La morte del prof Cognetti De Martiis

Tratto da:

La Stampa

Data di pubblicazione: 09/06/1901

La morte del prof Cognetti De Martiis

«La Stampa», 9 giugno 1901

 

 

 

Una notizia dolorosissima ci è stata ieri comunicata: è morto il prof. Salvatore Cognetti De Martiis, professore ordinario di economia politica nella nostra Università.

 

 

Nella strettezza dell’ora ci è impossibile dire degnamente delle virtù dello scienziato e del cittadino eminente che la morte ha tolto al suo paese ed all’Italia nella giovane età di 56 anni.

 

 

Dopo una lunga malattia eroicamente sopportata durante il decorso anno, la famiglia, i colleghi e gli amici numerosissimi si rallegrarono di vederlo ritornato in salute a riprendere le lezioni universitarie un mese fa con una prolusione su Giolitti.

 

 

Ma, purtroppo, alcuni giorni dopo un nuovo assalto della malattia lo costrinse a letto; e giovedì scorso si vide necessaria una seconda operazione, che fu sopportata con l’usato coraggio. E ieri è venuta la morte.

 

 

Il prof. Cognetti era nato a Bari. Laureatosi giovanissimo a Pisa, accorse a combattere nelle schiere garibaldine nella campagna del Trentino nel 1806. Fu nominato professore nel 1868 nel R. Istituto Tecnico della nativa Bari; due anni dopo eletto alla cattedra economica dell’Istituto Tecnico di Mantova, vi rimase fino al 1878, insegnando e battagliando sulla Gazzetta di Mantova. A Mantova contrasse matrimonio con la signora, che gli fu angelo consolatore per tutta la vita.

 

 

Il 1° gennaio del 1878 era nominato professore a Torino, dove rimase sempre, conquistando larghissime simpatie nella popolazione e nella studentesca.

 

 

In questi 23 anni di insegnamento universitario il Cognetti si dedicò tutto agli studi, e ne fanno fede i volumi sulle Forme primitive nella evoluzione economica, sul Socialismo antico, sul Socialismo negli Stati Uniti d’America; e le prefazioni alla quarta serie della Biblioteca dell’Economista da lui diretta.

 

 

Ma, sovratutto, negli ultimi anni, l’opera sua fu dedicata al Laboratorio di economia politica, che fu una sua genialissima creazione, unica in Italia. E due mesi fa ebbe ancora la soddisfazione suprema di ottenere il riconoscimento definitivo della istituzione da lui fondata, e che egli tanto amava. Forse la certezza che l’opera sua era destinata a perpetuarsi nel Laboratorio diletto, gli avrà temperato l’angoscia delle ultime sofferenze. Alla famiglia vadano le nostre profonde condoglianze per la perdita dell’insegnante che era onore dell’Università torinese e che, prima di essere maestro della gioventù universitaria, aveva sulle colonne della Gazzetta di Mantova e della Perseveranza combattute nobili battaglie giornalistiche per gli ideali politici e sociali da lui costantemente e valorosamente propugnati.

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