La grande illusione: guerre di ieri e guerre d’oggi
Tipologia : Paragrafi/Articoli
Data pubblicazione : 01/04/1912

La grande illusione: guerre di ieri e guerre d’oggi[1]

«La Riforma Sociale», aprile 1912, pp. 265-266

 

 

 

La stampa Europea ed Americana da mesi sta discutendo i conflitti diplomatici e militari, da cui l’Europa è, ora come dianzi, incapace a districarsi. La più viva impressione che si ha leggendo la maggior parte di questi saggi di alta politica — siano francesi, italiani od inglesi — è questa: che noi assistiamo ad un grande movimento mondiale, all’azione di forze titaniche profondamente radicate su bisogni ed impulsi primordiali. Per mesi e mesi coloro che sono a parte dei segreti delle Cancellerie hanno parlato come presi da affanno dinanzi ad una terrifica visione. In conseguenza di questi semplici discorsi di guerra tra Francia, Germania ed Inghilterra, vasti interessi commerciali furono perturbati, si guadagnarono e si perdettero fortune nelle Borse, parecchie Banche sospesero i pagamenti, parecchie migliaia di persone andarono in rovina; mentre il fatto che due altri Stati effettivamente si trovano in guerra, ha fatto sorgere ogni sorta di ulteriori possibilità di conflitto, non solo in Europa, ma in Asia, con pericoli più lontani di scoppio di fanatismo religioso con tutte le sue conseguenze. Le animosità ed i sospetti internazionali si sono intensificati; ed il più sicuro effetto di tutto ciò è che enormi carichi sotto forma di imposte cresciute per spese militari, verranno aggiunti a quelli che già gravano sulle cinque o sei nazioni interessate. Il costo della vita, che non è, già ora, con tutti i problemi di prezzi elevati, conflitti operai, difficoltà sociali non risolute, molto lieve, verrà reso più pesante per due o trecento milioni di europei.

 

 

Le necessità, che hanno provocato un conflitto così colossale, devono dunque essere davvero fondamentali. Uno scrittore autorevole ci assicura infatti che ciò che noi vediamo svolgersi sotto i nostri occhi è «la lotta per la vita fra gli uomini», quella tal lotta che ha il suo riflesso in ogni organismo senziente.

 

 

Non sappiamo se molti in Italia conoscano il nome di Norman Angeli. Non è da farne meraviglia, perché sino a due anni fa, il suo nome era perfettamente sconosciuto anche nell’Inghilterra. D’un tratto un breve libretto di 126 pagine, intitolato Europe’s Optical Illusion trasformò l’Angeli in un uomo celebre e discusso. In tre mesi il libro fu ristampato due volte. L’anno scorso fu tradotto in molte lingue; e tra le molte citiamo la traduzione francese uscita col titolo La grande illusion da Hachette (Paris, 79, Boulevard St.-Germain. Un volume aumentato di mole, di 331 pag. Prezzo Fr. 3,50).

 

 

Mr. Asquith e Sir Edward Grey lo citarono nei loro discorsi; si dice che Re Edoardo ne fosse diventato un grande ammiratore. L’ambasciatore tedesco a Londra ne tenne conto in un discorso diplomatico. L’imperatore Guglielmo pare lo abbia letto con molto interesse. Il ministro francese delle Colonie ne inserì un capitolo in un libro bianco. In Italia l’on. Luzzatti lo ricordò in un articolo sul Corriere della Sera ed Edoardo Giretti sul Secolo.

 

 

Qual è la tesi che l’Angeli vuole dimostrare? In breve, e per non aggiungere nulla alle parole dell’A., si può dire sia enunciata nel motto che spiega un disegno allegorico stampato sulla copertina dell’edizione francese: «la grande illusione dei popoli è di credere che nel ferro e nel fuoco soltanto essi possono trovare presidio, mentre che unicamente la forza del credito universale rende silenziosi i cannoni». Egli afferma che i moderni rapporti economici e sovratutto creditizi fra paese e paese hanno reso le guerre impossibili (vedi la guerra non avvenuta, per motivi economici, tra Francia e Germania nel 1911) e disastrose non solo pel vinto ma anche pel vincitore. Egli distingue tra le guerre di conquista fra popoli civili e queste dichiara senza senso e guerre che sono operazioni di polizia in paesi barbari e malsicuri, le quali soltanto considera giustificate. Egli tiene assaissimo a distinguersi dai pacifisti. A predicare, che la guerra è immorale, incivile, barbara, a persuadere i popoli che essi debbono far risolvere le loro divergenze coll’arbitrato non si guadagna nulla, non si fa progredire d’un passo la causa della pace. L’arbitrato si imporrà, l’ideale della pace diventerà, anzi sta diventando, un fatto reale, a mano a mano che l’intrecciarsi dei rapporti di debito e credito tra i paesi rende l’ipotesi della guerra spaventevole sovratutto per chi crede di tenere in pugno la vittoria.

 

 

Ma è meglio lasciar parlare l’autore. Al quale la Riforma Sociale ha chiesto di scrivere egli stesso un sunto del suo libro, perché il riassunto portasse l’impronta genuina dell’originale. L’Angeli ha cortesemente assentito; e ci ha mandato, insieme col riassunto, un articolo di introduzione, che prende le mosse dai timori di guerra europea che tanto agitarono l’opinione pubblica nella state e nell’autunno scorsi.

 



[1] Nota introduttiva a proposito di Norman Angell, Europe’s optical illusion [ndr].

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