La ripresa nel commercio internazionale italiano

Tratto da:

Corriere della Sera

Data di pubblicazione: 13/12/1909

La ripresa nel commercio internazionale italiano

«Corriere della sera», 13 dicembre 1909

 

 

 

Le statistiche or ora pubblicate, del commercio internazionale italiano per i primi dieci mesi dell’anno devono, tutto sommato, essere argomento di soddisfare a chi riguardi al progresso dell’attività produttrice italiana.

 

 

Sono queste statistiche sicuramente di dubbia interpretazione, fondate su basi che appaiono a molti incerte per le straordinarie e quasi incredibili discrepanze fra gli uffici statistici dei diversi paesi. Ma, qualora se ne osservi l’andamento di anno in anno, noi possiamo constatare i progressi e le soste del movimento commerciale, non essendo supponibile che le cagioni di errore abbiano operato esclusivamente nell’ultimo anno ed essendo invece grandemente probabile che suppergiù abbiano sempre agito nello stesso senso.

 

 

Fatta questa avvertenza, veggasi quale variazione sia intervenuta nell’ultimo triennio nel valore delle merci importate ed esportate.

 

 

Le cifre si riferiscono in tutti tre gli anni ai soli primi dieci mesi, dal 1 gennaio al 31 ottobre, e non comprendono il movimento dei metalli preziosi.

 

 

IMPORTAZIONE

ESPORTAZIONE
compreso il grano tenero escluso il grano tenero
1907 2.389.045.802 2.317.586.542 1.594.007.110
1908 2.357.043.975 2.321.687.365 1.430.687.219
1909 2.483.329.122 2.363.045.322 1.490.763.184

 

 

Nella colonna delle importazioni fu tenuto conto a parte dell’influenza esercitata dalle mutevoli importazioni del grano tenero, le quali, come perturbano il bilancio dello Stato, così possono cambiare il significato delle complessive statistiche commerciali, potendo ben darsi che, in un anno di scarsa importazione generale, le cifre vengano anormalmente cresciute a causa dello scarso raccolto di grano e viceversa. E si è tenuto calcolo a parte solo del grano tenero che è quello per cui soltanto sono capricciose le variazioni dell’importazione dall’estero; mentre il grano duro che serve per pastifici, ecc., viene importato in Italia in quantità regolarmente crescenti, essendo per molte ragioni la produzione interna insufficiente al consumo.

 

 

Per valutare giustamente la statistica ora riportata notisi che dal 1897 al 1907 per le importazioni e dal 1900 al 1907 per le esportazioni le cifre erano di anno in anno venute regolarmente crescendo. L’anno 1908 era il primo anno, a partire dal 1900, in cui si era constatata una diminuzione negli scambi internazionali; effetto della crisi economica mondiale che era scoppiata acutissima nell’autunno del 1997 e che aveva premuto, come una cappa di piombo, su tutto il 1908. Oramai, però la crisi è sorpassata; le correnti commerciali segnano in quasi tutti i paesi del mondo una ripresa e l’Italia risente anch’essa i benefici effetti del miglioramento generale.

 

 

Alle importazioni i primi dieci mesi del 1909 segnano un record con la cifra di 2 miliardi e 488 milioni (o 2.363 milioni, senza il grano tenero), non mai stata toccata per l’innanzi; ed all’esportazione la cifra del 1909 fu superata solo nel 1906 e nel 1907.

 

 

Se analizziamo le statistiche nelle differenti categorie di merci, vediamo i seguenti aumenti nelle importazioni, nel 1909 in confronto del 1908:

 

 

Cereali, farine, paste e prodotti vegetali  L. 126.864.562
Spiriti, bevande ed oli 27.546.901

 

Animali, prodotti e spoglie di animali 22.770.118
Pietre, terre, vasellami, vetri e cristalli 19.848.172
Seta 17.650.916
Gomma elastica e guttaperca e loro lavori 6.885.987
Generi coloniali, droghe e tabacchi 2.380.302
Colori e generi per tinta e per concia 2.290.173
Pelli 1.549.896
Oggetti diversi 1.515.627
Canapa, lino, juta ed altri vegetali
filamentosi 1.476.160
Carta e libri 823.204
Lana, crine e peli 528.346

 

 

Deficienze nel raccolto interno, contro di cui non vale alcuna umana forza, aumento nella capacità di consumo delle masse e maggiori bisogni delle industrie spiegano il notevolissimo salire dei valori delle merci importate dall’estero. Le diminuzioni sono poche:

