La letteratura dell’emigrazione

Tratto da:

La Stampa

Data di pubblicazione: 29/10/1898

La letteratura dell’emigrazione

«La Stampa», 29 ottobre 1898

 

 

 

Fra breve gli eleganti edifici che ora compongono l’Esposizione saranno distrutti dal piccone demolitore; le macchine eleganti e le vetrine splendide saranno tolte alla vista del pubblico; e di tutto l’enorme e prezioso materiale raccolto per sei mesi a Torino non rimarrà se non il ricordo nella mente dei visitatori.

 

 

Vi è però una parte delle cose esposte la quale è destinata a rimanere perenne ricordo della iniziativa coraggiosa della capitale del Piemonte; il materiale scientifico. Nelle Divisioni della Didattica, della Previdenza e delle Arti liberali, nella Esposizione delle Missioni si trova raccolta una quantità notevole di libri e di manoscritti preziosi i quali di rado possono consultarsi nel loro complesso, se non con infinita pazienza e con grande spesa.

 

 

Anzi molte fra le pubblicazioni che figurano nelle gallerie del Valentino sono state occasionate esclusivamente dall’Esposizione; ed in esse si trova narrata fino al 1893 la storia per lo più ignota di istituti fiorenti e di coraggiosi e tenaci propositi. Lo storico dell’ultimo cinquantennio potrà molto imparare intorno alle glorie ed alle colpe della nuova Italia sui libri che si trovano raccolti alla Esposizione.

 

 

Fra le sale consacrate agli studi severi quella forse la quale offre maggior campo alla meditazione ora lieta ed ora triste dello studioso dei fenomeni sociali è una piccola stanza della Galleria degli italiani all’estero, in cui si trovano raccolti numerosi libri e manoscritti sull’attività dei nostri emigranti nelle contrade straniere, sulle cause e sugli effetti dell’emigrazione.

 

 

Al programma vasto e completo degli ideatori della mostra non corrisposero se non in parte i risultati; ma ciò che si ottenne ha così grande valore che ad esso dovranno ricorrere in futuro tutti coloro che vorranno occuparsi del fenomeno emigratorio.

 

 

Ecco su un tavolo a parte i resoconti, gli statuti ed i regolamenti delle Società italiane stabilite all’estero. In Italia le Società di mutuo soccorso sono così numerose che difficilmente la lettura dei documenti che le riguardano riesce a commuovere l’animo. Ma la contemplazione dei nuclei di nostri connazionali che fuori d’Italia si uniscono per sorreggersi nelle avversità della vita e per difendere la nazionalità propria è ben altrimenti confortante ed incoraggiante.

 

 

Il movimento associativo è radicato nell’animo dell’emigrante italiano; in ogni paese sorgono a folla le Società di mutuo soccorso e di beneficienza: dalla Lira italiana di Parigi, alla Colonia italiana di Ginevra, all’Orfanotrofio di Praga, alla Società di beneficenza di Vienna ed alle intrepide e coraggiose Associazioni triestine (La Società di beneficenza, Gli Amici dell’infanzia, La Poliambulanza,

 

 

La Società di prestito di macchine a cucire) è tutto un concerto di istituzioni, le quali tendono nei modi più svariati e sagaci a sorreggere l’italiano nella lotta contro l’avverso ambiente. Potentissime fra tutte le Società dell’Argentina, le quali stringono in fascio potente migliaia e migliaia di soci, posseggono patrimoni di centinaia e di migliaia e talvolta di milioni di lire, e sono le protettrici più salde delle scuole destinate a mantenere vivo, insieme colla conoscenza della lingua italiana, l’amore della madre patria nel cuore dei figli dei nostri emigranti.

 

 

Associazioni italiane si annoverano nella Tunisia, in Egitto, nel Levante, negli Stati Uniti, nel Messico, e perfino nella lontana Australia; lo studio dei loro statuti e dei loro resoconti, spesso disadorni, ma sempre vibranti di intenso patriottismo, fornirebbe materia ad un lavoro interessante sull’influenza che l’ambiente cambiato ed i costumi diversi esercitano sui tratti fondamentali del carattere italiano. Si vedrebbe, ad esempio, il regionalismo riprodursi all’estero nelle numerose Società piemontesi, venete, calabresi, napoletane, l’amore alle cariche tradursi nella scissione di antiche e potenti Società, dileguarsi nei paesi nordici ed accentuarsi nei paesi spagnuoli, dove alcune Associazioni, non contente di aver creato cinque o sei Comitati direttivi di controllo e di visita, numerosi presidenti, segretari, economi e cassieri, seppero creare la carica nuovissima di oratore ufficiale della Società.

 

 

Gli statuti delle Società non sono l’unico contributo dato dalla Galleria degli italiani all’estero allo studio dell’espansione della nostra razza fuori dei confini della patria. Altri e maggiori lavori passano sotto agli occhi dell’attento visitatore. Li ricordo senz’ordine ed alla rinfusa. Il conte Marcello, un patrizio veneto, il quale consacra il suo tempo non ad ozii infecondi, ma ad opere degne del nome suo, ha inviato i risultati di un’inchiesta compiuta da lui in tutti i Comuni delle province di Treviso e di Venezia.

 

 

È noto che il Veneto fornisce un contingente grandissimo alla emigrazione italiana; le risposte raccolte dal Marcello ai questionari da lui inviati con infinita pazienza e gravi spese, allo scopo di rispondere all’invito rivoltogli dalla Commissione ordinatrice di Torino, gettano sprazzi di luce intensa sulle cause della emigrazione nel Veneto, ne spiegano le singolari caratteristiche e ne lumeggiano gli effetti sullo stato sociale ed economico di quei paesi. Se in tutte le province d’Italia si fosse trovato un uomo come il Marcello, il problema delle cause dell’emigrazione sarebbe posto oramai nella sua vera luce.

