La paternità della legge detta di King

Tratto da:

Rivista di storia economica

Data di pubblicazione: 01/03/1943

La paternità della legge detta di King

«Rivista di storia economica», marzo-giugno 1943, pp. 33-38

 

 

 

L’accenno fatto dal Parenti nel dotto volume sui Prezzi e mercato del grano a Siena (1546-1765), che feci oggetto di analisi critica in questo stesso quaderno della rivista, al piccolo problema della paternità della notissima legge detta di King mi ha fornito l’occasione gradita di una breve passeggiata tra i libri da me raccolti, della quale riuscirà forse non discaro ai lettori conoscere il frutto.

 

 

Gregory King (1648-1712) non pubblicò durante la sua vita nessuno dei suoi studi di statistica economica o, come si diceva allora, di aritmetica politica. La prima notizia esplicita dei lavori di King si legge in The Discourses on the Public Revenue and on the Trade of England di Charles Davenant (1698); ma probabilmente il Davenant aveva avuto comunicazione dei manoscritti dell’amico ancor prima, poiché in A memorial Concerning Credit datata il 15 luglio 1696, il Davenant accenna a statistiche sui matrimoni nascite e morti che «erano state esaminate con gran cura da un abile scrittore». Poiché il 1696 è la data apposta sul frontispizio del manoscritto di King che si conserva nel British Museum, esso deve essere stato comunicato dal King quasi subito dopo la sua stesura all’amico Davenant. Il quale ne trasse largo partito in parecchi luoghi ricordando tuttavia esplicitamente con cura, insolita a quei tempi, la fonte (King) dalla quale egli ricavava i dati posti a fondamento del suo ragionare. Ora accadde che nella sezione III di An Essay upon the Probable Methods of making a People Gainers in the Balance of Trade, sezione intitolata Of the Land of England and its Products (pp. 216-259 del volume 11 delle opere citate nel poscritto bibliografico), il Davenant aprisse la sezione con un’ampia citazione delle statistiche elaborate dal King sulla distribuzione per colture della superficie territoriale dell’Inghilterra e del Galles, con dati sulla produzione, sul reddito unitario per acre, sulla dotazione in bestiame grosso e piccolo, sul valore degli animali da cortile. Ad un certo punto, il Davenant si lamenta che gli inglesi, immeritevoli della benevolenza particolare della provvidenza verso di essi su questo punto, poco abbiano osservato opportune regole per parare ai pericoli di carestie.

 

 

E così continua:

 

 

«Secondo le migliori statistiche (accounts) che noi potemmo procurarci da coloro i quali si occuparono di questi argomenti, constatiamo che in Inghilterra in un anno di abbondanza, non rimane, al momento del raccolto successivo, un riporto (stock) di grano superiore a cinque mesi ed a non più di quattro mesi in un anno mediocre (indifferent); che è davvero piccola scorta contro una brutta sorpresa (any evil accident). Noi abbiamo il vantaggio di terreni tra loro diversi e cioè di terreni bassi e di terreni alti, sicché dove gli uni fallano gli altri riescono ed oggi difficilmente osserviamo i cereali (corn) salire al triplo del prezzo normale (its common rate); cosa la quale sarebbe fatale per noi se durasse in qualunque momento tanto a lungo da rendere necessario di approvvigionarci largamente dall’estero. Si osserva (it is obseived) che una mancanza di appena un decimo nel raccolto potrebbe aumentare il prezzo di tre decimi.

 

 

Quando la nostra messe (crop) del frumento (wheat) si riduce alla metà, cosa che ogni tanto accade, alla mancanza si supplisce sparagnando, utilizzando con gran cura quel che si ha e ricorrendo, per complemento, ad altri cereali (grain). Ma ciò non sarebbe di aiuto per più di un anno e sarebbe di gramo soccorso se parecchi cattivi raccolti si succedessero l’uno all’altro. Basta un anno solo di carestia per causare grandi sofferenze: molti poveri muoiono senz’altro, per difetto di cibo bastevole o per dieta malsana.

