La materia del nostro traffico internazionale

Tratto da:

La Stampa

Data di pubblicazione: 09/04/1900

La materia del nostro traffico internazionale

«La Stampa», 9 aprile 1900

 

 

 

Abbiamo esposto in un precedente articolo le condizioni generali del commercio italiano nel 1899, ed abbiamo constatato un progresso generale e confortante. è opportuno indicare ora per quali merci lo sviluppo sia stato maggiore e per quali invece sia stato minore. Quanto all’importazione delle merci estere in Italia, già si disse che il progresso fu da 1416 a 1512 milioni, ossia di 95 milioni. Siccome però, se i prezzi nel 1899 fossero stati uguali a quelli del 1898, si sarebbe avuto un regresso da 1416 a 1412 milioni, così si vede che computate in quantità metriche, le importazioni devono essere rimaste stazionarie nel loro complesso.

 

 

Nei particolari, regredirono sopratutto i generi alimentari. Nel 1898 erano state importate 914,481 tonnellate di grano; nel 1899 se ne importarono soltanto 517 mila. Così pure le granaglie ed i legumi secchi discesero da 416 a 257 mila tonnellate. Queste diminuzioni sono soddisfacenti perché corrispondono ai migliorati raccolti agricoli. Sarebbe del pari soddisfacente la diminuzione dell’importazione dello zucchero da 730 a 626 mila quintali, se essa non fosse stata ottenuta grazie alla fortissima protezione delle fabbriche indigene, ossia a spese dei consumatori. Alla diminuzione nella categoria delle materie alimentari, corrispondono degli aumenti notevoli in tutte le altre categorie, i quali giovarono a controbilanciarne gli effetti.

 

 

Nella categoria delle materie gregge necessarie all’industria, aumentarono sopratutto da 4,431,524 a ,859,556 tonnellate il carbon fossile, da 1,384,257 a 2,456,163 quintali i rottami di ferro, ghisa ed acciaio, da 19,672, a 25,801 quintali i bozzoli, da 485 a 566 mila tonnellate il legno da costruzione, da 205 a 215 mila quintali le pelli crude di ogni specie, da 27 a 39 mila gli animali equini, da 184 a 254 mila tonnellate le pietre, terre, gessi, calce e cementi, da 13 a 16 mila quintali i cascami greggi di seta, da 69 a 83 mila quintali le lane naturali, e da 114 a 126 mila quintali il tabacco in foglie. Tutto ciò dimostra quanto sia cresciuta la capacità di lavorazione delle nostre maggiori industrie. Unica eccezione l’industria cotoniera, la quale, invece di 1,328 mila quintali di cotone greggio, ne richiese solo più 1,308 mila.

 

 

Nella categoria delle altre materie necessarie all’industria, si notano sopratutto gli aumenti della seta tratta greggia da 17 a 24 mila quintali, della seta tratta tinta da 431 a 654 mila chilogrammi, dei solfati da 383 a 432 mila quintali, delle lane tinte cardate, pettinate e meccaniche da 32 a 50 mila quintali, della ghisa in pani da 1690 a 1916 mila quintali, del rame, ottone e bronzo in pani, spranghe, lamine e fili da 61 a 69 mila quintali, del ferro ed acciaio laminati e battuti in verghe, spranghe e fili da 325 a 433 mila quintali. L’incremento maggiore delle nostre industrie sembra essere nel setificio e nelle industrie del metallo. Il che si scorge anche dalle variazioni avvenute nella categoria dei prodotti manufatti, dove aumentarono sopratutto le macchine e parti di macchine da 284 a 395 mila quintali, il ferro ed acciaio di seconda fabbricazione da 176 a 216 mila quintali: tutte cose necessarie agli impianti per le nostre industrie.

 

 

Quanto all’esportazione, l’aumento è generale e grandioso, sia per le industrie vecchie, le quali ritrovano novella vita, sia per le industrie giovani, le quali si preparano alla conquista dei mercati esteri. Per i generi alimentari, le diminuzioni sono quasi inosservabili, come quelle delle castagne, del sale marino, del riso, delle spezie e dello spirito.

