La lotta contro l’aggio

Tratto da:

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. II

Corriere della Sera

Data di pubblicazione: 08/10/1903

La lotta contro l’aggio

«Corriere della Sera», 8 ottobre 1903

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. II, Einaudi, Torino, 1959, pp. 84-87

 

 

È una lotta alla quale agli italiani sembra di poter assistere con indifferenza di spettatori, che hanno già superato i pericoli dell’alto mare e tranquilli sulla spiaggia commentano le vicende in balia alle quali si trovano le navi non ancora giunte in porto. Una di queste navi economicamente battute dalle onde della tempesta è la Spagna, ove l’aggio per i cinque anni decorsi si tenne in media dal 30 al 40% ed oggi ancora tocca il 37,50%. A noi interessa notare quanto si faccia nella Spagna per moderare l’aggio, se non altro perché non è affatto vero che in Italia sia del tutto scomparso ogni pericolo di un ritorno offensivo del deprezzamento della carta moneta. Basterebbe un po’ di rilassamento nell’osservanza della legge bancaria, un ristagno negli affari che facesse scemare il bisogno del medio circolante, perché l’aggio ricomparisse, se bene forse in proporzioni moderate. Urge perciò tenere dietro con amorosa cura alle provvidenze che altrove si escogitano per riparare ad un malanno che domani potremmo avere di nuovo in casa nostra. In secondo luogo è interessante seguire l’esperienza della Spagna in quanto questa nazione è nostra vigorosa concorrente sul mercato mondiale nella vendita del vino di grande consumo e da taglio. Molti ritengono che i viticultori spagnuoli possono vendere il vino in oro più a buon mercato di noi perché, convertendo in carta, ad esempio, 100 lire ricevute in oro dall’estero, ottengono 137,50 pesetas; e siccome i salari ed altre spese conteggiate in carta non sono cresciuti, così essi si trovano in migliori condizioni di noi che riceviamo solo 100 lire in carta; ed è loro possibile perciò contentarsi di sole 80-90 lire in oro, con grave danno nostro. È evidente che se l’aggio in Spagna venisse meno, i viticultori italiani sarebbero posti in condizioni migliorate di concorrenza di fronte ai viticultori esteri; di qui un altro motivo per tener dietro attentamente a tutto ciò che si pensa nella penisola sorella a proposito dell’aggio.

 

 

Questo ha trovato il suo più convinto avversario nell’attuale presidente del consiglio dei ministri Villaverde, uno dei pochi uomini politici spagnuoli, il quale abbia una seria competenza economica. Non è davvero lieve il compito che egli si è proposto, se si pensa che nella Spagna esiste una forte circolazione fiduciaria di carta, la quale raggiunge il miliardo e 637 milioni di pesetas. Tutti questi biglietti non sono a corso forzoso; bensì sono convertibili a vista in argento, di cui la Banca di Spagna tiene nelle casse 484 milioni per far fronte appunto ai rimborsi. Oltre all’argento immobilizzato nelle casse della banca, vi sono in circolazione altri 513 milioni di pesetas d’argento. L’aggio dei biglietti nasce dal fatto che essi sono troppi e sono oltracciò convertibili non in oro, ma in argento, moneta essa pure ridondante nel paese e per giunta deprezzata di più della metà.

 

 

Il signor Villaverde si propone di combattere la pericolosa situazione con due ordini di provvedimenti: l’uno, che potremmo chiamare temporaneo, mentre il secondo avrebbe carattere permanente. Sarebbe un provvedimento temporaneo l’istituzione di un ufficio dei cambi esteri presso la Banca di Spagna, con un largo intervento governativo. L’ufficio avrebbe per scopo di comprare e vendere, ad un prezzo fissato nei suoi avvisi, gli assegni, le lettere di cambio e tutti gli altri mezzi di pagamento in carta ed in oro. La fissazione del corso del cambio avrebbe per effetto di tenere un po’ più bassi i cambi ed inoltre di impedire le oscillazioni frequenti dell’aggio. Per ottenere i mezzi necessari, il Villaverde propone che i dazi doganali siano resi pagabili in oro, che si possano ogni anno emettere 100 milioni di buoni del tesoro in franchi – oro, rimborsabili e garantiti col provento delle dogane e finalmente che si emetta un prestito di 94 milioni di franchi – oro redimibile in 20 anni e garantito dalle miniere di mercurio di Almaden.

 

 

Confessiamo francamente che questa prima parte dei provvedimenti Villaverde, ci sembra assai discutibile. L’aggio esiste perché c’è ridondanza di carta e di argento deprezzato e non perché la speculazione spinge al rialzo del corso del cambio. Finché permarrà la causa, sarà impossibile togliere l’effetto. L’ufficio ideato dal Villaverde consumerà i 94 milioni di prestito originario, impiegherà i 100 milioni di buoni del tesoro pagabili ogni anno col provento delle dogane in un’opera, di moderazione dei cambi, vana, perché di durata effimera. La Spagna non potrà tuttavia rinunciare per sempre ogni anno a 100 milioni delle sue entrate; e quando vorrà cessare, se la circolazione sarà ancora ridondante, l’aggio tornerà a salire.

 

 

Più convincente è la seconda parte dei provvedimenti Villaverde. Egli vorrebbe infatti che il tesoro contraesse un prestito di 700 milioni di pesetas, allo scopo di rimborsare alla Banca di Spagna i 700 milioni di pagherò di guerra che la banca ha ricevuto in cambio di un analogo prestito fatto allo stato. Rimborsati i pagherò, la banca dovrebbe in corrispondenza ridurre di altrettanto la propria circolazione fiduciaria. L’operazione cominciata nel 1904 dovrebbe aver termine nel 1907, alla qual data la circolazione cartacea si troverebbe ridotta da 1.637 milioni a meno di 1.000. Frattanto gli scudi da 5 pesetas, di cui nel 1902 fu sospesa la coniazione, dovrebbero cessare di servire come mezzo illimitato di pagamento, e la Banca di Spagna dovrebbe formarsi una riserva aurea, in guisa da poter passare col tempo al regime della peseta d’oro.

 

 

Il piano è grandioso e se le vicende politiche della Spagna permetteranno al Villaverde di condurlo a compimento – cosa assai dubbia – potremmo sperare di veder ridotto fortemente l’aggio in rapporto alla diminuzione progressiva della carta circolante. Diciamo «potremmo sperare» perché nessun paese più dell’Italia è interessato alla scomparsa dell’aggio in Spagna. Giova sperare che il Villaverde voglia rinunciare alla prima parte del suo piano, forse d’effetto più pronto, ma anche conducente a sprechi di denaro notevolissimi ed attenersi alla seconda parte del programma meno impaziente, ma più sicura, come quella che si basa sui benefici ed automatici effetti della riduzione della carta circolante. Noi ne sperimentammo i benefici effetti in Italia. Ancora ci rimane però da proseguire nella via bene iniziata bruciando altri biglietti, e consolidando così l’opera gloriosa, che è oggetto di tanta invidia da parte delle nazioni estere ancora gementi sotto il peso dell’aggio. Questa è davvero la migliore delle riforme tributarie possibili nel momento attuale.

 

 

Torna su