La proroga delle convenzioni marittime ed i suoi pericoli

Tratto da:

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. II

Corriere della Sera

Data di pubblicazione: 06/03/1907

La proroga delle convenzioni marittime ed i suoi pericoli

«Corriere della Sera», 6 marzo 1907

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. II, Einaudi, Torino, 1959, pp. 505-506

 

 

L’on. Schanzer ha presentato alla commissione parlamentare per le nuove convenzioni marittime gli atti di proroga per due anni delle convenzioni vigenti. La soluzione era prevista da quanti si occupavano della materia ed avevano insistito affinché governo e parlamento studiassero e risolvessero per tempo il ponderoso e delicato problema. La legge 22 aprile 1893 stabiliva che il governo dovesse presentare entro il primo semestre del 1905 le proposte per le nuove convenzioni che avrebbero dovuto andare in vigore dopo il 30 giugno 1908, giorno di scadenza delle attuali convenzioni. A ragion veduta il legislatore del 1893 aveva voluto un intervallo di 3 anni dalla preparazione delle proposte governative all’inizio dei nuovi servizi; poiché quel tempo appariva ed è appena sufficiente per la discussione del disegno di legge, per le gare e per la costruzione del naviglio da parte dei nuovi concessionari. Invece le proposte del governo furono presentate appena il 5 aprile 1906; e su di esse dovettero ancora pronunciarsi il consiglio superiore della marina mercantile e le camere di commercio del regno. Siamo oramai ad un anno dalla scadenza delle convenzioni vigenti; né si vede che la commissione parlamentare sia prossima a deliberare.

 

 

E così la trascuraggine del governo, la lentezza e la incontentabilità di commissioni, che troppo studiano e poco concludono, ci hanno condotti a questo stremo: di darci piedi e mani legati alle compagnie di navigazione esistenti. Quale speranza invero che in un anno si discuta la legge, si bandiscano le gare, si costruisca un naviglio, quale è voluto nel disegno di legge? Nessuna; e tanto meno che una concorrenza effettiva metta lo stato in condizione di scegliere le condizioni più favorevoli per il pubblico. Fu quindi vera generosità da parte delle compagnie concessionarie – Navigazione generale italiana, Società veneziana di navigazione, La veloce, la Puglia, la società siciliana di navigazione, la compagnia Nederland – di accettare la rinnovazione dei patti attuali per due altri anni, oltre il 30 giugno 1908, e cioè sino al 30 giugno 1910; e di consentire per soprammercato qualche piccolo vantaggio allo stato. Avrebbero potuto pretendere ben di più e nulla concedere, senza che lo stato potesse in alcun modo difendersi!

 

 

Comunque, poiché le compagnie di navigazione hanno voluto essere più patriottiche di quanto non sia stato previdente il governo italiano, corre adesso obbligo a governo e parlamento di utilizzare bene i tre anni che ci separano dalla nuova scadenza delle convenzioni. Purtroppo sembra che si sia pronti a ripetere l’errore già commesso ed ora deplorato. La «Tribuna» infatti dubita che commissione e parlamento possano, avanti la fine di giugno, assolvere il loro compito; né si stupirebbe che la commissione domandasse di discutere adesso solo la proroga delle vecchie convenzioni al 1910, rimandando a tempi migliori il problema delle nuove convenzioni. Ora già sappiamo che cosa vogliano dire studi di commissioni e proroghe in materia di esercizio ferroviario. Giungemmo all’1 luglio 1905 che nulla vi era di fatto; e si dovette dare inizio all’esercizio di stato delle ferrovie senza alcuna preparazione.

 

 

Mostri fermezza il governo ed esiga dalla commissione di riferire non solo sulla proroga, ma anche sulle nuove convenzioni, senza altri studi che, di proroga in proroga, ci condurrebbero al 1910 senza concludere nulla. Più ancora non consenta il parlamento di separarsi in giugno senza aver posto le fondamenta del nuovo edificio dell’Italia marinara. Qualunque ritardo sarebbe danno irreparabile per il paese.

 

 

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