.07

II Da 1.000 dollari a 10.000

42.43

52.36

53.93

55.89

III ³Da 10.000 ” ” 100.000

6.05

11.07

14.80

15.37

IV Superiori a 100.000

0.30

1.24

1.88

1.67

Totale

100.00

100.00

100.00

100.00

 

 

Ho già notato come la popolazione proprietaria formi una frazione crescente della popolazione totale; il quadro precedente dimostra inoltre che nella popolazione proprietaria le classi che aumentano proporzionalmente in misura più rapida sono le classi più ricche; la classe I, che costituiva il 51,22 per cento nel primo periodo scema fino al 27,07 nell’ultimo; la classe II invece aumenta dal 42,43 al 55,89 per cento; così pure la terza dal 6,05 al 15,37 per cento e la quarta dallo 0,30 all’1,67.

 

 

Ciò costituirebbe un fenomeno doloroso ove la popolazione per tal modo scacciata dalla piccolissima proprietà cadesse nel proletariato; siccome invece ciò non è, il suo incremento relativamente meno rapido prova come esista una tendenza generale e duratura all’innalzamento della ricchezza media della popolazione. Il numero relativo dei poveri è diminuito e fra i proprietari è diminuito anche il numero relativo di quelli che posseggono meno di fronte a quelli che posseggono maggiormente. L’osservazione fatta spiega anche con molta chiarezza la ragione del movimento che si verifica nella seconda parte del quadro; la ricchezza tende continuamente ad accentrarsi nelle classi medie e ricche; mentre nel primo periodo la ricchezza nazionale era ripartita pel 4,16 per cento alla classe I, pel 34,70 per cento alla classe II, pel 39,58 per cento alla classe III, e pel 21,56 per cento alla classe IV, ora invece questa detiene la frazione maggiore, il 42,86 per cento, e la contenenza percentuale delle altre classi è diminuita.

 

 

Il movimento non è che apparentemente contradditorio a quello che abbiamo più su indicato; è naturale che se il numero dei ricchi aumenta in misura più rapida del numero dei poveri, la ricchezza complessiva tenda ad accentrarsi nella classe ricca; ciò non significa però che i ricchi diventino più ricchi, ed i poveri diventino maggiormente denudati di ogni bene di fortuna, e può essere anzi l’indizio dell’avverarsi del fenomeno opposto.

 

 

Ed è appunto ciò che accade nel caso nostro; i piccolissimi ed i piccoli possessori hanno visto accrescersi la loro ricchezza individuale maggiormente che non gli agiati ed i ricchi; ed anzi i più ricchi hanno scapitato relativamente ai meno fortunati. Se si ricerca invero quale sia stato il saggio d’accrescimento delle varie classi ed il saggio incremento della loro fortuna complessiva si ottiene il seguente risultato:

 

 

Categoria

Aumento percentuale del numero delle successioni per ogni categoria nel 1889-91 di fronte al 1829-31

Aumento percentuale della ricchezza totale posseduta da ogni categoria nel 1889-91 di fronte al 1829-31

I (piccolissimi propr.)

108

200

II (piccoli ” )

420

472

III (medi ” )

901

921

IV (ricchi ” )

2.118

2.031

Totale

94

973

 

 

Mentre il numero delle successioni era aumentato del 294 per cento, l’ammontare di esse era aumentato del 973; ciò denota che la ricchezza nazionale è cresciuta con metro enormemente più rapido della popolazione; questa, come dappertutto nel nostro secolo, non è riuscita a seguire nemmeno da lungi l’incremento gigantesco avvenuto nella attività industriale, commerciale e finanziaria.

 

 

Se si scende poi ad esaminare le singole categorie, si osserva come nella prima classe il numero dei piccolissimi proprietari è aumentato del 108 per cento e la ricchezza da essi posseduta del 200 per cento; nella seconda il numero dei piccoli proprietari è aumentato del 420 per cento e la ricchezza posseduta del 472 per cento; il maggior incremento relativo della ricchezza non è più così sensibile come nella prima categoria; nella terza ad un aumento del 901 per cento nel numero delle successioni corrisponde un incremento del 921 per cento nella ricchezza totale posseduta; qui i due incrementi vanno quasi solamente di pari passo; nella quarta infine ad un incremento del 2118 nel numero dei proprietari ricchi corrisponde solo un incremento del 2031 per cento nella ricchezza posseduta; la ricchezza media individuale dei ricchi è diminuita. Il quadro ultimamente compilato ci porge così evidentissima la dimostrazione di due fenomeni contemporanei: il maggiore incremento relativo del numero dei più ricchi di fronte a quello dei meno ricchi: ed il minore incremento relativo della ricchezza media posseduta dai più ricchi di fronte a quella posseduta dai meno ricchi. Il fenomeno accennato viene reso con evidenza ancora maggiore, se è possibile, da un altro quadro, da me compilato e che qui appresso trascrivo:

 

 

Categoria

Ricchezza media individuale posseduta nel

Aumento o diminuzione nel 1889-91 di fronte al 1829-31

1829-31

dollari

1889-91

dollari

I (piccolissimi propr.)

319

459

+ 47

II (piccoli ” )

3.204

3.527

+ 10

III (medi ” )

25.458

25.968

+ 2

IV (ricchi ” )

283.519

273.322

– 4

 

 

I piccolissimi proprietari hanno veduto nel sessantennio corso dal 1830 al 1890 aumentare la loro ricchezza individuale media da 319 dollari, a 459 dollari ossia del 47 per cento; i piccoli proprietari lo videro accrescersi da 3204 a 3527 dollari, ossia del 10 per cento; la ricchezza media della classe di mezzo si accrebbe da 25.458 dollari a 25.968 dollari, ossia del 2 per cento. L’incremento è sempre minore quanto più si procede avanti nella scala della ricchezza; i ricchi finalmente assistettero ad una diminuzione della ricchezza media individuale da 283.519 dollari a 273.322 dollari.