 

 

Noi possiamo calcolare (We take it) che una mancanza nel raccolto (a defect in the harvest) può aumentare il prezzo dei cereali (corn) nella seguente proporzione:

 

 

Una deficienza nel accolto di

aumenta il prezzo al di sopra del prezzo normale di

1 decimo

3 decimi

2 decimi

8 decimi

3 decimi

16 decimi

4 decimi

28 decimi

5 decimi

45 decimi

 

 

Cosicché quando i cereali (corn) salgano al triplo del pretto normale si può presumere che noi manchiamo di più del terzo del prodotto ordinario; e se mancasse metà, il prezzo salirebbe a circa cinque volte il normale» (pp. 224-5).

 

 

Il si osserva potrebbe far dubitare che l’osservazione sia stata fatta da altri; ma il noi possiamo calcolare fa propendere verso la conclusione che il calcolo sia proprio del Davenant sia pure sulla base dei migliori dati forniti da coloro che hanno studiato l’argomento (from such as have looked into these things), non dunque pare su dati ricevuti da una sola fonte. La conclusione pare altresì giustificata non solo dalla circostanza che il Davenant non ricorda qui, come altrove è sempre suo lodevole costume, il King; ma dall’altra che il calcolo viene presentato dopo parecchie pagine di osservazioni che sono esplicitamente dichiarate proprie dello scrivente. «Da questi schemi (di King)» scrive infatti il Davenant a pag. 220, «noi dedurremo quelle osservazioni che ci sembrano appropriale all’oggetto dei nostri studi».

 

 

Non dubitò in proposito Henry Thornton quando ebbe occasione, dando alla luce nel 1802 la sua Inquiry, di citare la nota legge.

 

 

«il seguente estratto», egli scrive «dalle opere di Sir W. Davenant, il quale scrisse dal 1695 al 1712, può fornire un’idea dei grandi effetti che una piccola deficienza nell’offerta dei cereali può avare sul prezzo di queste necessità della vita.

 

 

Poiché dal contesto del discorso nessuna attribuzione appariva fatta al King, egli ovviamente diede il merito di ciò che leggeva al Davenant. Non perse neppur lui tempo a dubitare, sebbene in senso contrario, Lord Lauderdale quando, dettando nel 1804 il secondo capitolo della Inquiry (citata sotto) e svolgendo, tra i primi, il tema, che taluno oggi ancor crede nuovissimo, del contrasto fra ricchezza della nazione (public wealth) e dovizie degli individui (individual riches) ricorda che, secondo il detto di una grande autorità in materia (great authority), la diminuzione di tre decimi nella ricchezza della nazione (raccolto scemato da 300 a 210 quarters) provocherebbe l’aumento del ricavo in danaro (individual riches) da 300 a 546 lire sterline. La great authority è, in nota, citata così: «Gregory King’s Calculation, published by Davenant, vol. II, p. 224»; attribuendosi così senz’alto la paternità della legge al King e riducendosi il Davenant all’ufficio di mero editore o curatore dell’edizione. L’attribuzione era perlomeno inesatta, perché il Davenant, pur riproducendo largamente le statistiche e i calcoli del King nel corpo delle sue scritture, non si era ma fatto editore dei lavori dell’amico.

 

 

È probabile che l’attribuzione al King della nota legge abbia avuto origine dalla frettolosa citazione del Lauderdale. Probabilmente Lord Lauderdale non diede alcuna importanza alla faccenda, uniformandosi al metodo usato ai suoi tempi delle citazioni fatte alla svelta. Nello stesso anno, rispondendo ad alarne critiche mosse al suo libro da Lord Brougham nel fascicolo ottavo della «Edinburgh Review», il Lauderdale riassume di nuovo la nota legge e stavolta, non ricordandosi di averla nel libro attribuita al King e citando lo stesso volume II e la stessa pagina 244 delle opere di Davenant, scrive: «se vi fosse una improvvisa diminuzione di una metà del raccolto normale del grano, il valore del grano sul mercato, secondo Davenant, crescerebbe di quattro volte e mezzo». Il Lauderdale avrebbe potuto evitale la contraddizione, se avesse posto mente che due anni prima, nel 1802, George Chalmers in una nuova edizione del suo celebre Estimate, pubblicava per la prima volta integralmente le Observations del King del 1696. Se il Lauderdale le avesse rapidamente scorse coll’occhio, si sarebbe persuaso che della nota legge non v’era traccia alcuna.

