La questione del petrolio discussa dalla commissione per tributi locali (per telefono al corriere della sera)

Tratto da:

Corriere della Sera

Data di pubblicazione: 06/03/1907

La questione del petrolio discussa dalla commissione per tributi locali (per telefono al corriere della sera)

«Corriere della sera», 6 marzo 1907

 

 

 

Roma, 5 marzo, notte.

 

 

Stasera alle 18 si riunì la Commissione che esamina i disegni di legge sui tributi locali. Alla riunione, cui intervengono quattordici commissari, partecipò il ministro delle finanze on. Massimini per rispondere ai tre principali quesiti sottopostigli.

 

 

Il primo quesito chiedeva al ministro se non credesse più opportuno ridurre ancor più il dazio sul petrolio; perché così, col maggior consumo, più facile e maggiore sarebbe il risarcimento dell’erario; ma il ministro ha risposto negativamente ritenendo più opportuno vedere le conseguenze della riduzione secondo il progetto attuale.

 

 

Al secondo quesito, chiedente quali sono le trattative con la Romania circa gli olii minerali pesanti, il ministro dichiarò che col trattato con la Romania presentato alla Camera, è stipulato un dazio di 20 centesimi, per quintale, per gli olii minerali pesanti adibiti alla combustione.

 

 

Col terzo quesito si chiedeva se il ministro ritenesse opportuno applicare un calmiere per evitare che della diminuzione di dazio possano usufruire soltanto i commercianti del genere; ma Massimini ha risposto di non poter accettare la proposta perché il calmiere si applica soltanto sulla materia annonaria.

 

 

Uscito il ministro ci fu una discussione amplissima ma senza che si venisse ad una definitiva risoluzione. Procedendosi alla nomina del relatore, su 14 votanti e dopo un ballottaggio, fu nominato l’on. Chimirri, oppositore, con 6 voti contro Abignente ministeriale, che ebbe pure 6 voti ma che è meno anziano dell’altro.

 

 

A questo punto chiese di essere udito dalla Commissione l’on. Crespi, presidente del Touring Club di Milano, il quale espose i dati tecnici pei quali ritiene si possa rendere, con una maggiore riduzione, il petrolio applicabile largamente alle industrie con vantaggio, quindi, dell’erario in seguito alla facile previsione di aumento di consumo. Secondo l’on. Crespi il dazio sul petrolio dovrebb’essere ridotto a dodici lire e quello sugli olii pesanti a due lire. Gli oli pesanti sono applicati ai motori a scoppio Diesel.

 

 

Anche l’on. Rubini, udito dalla Commissione, sostenne che il dazio sul petrolio non dovrebb’essere superiore a dodici o quindici lire poiché altrimenti, a suo vedere, il petrolio non potrà mai vincere la concorrenza del gas, con svantaggio dell’erario.

 

 

La riduzione del dazio ed il commercio

 

 

Gli importatori di petrolio in Italia hanno cominciato un’agitazione non contro la riduzione del dazio, che torna anche ad essi utilissima allargando il consumo, ma contro l’art. 5 del progetto di legge. Leggesi in questo articolo che sarà stabilita la data dell’applicazione della nuova legge e che tale data non potrà essere posteriore all’1 aprile 1907. Dicono gli importatori che di questo catenaccio non si sentiva affatto il bisogno nell’interesse delle finanze, e che esso tornerà esiziale agli interessi del commercio. Infatti il catenaccio, ossia l’improvviso mutamento del dazio per decreto reale, ancor prima della presentazione della legge, è necessario quando si vuole aumentare il dazio, affinché gli importatori, messi sull’avviso, non abbiano ad introdurre enormi quantità di merce a dazio basso, con danno dell’erario che nulla più introiterà per un pezzo quando il dazio sarà stato aumentato. Ma nel caso presente si propone di diminuire da 48 a 24 lire il dazio, ed il Governo non ha alcun interesse ad affrettare la data in cui comincerà ad applicarsi il dazio ridotto.

 

 

Viceversa lo Stato – dicono gli importatori – non deve danneggiare ingiustamente tutti coloro che hanno già introdotto petrolio col dazio di 48 lire e che adesso si vedrebbero fatta una concorrenza rovinosa dal petrolio pagante solo 24 lire. Bisognerebbe perciò rimandare l’epoca di applicazione del dazio a quando saranno smaltiti i depositi di petrolio esistenti in paese.

 

 

In verità noi non crediamo che il pericolo sia tanto grave come affermano gli importatori di petrolio. Da mesi lo sgravio era preannunciato: e vi si erano fatti trasparentissimi accenni in discorsi governativi. Possibile che gli importatori abbiano introdotto forti quantità di petrolio ben sapendo che il dazio doveva essere diminuito? Noi non lo crediamo: e pensiamo piuttosto che in questi mesi gli approvvigionamenti dall’estero e gli sdaziamenti non abbiano superato le richieste giornaliere del consumo.

 

 

Comunque una rapida indagine presso gli uffici doganali potrà mettere in chiaro la verità. Se davvero vi fossero degli stock rilevanti, si potrà anche cambiare la data dell’applicazione della legge, portandola, ad esempio, dall’1 al 15 aprile; ma non si ritardi troppo, che gli italiani abbisognano di avere, e presto, la luce a miglior mercato!

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