 

 

Una sola merita attenzione, ed è la discesa nell’esportazione dei pistacchi, fichi, uva ed altre frutte secche da 197 a 123 mila quintali. Occorre non addormentarsi se non si vuole essere schiacciati nella concorrenza commerciale. Molti produttori agricoli non si addormentano come si rileva dall’aumento nell’esportazione dell’olio di oliva da 334 a 425 mila quintali, delle frutte fresche, compresa l’uva, da 461 a 702 mila quintali, delle mandorle, noci, nocciuole ed altre frutta oleose da 208 a 226 mila quintali, delle uova di pollame da 314 a 337 mila quintali, del burro e formaggio da 156 a 168 mila quintali, delle carni, pollame e cacciagione da 114 a 132 mila quintali, degli animali bovini da 37 a 40 mila quintali.

 

 

Il vino rimane stazionario; se ne esportarono 2,430,558 ettolitri, invece di 2,503,402 l’anno scorso, di un valore però superiore. Questa, che rimane pur sempre la massima esportazione nostra agricola, meriterebbe di avere la via un po’ meglio spazzata dagli ostacoli doganali di ogni sorta che ora la deprimono.

 

 

Nella categoria delle materie gregge necessarie alle industrie gli aumenti sono così numerosi che è impossibile ricordarli tutti, tanto più che le diminuzioni sono quasi insignificanti.

 

Ricorderemo solo gli aumenti per un valore superiore al milione di lire:

 

 

Esportate nel

1898

1899

Canape greggie Migliaia di Quintali

440

485

Lane naturali “

30

40

Crine e pelo greggio “

10

12

Legno comune “

488

631

Radiche per spazzole “

32

37

Pelli crude di ogni specie “

97

117

Minerale di zinco Tonnellate

130

140

Zolfo “

405

424

Bestiame equino Numero

4

12

Piume da letto Chili

188

307

Corallo greggio “

13

30

Olii volatili ed essenze “

609

631

Filati di cotone Quintali

78

81

Seta tratta semplice e torta “

68

74

Cascami di seta pettinati e filati “

7

10

Treccie di paglia “

21

23

 

 

Sono le industrie, da antica data acclimatate all’Italia e che sono strettamente unite colla sua agricoltura o colle sue miniere e foreste, quelle le quali hanno dato origine ad un movimento ascensionale così notevole, che si concreta in 119 milioni di lire di più introitate in Italia, dovute per ben 105 milioni alla seta tratta.

 

 

L’ultima categoria, quella dei prodotti fabbricati, presenta un aumento di soli 22 milioni di lire. Bisogna notare però che l’aumento sarebbe stato molto maggiore se non si fossero esportate in meno 33 e 1/2 milioni di lire di bastimenti ed altri galleggianti. Le altre diminuzioni, fuori di questa, che per la natura stessa dell’industria può dirsi casuale, sono insignificanti. Invece gli aumenti sono notevoli, come si vede dal seguente prospetto, in cui sono segnati solo gli incrementi per più di un milione di lire.

 

 

Esportate nel

1898

1899

Tabacco lavorato Migliaia di Chili

302

407

Tessuti ed altri manufatti di cotone Quintali

138

138

Tessuti ed altri manufatti di lana “

9

10

Tessuti ed altri manufatti di cotone Chili

598

814

Mobili, cornici ed utensili e lavoro in legno Quintali

57

63

Cappelli di paglia Cento

23

37

Marmo ed alabastro lavorati Quintali

681

821

Corallo lavorato Chili

160

170

Gomma elastica lavorata Quintali

2

3

Cappelli Cento

26

32

 

 

Gli aumenti più notevoli per valore sono quelli dei manufatti di seta (21 milioni di lire), cappelli di paglia (5 milioni) e corallo lavorato (6,529,000 lire).

 

 

È notevole che gli aumenti maggiori avvennero non nelle industrie le quali acquistarono vigoria durante il periodo di protezione doganale, ma invece per produzioni (seta, cappelli di paglia, corallo lavorato) che da lungo tempo vivono in Italia e che corrispondono alle ricchezze speciali del nostro territorio).

 

 

Osservazione che abbiamo già fatta nell’articolo passato e che importa ripetere, perché ci può dare lume prezioso, quando avremo brevemente investigato la direzione del traffico coi vari paesi esteri, per studiare se e quali provvidenze siano più opportune per agevolare lo sviluppo delle nostre relazioni commerciali.

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