La Marina mercantile italiana ed il movimento della navigazione nel 1896

Tratto da:

La Stampa

Data di pubblicazione: 07/01/1898

La Marina mercantile italiana ed il movimento della navigazione nel 1896

«La Stampa», 7 gennaio 1898

 

 

 

È stata recentemente pubblicata la Relazione ufficiale sulla Marina mercantile pel 1896; per la sua importanza è parso opportuno istituire un breve esame degli eventuali progressi compiuti e della condizione dell’Italia rispetto alle altre nazioni marinaresche. Il numero dei cantieri di costruzione fu nel 1896 di 33 in diminuzione di 6 rispetto al 1895. La diminuzione non è fenomeno isolato; nel 1865 i cantieri erano 94, e, d’allora in poi, salvo oscillazioni temporanee, il loro numero si è costantemente ristretto. È la vittoria della grande sulla piccola industria anche nel campo delle costruzioni navali.

 

 

I bastimenti costrutti furono 183 stazzanti 6606 tonnellate invece di tonn. 6750 nel 1895 e di tonn. 29,784 nel 1897; in compenso il valore della navi costrutte fu di 7,315,270 lire nel 1896, di fronte a sole 5,545,800 lire nel 1895. I bastimenti non raggiunsero dei tonnellaggi netti molto alti nei due ultimi anni; solo 662 tonnellate, mentre nel 1891 si era arrivati fino a 2228 tonnellate.

 

 

I bastimenti si divisero così: una nave goletta, 4 brigantini goletta, 10 golette, 50 trabaccoli, 9 tartane, 1 feluca, 1 navicello, 77 bilancelle, 6 cutters, 13 barche da traffico e da pesca, 1 rimorchiatore, 2 ferryboat, ed 8 piroscafi; questi ultimi da soli stazzano più della metà del tonnellaggio lordo, vantano i due quinti del netto ed i due terzi del valore.

 

 

I due maggiori bastimenti mercantili con scafo in acciaio costruiti nei cantieri nazionali nel 1896 furono il Marco Polo ed il Galileo Galilei, della Navigazione Generale Italiana, provenienti dal cantiere Celesia, di 1664 tonnellate lorde, 662 nette e 504 cavalli-vapore.

 

 

Se noi facciamo un paragone col tonnellaggio netto delle navi costrutte in Inghilterra, c’è da rimanere veramente mortificati. Ivi nel 1896 il tonnellaggio è stato di tonnellate 1,316,906; è vero che una parte notevole appartiene alla marina da guerra; ma nel 1895, anno in cui è possibile fare la distinzione su 1,074,890 tonnellate, ben 647,634 appartenevano alla marina mercantile, e di queste 64,717 rappresentavano il tonnellaggio dei velieri, e 582,917 dei piroscafi. Si può dire perciò che le costruzioni navali italiane sono una centesima parte delle inglesi. La Francia, malgrado i suoi forti premi di costruzione, non sta molto meglio di noi; nel 1894 il tonnellaggio delle nuove navi era a mala pena di 18,000; ed anzi nel 1891 rimaneva al disotto dell’Italia di quasi 1000 tonnellate. Per gli Stati Uniti si ha notizie solo pel tonnellaggio lordo; questo era in complesso nel 1895 di 111.602 tonnellate in grande decadenza dall’antico; infatti nel 1855 si era giunti a 583,000 tonnellate. Inoltre in buona parte i bastimenti americani sono costruiti sui grandi laghi (36,353 tonnellate) e sul fiume Mississipi e suoi tributari, dimodoché non danno alimento alla navigazione oceanica.

 

 

Malgrado che le nuove costruzioni non siano troppo numerose né importanti in Italia, la potenzialità della nostra marina mercantile va costantemente, sebbene lentamente, crescendo. Il numero dei bastimenti a vela, dopo aver raggiunto un massimo nel 1870 con 18,023, diminuì fino a 6002 nel 1896. Il tonnellaggio che era di 1,020,488 nel 1876, discese ad 801,349 nel 1886, ed a 527,554 nel 1896. Ma la diminuzione è ampiamente compensata dall’incremento sul numero delle navi a vapore salite da 57 a 351 nei trentacinque anni trascorsi dal 1862 al 1896. Se è settuplicato il numero, è diventato venti volte maggiore il tonnellaggio; 10,228 tonnellate nel 1862 e 237,727 nel 1896.