 

 

L’aumento consueto nelle altri classi, si converte invece nella classe dei ricchi in un decremento abbastanza sensibile del 4 per cento[4]. L’abisso che divide i poveri dai ricchi non si spalanca dunque progressivamente col crescere della prosperità nazionale, coll’accelerarsi delle scoperte industriali e colla azione dei nuovi metodi di produzione e di lavoro, ma tende, invece a colmarsi costantemente. I dati esaminati più su nella loro interezza non ci lasciano più alcun dubbio sul fatto del continuo elevarsi delle classi tutte della popolazione, le quali a poco a poco, sebbene lentamente, si redimono dalla povertà e guadagnano tanto più in ricchezza quanto meno questa era prima cospicua.



[1] Twenty Fifth Annual Report of the Bureau of Statistics of Labor. Boston. Wright and Potter 1895 Part II. The Distribution of Wealth pag. 49 – 304.

[2] Importa notare come l’Ufficio del Lavoro, giunto alla fine delle investigazioni condotte con tanto felice risultato, ne riconosca la insufficienza e la manchevolezza; «le statistiche raccolte, afferma il documento ufficiale, costituiscono solamente una parte di una inchiesta generale sulla distribuzione della ricchezza, ed in realtà, formano semplicemente lo stadio iniziale di una più larga investigazione su tale interessante argomento, destinata ad estendersi in altre direzioni e finalmente diventare completa. In se stessi considerati i dati raccolti sono molto frammentari». Le parole riferite dell’inchiesta americana spiegano perché la presente nota si limiti ad esporre i risultati ottenuti senza cercare di rintracciare le cause dei molteplici fenomeni messi in luce; se la loro concordanza evidente con altre investigazioni compiute con metodo diverso in paesi differenti poteva giustificare in parte l’ipotesi che la causa ne fosse uniforme, mancano però le basi di fatto per provare la verità dell’ipotesi, e mancheranno fino all’epoca, nella quale saranno resi di pubblica ragione i risultati delle altre indagini iniziate dall’Ufficio del Lavoro americano. Anche l’Ufficio di statistica industriale del Maryland ha iniziata una ricerca sulla distribuzione della ricchezza, basata sui valori delle successioni. Dei risultati suoi è data brevemente notizia nei fascicoli di gennaio e luglio del Bulletin of the Departement of Labor 1896, pag. 157 e 518. Le ricerche furono fatte a due riprese; nella prima si studiarono pei periodi 1875-80 e 1888-93 nelle città di Baltimora i patrimoni ereditati (estates probated) ed i valori della proprietà personale compresa nelle suddette eredità; nella seconda si esaminarono rispetto agli stessi argomenti i registri delle successioni per l’intiero Stato, esclusa la città di Baltimora, nei periodi 1875-79 e 1890-94.

[3] Lo spostamento nella relativa importanza della proprietà mobile ed immobile è in parte apparente perché nella prima si comprende, come detto nel testo, sotto forma di azioni e di obbligazioni gran parte della proprietà immobiliare; serve però con evidenza grandissima ad indicare in quale misura si compia nel Massachusetts il processo di mobilizzazione di tutte le forme di ricchezza, non escluse quelle che vi parevano più ribelli. Le espressioni Proprietà mobile ed immobile non hanno nel testo il significato loro attribuito in Italia, ma quello attribuito in America alla personale real property di cui sono la versione approssimativamente fedele.

[4]I dati finora esposti si potrebbero acconciamente illustrare seguendo le norme indicate dal Pareto nella sua Courbe del Repartition de la richesse. Lausanne. Imprimerie Ch. Viret – Genton. 1896. Mentre ringrazio vivamente l’illustre economista per le indicazioni datemi a tale riguardo, credo opportuno pubblicare per ora la presente nota senza tale complemento per la mia attuale insufficienza di cognizioni matematiche. Il Sig. Eltweed Pomeroy nell’Arena di Decembre 1896 afferma che le statistiche esaminate nel testo provano che nel periodo 1879-81 il 0.08 dell’1 per cento di quelli che morirono possedeva il 24,17 per cento della ricchezza tramandata in eredità; il 0,50 dell’1 per cento possedeva il 26,48; l’1,74 per cento il 21,33; il 6,80 per cento il 18,73; il 12,76 per cento l’8,21; il 9,12 per cento l’1,08; ed il rimanente 69 per cento nulla. Se si deve credere ad un sunto dell’articolo del Pomeroy pubblicato a carte 621 del numero di gennaio 1897 dell’American Journal of Sociology, l’autore paragonando tali cifre con quelle del periodo 1829-31, e 1859-61 trova che i poverissimi aumentano in numero mentre le loro piccole fortune diventano ognora minori, che i ricchissimi aumentano di numero, e la loro ricchezza si accresce ancora più velocemente, e che la classe media diminuisce in numero, e diminuisce con metro ancora più rapido la loro fortuna complessiva. Non conosco in qual modo il signor Pomeroy possa giustificare le sue affermazioni; ma ho voluto riportarne integralmente il pensiero, quale mi è noto, affinché i lettori possano, dalle cifre ufficiali esposte nella loro genuina interezza nel testo, trarre argomento ad una scelta fra le opposte opinioni.

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