 

 

Eppure qualche incertezza rimase nell’animo degli studiosi. Il Jevons, pubblicando nel 1871 la Theory e discorrendo nel cap. IV delle opinioni degli economisti intorno a le variazioni dei prezzi, scrive:

 

 

«Vi è una celebre stima delle variazioni dei prezzi dei cereali che ho visto citato in innumerevoli scritti intorno all’economia. Essa è comunemente attribuita a Gregory King, il cui nome dovrebbe essere onorato come uno dei padri della scienza statistica in Inghilterra… il contenuto [della sua opera, mai pubblicata durante la vita dell’autore] fu comunicato assai liberamente al dott. Davenant, il quale fondò su di esso il suo Essay (sopra citato)…La notizia che noi abbiamo delle conclusioni di Gregorio King rimase fondata su questo ed altri saggi di Davenant, sinché Chalmers ebbe stimato l’intiero saggio in calce alla terza edizione del suo notissimo Estimate…Quantunque la legge sia sempre stata attribuita a Gregorio King, è giusto aggiungere che io non sono riuscito a trovarla in nessuno dei suoi saggi editi; né il dott. Davenant, il quale altrove riconosce pienamente il suo debito verso il King, qui lo attribuisce al suo amico. Essa è perciò, forse, dovuta al Davenant». (pp. 148-150).

 

 

Quale fosse la motivazione del forse, il Jevons non dice. Probabilmente egli non osò contraddire un’opinione che da quasi settant’anni aveva corso non discusso in tutti i libri che si erano occupati dell’argomento. Ma che una ragione ci fosse, sebbene non atta ad attribuire al King la paternità esclusiva della legge, abbiamo appreso dalla nuova edizione critica che delle Observations del King pubblicò recentemente il Barnett. Il signor Henry Higgs, noto curatore della nuova edizone del Dizionario del Palgrave e della Bibliography of Economics (1751-1775), scrittore di un breve succoso volume sui fisiocrati, richiamò l’attenzione del Barnett su un manoscritto di King posseduto dall’on. John Burns, se non erro il noto organizzatore operaio, morto pochi mesi or sono. II manoscritto contiene calcoli su svariati problemi; e fra l’altro uno di essi riguarda l’influenza della scarsità dei raccolti sui prezzi dei cercali.

 

 

«II calcolo è basato su un richiamo ad un libro di I. Puckle intitolato England interest or a Briefe Discourse of the Royal Fisheries, 1696. Qui Puckle riproduce una notizia letta nei Remains di Sir Walter Raleigh, secondo cui durante un tempo di raccolto scarso in Inghilterra, gli olandesi si erano portali da due milioni di lire sterline in un anno e mezzo. Prendendo le mosse da questa stima di profitti per gli olandesi, il King calcola che il guadagno poteva essere ottenuto se il prezzo del grano fosse salito a quattro volte il prezzo ordinario e se in quell’anno di scarsità il prodotto fosse stato uguale ad una quarta parte dell’ordinario ammontare. Sebbene le cifre differiscano da quelle fornite dal Davenant, due circostanze fanno ritenere che il Davenant abbia conosciuto questo calcolo. In primo luogo la stima fatta dal Davenant continua con una discussione dei guadagni degli olandesi e della possibilità di trattenerne l’importo in Inghilterra col fare ammassi di grani negli anni buoni. In secondo luogo il Davenant ricorda i Remains di Raleigh» (pp. 6-7).

 

 

Credo di aver riassunto tutto quel che si sa intorno alla paternità della legge detta di King. Si può concludere:

 

 

  • Che il King non formulò per iscritto quella legge;
  • che essa fu invece per la prima volta enunciata a stampa dal Davenant;
  • che probabilmente i due amici avevano avuto occasione di discuterli insieme a proposito di certi allegazioni di Sir Walter Raleigh;
  • che la relazione intravveduta da King fra raccolti e prezzi era diversa da quella dichiarata dal Davenant;
  • che discussioni e relazioni si riferivano, se non a serie di raccolti e prezzi raccolti ed elaborati con metodo rigoroso, ad osservazioni di dati o fatti concreti propri del tempo in cui i due scrittoli vivevano.

 

 

Tutto sommato, propenderei, discorrendo della nota legge, a chiamarla legge di King-Davenant.

 

 

The political and commercial works of that celebrated Writer Charles D’Avenant, L.C.D. relating to the trade and revenue of England, The Plantation Trade, The East India Trade and African Trade. Collected and revised by Sir Charles Whitworth, M. P. In five volumes, London, 1771.

