La relazione sulle ferrovie di stato

Tratto da:

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. VII

Corriere della Sera

Data di pubblicazione: 19/02/1924

La relazione sulle ferrovie di stato

«Corriere della Sera», 19 febbraio 1924

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol.VII, Einaudi, Torino, 1963, pp. 602-604

 

 

 

I dati essenziali della relazione sulla gestione ferroviaria per l’esercizio 1922 – 23 erano già contenuti nel documento 99 del volume statistico presentato l’8 dicembre dall’on. De Stefani al parlamento. Già si sapeva che il disavanzo era diminuito da 1 miliardo 257 milioni 946.000 nel 1921 – 22 a 906 milioni 401.000 lire nel 1922 – 23, e che la diminuzione di 351 milioni 545.000 lire era dovuta per 142 milioni 693.000 lire ad aumenti di entrate e per 208 milioni 852.000 lire a diminuzioni di spese. Oggi si sa in più che la diminuzione delle spese è stata quasi totalmente ottenuta sul capitolo carbone: 199 milioni 350.000 lire. In parte la diminuzione è dovuta ad una causa automatica e cioè al ribasso del prezzo medio del carbone da 241,42 a 190,33 lire per tonn. – e parrebbe che questa causa abbia agito per quasi 145 milioni di lire – e per il resto a merito dell’amministrazione, la quale scemò il consumo del carbone del 9,24% nonostante un aumento di lavoro del 6,67% nelle tonn. – chilometro virtuale rimorchiate. In conclusione, l’esercizio 1922 – 23 ci dà un miglioramento di 351 milioni di lire, dovuto:

 

 

  • per 143 milioni ad aumento dei prodotti;
  • per 145 milioni alla diminuzione del prezzo del carbone;
  • e per 63 milioni ad economie. Il significato di quest’ultima non vistosa cifra è alquanto maggiore di quanto essa non dica, poiché l’aumento del prodotto normalmente dovrebbe essere assorbito in parte dall’aumento delle spese necessarie a manipolare il cresciuto traffico. Non si può dare nessuna regola al riguardo: accadendo che il nuovo traffico costi talvolta di più e talvolta di meno del vecchio traffico. Par certo ad ogni modo che anche una parte dei 143 milioni di minor perdita dovuta all’aumento del traffico sia il frutto di economie.

 

 

I risultati conseguiti valgono tuttavia più come augurio per l’avvenire che come dimostrazione di cose fatte nel passato. Il disavanzo scemato, come vedemmo, da 1.257,9 milioni nel 1921-22 a 906,4 nel 1922-23 dovrà diminuire ancora, secondo le dichiarazioni del ministro delle finanze, a 374 milioni nel 1923-24 ed a 70 milioni nel 1924-25. I consuntivi hanno il vizio di comparire tanto tempo dopo la chiusura dell’esercizio a cui si riferiscono, che la mente corre impaziente a chiedersi: ed in questi mesi che cosa è accaduto? Stanno, nel tempo decorso dall’1 luglio 1923 ad oggi, verificandosi le previsioni di ulteriore miglioramento o, fortunatamente, la realtà è ancora migliore delle previsioni?

 

 

Lo stesso si può dire del numero degli agenti delle ferrovie. La relazione Torre fa il confronto tra il 30 giugno 1922 e il 30 giugno 1923 e comunica che il totale erasi ridotto, tra le due date, di 21.404 agenti e cioè del 9,60%, nonostante un aumento di lavoro, misurato in assi chilometri, del 6,08%. Parrebbe però che, al 30 giugno 1923, il numero totale fosse ancora di 207.019. Sappiamo già per altra via (discorso De Stefani al senato) che al 31 dicembre il numero avrebbe dovuto essere ridotto a 186.000, avventizi compresi. Lo fu di fatto e sono le due cifre, quella consuntiva della relazione Torre al 30 giugno e quella preventiva De Stefani al 31 dicembre 1923 compatibili?

 

 

Un altro punto su cui la relazione suscita domande è quella dell’andamento futuro della spesa per il personale. Già dall’allegato 99 si riceveva l’impressione che, in qualche parte, ci fosse stato un aumento di spesa: il passaggio delle spese generali da 189,4 a 308,6 milioni di lire ne era indice. Ora la relazione ci spiega che la paga media degli agenti passò per effetto dello sviluppo delle carriere, della sistemazione in ruolo di avventizi e del pagamento di arretrati, da 10.607 a 10.837 lire; epperciò ed anche perché le eliminazioni ebbero luogo verso la fine dell’esercizio, la spesa calò solo, escluso il servizio di navigazione, di 82 milioni di lire; ma aumentarono di 107 milioni le spese generali per integrazioni di pensioni ed assegni di esonero. Forse questi ultimi cresceranno ancor più nell’esercizio corrente; ma se ne deve essere tenuto conto nel valutare a 374 milioni il disavanzo. Tanto maggiori devono essere le economie volute in altri campi. Sarebbe assai utile che nel conto mensile del tesoro fossero pubblicati i dati essenziali utili a seguire l’andamento delle entrate e spese dell’azienda ferroviaria. Tanto più utile, in quanto il progressivo assestamento delle ferrovie è parte principalissima di quello del tesoro generale dello stato; ed il conto del tesoro, privo di questa spiegazione, non appare compiuto.

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