 

 

A primo aspetto pare che l’incremento nelle navi a vapore sia rimasto inferiore alla diminuzione nelle navi a vela; si deve notare però che per calcolare la potenzialità della marina mercantile, una tonnellata a vapore è equiparata a tre tonnellate a vela; onde si spiega agevolmente come la potenzialità della marina mercantile sia cresciuta da 674,630 a 1,240,735 (massimo mai raggiunto prima) tonnellate malgrado che il numero dei bastimenti sia diminuito in complesso da 9413 a 6353, e le tonnellate di stazza siano solo cresciute da 654,174 a 765,281.

 

 

Se si paragona il tonnellaggio delle navi mercantili a vela ed a vapore delle principali nazioni marittime di Europa pel 1894 si ottiene il seguente significante quadro:

 

 

1)    Gran Bretagna tonn. 10,512,272

 

2)    Svezia e Norvegia tonn. 2,149,447

 

3)    Germania tonn. 1,553,902

 

4)    Francia tonn. 890,589

 

5)    Italia tonn. 763,281

 

6)    Danimarca tonn. 834,899

 

7)    Olanda tonn. 293,226

 

8)    Austria Ungheria tonn. 200,080

 

 

Mancano i dati per potere stabilire quale sia la potenzialità rispettiva delle varie marine mercantili; l’Italia occupa pel tonnellaggio un buon posto, quantunque non quello che le competerebbe in ragione della sua situazione geografica; ma potrebbe darsi che per la grande preponderanza dei velieri sui vapori, la sua potenzialità fosse ancora relativamente più bassa di quanto non sia il tonnellaggio.

 

 

Sono interessanti eziandio i dati che riflettono il movimento della navigazione:

 

 

Approdarono nei porti italiani durante l’anno 1896 N. 114,287 navi di tonnellate 27,738,437, dalle quali sbarcarono 9,665,532 tonnellate di merci, e ne partirono 113,830 di tonnellate 27,621,994, imbarcandovi tonnellate 4,828,088 di merci.

 

 

Nel movimento della navigazione, arrivi e partenze per operazioni di commercio dell’anno 1896 figurano 179,179 navi con bandiera italiana con tonnellate 32,483,960 di stazza e merci imbarcate e sbarcate tonnellate 6,892,763. Viene subito dopo la bandiera inglese con numero molto minore di navi, 8517; ma con un totale di poco inferiore di merci realmente sbarcate ed imbarcate: tonnellate 5,226,135, indizio questo della esclusiva preponderanza della navigazione a vapore nella bandiera inglese. Segue poi l’Austria-Ungheria con 6760 navi e tonnellate 707,513 di merci sbarcate od imbarcate; e si continua in ordine decrescente colle bandiere ellenica, norvegiana, germanica, belga, francese, spagnuola, neerlandese, danese, ottomana e svedese.

 

 

Si rileva quindi che nel 1896 la bandiera italiana ha l’89,2 per cento sul numero delle navi; il 60,7 per cento sulle tonnellate di stazza; il 47,1 per cento sulle merci trasportate.

 

 

La proporzione nel 1892 era di 92,2 per cento per le navi; di 67,9 per cento pel tonnellaggio, e di 52,8 per cento per le merci trasportate.

 

 

Dalle cose dette si deve conchiudere che la marina italiana non ha fatto negli ultimi anni molti progressi, benché sia leggermente aumentata la potenzialità sua (in guisa quasi irrilevante se si pensa che dal 1886 al 1896 si è appena passati da 1,234,333 ad 1,240,735 tonnellate), e diminuito il numero delle costruzioni nuove, sia pei velieri che pei vapori, ed è scemata la proporzione in cui la bandiera italiana partecipa al movimento della navigazione nei porti del suo paese.

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