 

 

II saggio che interessa il punto discusso è intitolato An Essay upon the probable methods of making a people gainers in the Balance of Trade, nel vol. II, pp. 163-382 e più precisamente la sua terza edizione On the Land of England and its products, pp, 216-259.

 

 

An inquiry into the nature and origin of public wealth and into the means and causes of its increase, by the Earl Of Lauderdale, Edinburgh and London, 1604; nel capitolo II, Of Public wealth, of individual riches and the relation they bear to each other, pp. 51-52.

 

 

L’inquiry è stata tradotta nella «Biblioteca dell’Economista», serie I, vol. V; e il brano che ci interessa si legge a pp. 17-18.

 

 

Observations by the Earl of Lauderdale into the review of his inquiry into the nature and origin of Public Wealth published in VIII number of the Edinburgh Review, Edinburg, 1804, p. 26.

 

 

An Estimate of the Comparative Strenght of Great Britain and of the Losses of her trade from every year since the Revolution with an Introduction of Previous History. A new edition, corrected and continued to 1801. To which is now annexed Gregory King’s celebrated State of England, By George Chalmers. London, 1802.

 

 

Il saggio di King, di cui il titolo compiuto si legge qui sotto, è contenuto a pp. 405-449.

 

 

An Enquiry into the nature and Effects of the paper credit of Great-Britain, by Henry Thornton, M. P., London, 1802.

 

 

La citazione di Davenant si legge in una nota a pp. 270-271. Nella ristampa del 1939, con introduzione di F. A. von Hayek, la nota trovasi a pp. 243.

 

 

A History of Prices and of the State of the circulation from 1793 to 1837 preceded by a brief sketch of the State of Corn Trade in the last two centuries, by Thomas Tooke. Vol. I. London, 1838.

 

 

Il Tooke a p. 12 non ha dubbio che la legge sia di Gregory King, «presentata (introduced) da D’Avenant». Sul valore della legge il Tooke, che certo è il maggiore e più profondo conoscitore dei rapporti fra vicende stagionali, raccolti dei cereali, prezzi e circolazione monetaria della prima metà del secolo scorso, scrive:

 

 

«È forse superfluo aggiungere che una legge così rigida non può essere sostenuta; ma nel tempo stesso vi è qualche ragione per sostenere che la stima non sia motto lontana dalla verità; ed invero accadde ripetutamente, secondo si poté osservare, che il prezzo dei cereali in questo paese crebbe di 100 a 200 per cento e più, quando la massima deficienza si calcolava non superasse da un sesto ad un terzo del raccolto medio, e ciò nonostante l’aiuto di arrivi dall’estero Tutto ciò che si può perciò affermare in termini generali è che una deficienza marcata nel raccolto è solitamente seguita, nel caso dei cereali, più che in quello di molti altri beni, da un aumento di prezzi molto superiore al grado della deficienza» (pp. 12-13).

 

 

Ed il Tooke seguita adducendo ragioni molteplici del suo opinamento, tratte dalla sua larga esperienza di grande commerciante di cereali, da osservazioni di economisti e da rapporti parlamentari (pp. 13- 20).

 

 

The Theory of Political Economy, by W. Stanley Jevons, London and New York, 1871. Lo Jevons discute l’argomento a pp. 148-153; e nessuna variante si osserva nella quarta edizione (London, 1911) a pp. 154-158.

 

 

Una traduzione del libro del Jevons, dalla prima edizione, fu pubblicata nella «Biblioteca dell’economista», Serie III, vol. II. Il brano interessante si legge a pp. 250-251.

 

 

Two Tracts by Gregory King: a) Natural and Political Observations and ConcIusions upon the States and condition of England, b) Of the Naval Trade of England A. 1688 and the National Profit then arising thereby. Edited with an Introduction by George e. Barnett, Baltimore, 1916.

 

 

Il Barnett, professore di statistica nella John Hopkins University pubblica i due saggi del King nella preziosa raccoIta edita dal compianto prof Jacob H. Hollander col titolo «A Reprint of economic Tracts». Il facsimile del manoscritto del King reca il titolo: Natural and Political Observations and Conclusions upon the State and Condition of England, by Gregory King, Esq. Lancaster Herald of Arms, A. D. 1696. Una breve introduzione (pp. 3-7) del Barnett contiene precise notizie sulla vita e sugli scritti del King Le Observations si leggono a pp. 11-56.

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