 

 

Minerali, metalli e loro lavori 85.718.335
Cotone 16.036.543
Veicoli 15.774.142
Prodotti chimici, generi medicinali, resine e profumerie 10.223.685

 

 

Le diminuzioni nei minerali, metalli e veicoli si capiscono agevolmente, sia per il freno imposto alle nuove ordinazioni estere delle ferrovie di Stato, sia perché le industrie, appena uscite dalla crisi, non hanno ancora avuto campo di ampliare i propri impianti con la compra di nuovo macchinario. Per ora, e giustamente, l’industria si limita a sfruttare gli impianti esistenti; rimandando al 1910 e forse al 1911 e 1912 l’attuazione di più ambiziosi piani.

 

 

Scemò l’importazione del cotone greggio perché l’industria, sebbene lotti con vigore per la conquista di mercati esteri, non volle sovraccaricarsi di materia prima in un momento di incertezza.

 

 

La grossa diminuzione di più di 10 milioni di lire nella categoria dei prodotti chimici è dovuta a tre sole voci: nitrato di soda, solfato di rame e scorie Thomas. La campagna 1909 fu infatti pessima per l’impiego dei concimi chimici ed i viticultori poterono, per loro fortuna, giovarsi delle favorevoli vicende dei mesi di maggio e giugno per ridurre assai le somministrazioni di miscele cupriche alle viti.

 

 

Anche nelle esportazioni gli aumenti nel 1909 in confronto col 1908 furono numerosi e cospicui:

 

 

Seta L. 44.370.384
Cotone 26.286.127
Canapa, lino, juta, ecc. 15.506.568
Cereali, pasta, farine e prodotti vegetali 9.018.381
Pelli 6.151.232
Lana, crine e peli 5.410.160
Gomma elastica e guttaperca 3.608.095
Minerali, metalli e loro lavori 2.604.919
Legno e paglia 1.520.620
Oggetti diversi 849.412
Colori e generi per tinta e concia 733.142
Generi coloniali, droghe e tabacchi 215.929

 

 

Le industrie tessili, che sempre han dato, con a capo la seta, il maggior contributo all’esportazione, mantengono brillantemente il loro posto di avanguardia. Persino il cotone, per cui appena ora si delinea la speranza di un sostegno a causa della scarsità nel raccolto del 1909, ha saputo aumentare nei nove mesi decorsi le sue vendite all’estero, superando la concorrenza di paesi dove la sovraproduzione è almeno altrettanto grave come da noi.

 

 

Le diminuzioni che dobbiamo registrare nelle merci esportate sono le seguenti:

 

 

Spiriti, bevande e oli ………………………. L. 22.199.704
Animali, prodotti e spoglie di animali 18.508.518
Prodotti chimici, generi medicinali, ecc. 7.144.524
Veicoli 5.358.290
Pietre, terre, vasellami, vetri e cristalli 2.838.953
Carta e libri 649.015

 

 

La diminuzione nella prima categoria fu tutta dovuta agli oli, il cui raccolto fu l’anno scorso scarsissimo, come è risaputo, e che diminuirono da soli di più di 22 milioni di lire, neutralizzando l’aumento confortevole verificatosi nell’esportazione dei vini. Già si annuncia quest’anno un raccolto abbondante di olio che compenserà i danni passati. Seguita la discesa, già rapidissima prima, nell’esportazione del bestiame, del pollame e delle uova; del qual fatto pare sia da accagionarsi soltanto la voracità crescente degli italiani, a cui non riesce a tener testa la agricoltura nostra, per quanto in tal ramo fiorente. La diminuzione nei veicoli è tutta dovuta a minori compre estere di automobili e quella della categoria pietre e terre a minori esportazioni di marmi lavorati. Sono consumi di lusso, che non hanno né possono avere un andamento regolare ed è logico che dall’estero si aspetti a farne richiesta quando sia in definitiva ripresa il consumo di generi di lusso. Più preoccupano i 7 milioni di meno esportati nella categoria dei prodotti chimici. Sono quasi tutto citrato di calcio venduto in meno all’estero: invece di 76.723 quintali nei primi 10 mesi del 1908, se ne vendettero appena 18.112 quintali. La Sicilia e l’estrema punta d’Italia non possono non essere gravemente danneggiate dalla crisi che in tal maniera le colpisce.

 

 

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