 

 

Il comm. N. Malnate, ispettore di pubblica sicurezza nel porto di Genova, è un funzionario unico forse in Italia: da 18 anni vive sul porto ed è diventato il terrore non degli emigranti, come forse sarebbe avvenuto di molti suoi colleghi, ma delle migliaia di sfruttatori del povero contadino o bracciante costretto a chiedere a terre straniere il pane che gli è negato dalla madre patria.

 

 

Questo esempio raro di funzionario di pubblica sicurezza, che del suo dovere professionale si è fatto un apostolato, ha inviato alla Mostra degli italiani all’estero un breve libretto, in cui sono raccolte le statistiche dell’ultimo ventennio della emigrazione. Sembra una cosa arida e noiosa, ma chi piglia in mano l’opuscolo del Malnate è costretto ad andare sino in fondo con commozione sempre crescente. C’è una tabella dove sono raccolte le cifre dei morti in rapporto alla velocità ed alla stazza delle navi, che è una rivelazione.

 

 

Coloro i quali non credono all’urgenza di una legge severa per fissare il numero dei metri cubi di spazio per ogni emigrante e la velocità minima delle navi, gittino uno sguardo su questa tabella, le cui cifre implacabili dimostrano come la enorme maggioranza delle morti avvenga durante i viaggi transatlantici per la colpevole negligenza delle più elementari norme di igiene e pel permesso dato a trafficanti di carne umana di trasportare gli emigranti su navi di scarto, comprate a basso prezzo, quando sono rese inservibili al trasporto del carbone, che troppo dolorosamente giustificano l’appellativo di vascelli fantasma, loro dato dai terrorizzati passeggeri, contrastanti invano in alto mare colla morte.

 

 

L’ingegnere De Toma è un industriale stabilito a Vienna, il quale ha compiuto per la Mostra torinese un lavoro degno del più grande encomio, eseguendo un vero censimento degli italiani residenti nell’Austria e nell’Ungheria.

 

 

Al censimento diligentissimo, con dati sulla età, stato civile, occupazione, salari, spese famigliari, il De Toma ha unito una sua relazione, a cui la lunga esperienza sua dà un valore eccezionale, sovratutto in questi momenti in cui l’odio contro gli operai italiani sembra essersi risvegliato con raddoppiata furia nel vicino impero. Il conte Marazzi, console operoso e benemerito a Bellinzona, inviò, oltre ad un suo romanzo-storia, in tre volumi, sugli emigrati, una pregevole relazione sugli italiani in Svizzera.

 

 

Il conte Greppi, ministro plenipotenziario al Chili, manda memorie interessanti sue e di suoi dipendenti intorno agli italiani nel Chili, alle loro Società di mutuo soccorso ed alla parte presa dai nostri connazionali nello sviluppare le ricchezze di quel paese.

 

 

Altrettanto hanno fatto il console Perrod pel Caucaso, l’agente consolare Rubeo-Lisa pel Michigan, il Cambiaso per le Antille, ed altri ancora per la California, la Columbia, Sumatra, l’Alsazia-Lorena.

 

 

Il signor Guerzoni, di La Plata, in una succosa monografia sugli italiani nell’Argentina, spiega le ragioni per cui gli italiani hanno saputo diventare la parte più operosa ed intraprendente di quel paese, ed espone i vantaggi che l’agricoltura e la pastorizia offrono ancora colà alla emigrazione delle classi lavoratrici e medie.

 

 

Egisto Rossi ha un’accurata relazione sull’attività spiegata dall’Ufficio italiano di protezione per gli emigranti, stabilito ad Ellis Island presso Nuova York, e da lui diretto.

 

 

I buoni risultati ottenuti per la protezione degli emigranti diretti agli Stati Uniti indurranno forse a moltiplicare nei punti di partenza e di arrivo questi uffici o ricoveri di indisputata utilità, e di cui solo la ignavia o la opposizione degli interessati ha potuto impedire finora la istituzione.

 

 

Né mancano le lettere, i libri di ricordi e di conti dei nostri emigranti: alcuni contadini stabiliti al Brasile hanno mandato all’Illustrissimo Comitato dell’Esposizione di Torino delle lettere e degli scritti che spesso sono sgrammaticati e talvolta sono dei veri libelli personali, ma i quali costituiscono dei documenti umani e parlanti intorno alla condizione della nostra emigrazione povera nell’America latina.

 

 

Sarebbe un peccato se tutta questa mole di materiale, in gran parte manoscritto ed ora ricordato solo in minima parte, andasse disperso dopo la chiusura dell’Esposizione. è però fondata la speranza che gli espositori vorranno acconsentire ad affidarlo alla custodia del Laboratorio di economia politica della Università torinese.

 

 

Il Laboratorio di economia politica si è già reso benemerito degli studi sulla emigrazione, esponendo, in quella medesima sala dove si trovano raccolti gli scritti ora ricordati, un grande stereogramma sulla emigrazione nell’ultimo ventennio, dove a colpo d’occhio è esposto l’andamento dell’emigrazione sotto il quadruplice aspetto degli anni, delle regioni di partenza, dei paesi di destinazione e delle professioni; e raccogliendo ivi inoltre numerose carte-diagrammi sulla emigrazione nell’America, sulla popolazione comparata delle città italiane e degli italiani nelle città straniere, sul commercio dell’Italia coll’estero e sulla produzione mineraria mondiale comparata con quella dell’Italia. I suoi titoli alla riconoscenza degli studiosi cresceranno vieppiù coll’accogliere permanentemente in Torino un vero Museo della letteratura sulla emigrazione italiana.

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