La ristampa dei “Principii” di Pantaleoni

Tratto da:

Saggi

La Riforma Sociale

Data di pubblicazione: 01/09/1931

La ristampa dei “Principii” di Pantaleoni

«La Riforma Sociale», settembre-ottobre 1931, pp. 527-529

Saggi, La Riforma Sociale, Torino, 1933, parte II,pp. 355-359

 

 

 

 

Maffeo Pantaleoni: Principii di Economia pura. (Milano, Fratelli Treves, 1931. Un vol. di pag. 428. Prezzo L. 30).

 

 

Da tempo correva voce dovessero essere ristampati i Principii di economia pura di Maffeo Pantaleoni, da molti anni esauritissimi ed assai ricercati nel commercio antiquario. Tra le opere italiane moderne di economia forse soltanto i Principii del Pantaleoni, con le Prefazioni del Ferrara, avevano acquistato vera notorietà tra gli antiquari nostri, i quali per la scarsa clientela e la poca abbondanza della materia prima, collocano le scienze nostre assai in basso nella scala dei valori economici. Negli ultimi mesi, quando le voci avevano preso corpo e si temeva la concorrenza prossima della ristampa, vennero fuori piccole scorte di due o tre copie al prezzo ridotto di 40 lire, invece delle copie uniche avaramente palpeggiate, ammirate ed offerte come rarità introvabili a prezzi variabili, tutt’altro che eccessivi in sé, ma vistosi per i mezzi e le abitudini degli studiosi italiani: sino alle 60 o 70 lire. Oggi, per meritoria iniziativa di Alberto De’ Stefani, l’Istituto di politica economica e finanziaria dell’università di Roma pubblica la nuova edizione, in veste assai dignitosa, dei Principii, distruggendo così il privilegio degli antiquari. Per finire questa storia di prezzi, dirò che l’edizione originale, nel piccolo formato dei manuali Barbera, rilegata nella notissima piena tela blu a disegni ingombranti, prosaicamente rifilata per studenti, ma con caratteri e diagrammi nitidissimi e con carta la quale dopo quarant’anni appena ora comincia ad ingiallire, costava due lire. Quanto siamo lontani, anche moltiplicando per 3,67, dalle 30 lire d’oggi! Quindici lire dovevano essere e non più, ove anche si fosse voluto tener conto del mutato valore dell’oro tra il 1889 ed oggi; e si sarebbe veramente favorita la diffusione di questo gran libro tra studenti e persone desiderose di assaporare che cosa sia veramente la scienza economica. Pure a trenta lire, non potrà mancar fortuna alla ristampa.

 

 

Se v’ha qualcuno il quale conosca un libro migliore di questo per imparare a studiar sul serio l’economia, si faccia avanti. Io confesso di non conoscerlo. La scienza è certo progredita, dopo il 1889; epperciò Pantaleoni non volle che il suo capolavoro mai fosse ristampato. Aveva, corre fama, tappezzato di note manoscritte una sua copia; ma la figlia dilettissima, ubbidiente alla volontà testamentaria del padre, vieta siano date alle stampe i manoscritti lasciati dal Pantaleoni. Né vedo che in questa ristampa siano state riprodotte alcune note o varianti che sentii dire – ma non ebbi comodità di vederle – apportate alla traduzione spagnuola. La ristampa è fedelmente esemplata sull’edizione di casa Barbera salvo la correzione di quasi tutti gli errori segnalati coll’errata corrige del 1889 (perché non anche fu cambiato in CC1 il CC del diagr. XL e non fu tracciata la perpendicolare AM nel diagr. XLV?); e salvo la omissione della prefazione.

 

 

Poiché difficoltà apprezzabili non esistono, io riparerei alla omissione, inserendo tra l’avvertenza ed il testo, un quattro pagine con numerazione romana, contenenti la prefazione omessa. Essa parmi indispensabile all’intelligenza di due propositi essenziali dell’autore: l’uno dei quali è di aver voluto scrivere un manuale di economia pura, escluso ogni problema di arte economica o di politica economica, e l’altro di avere, attribuendo, ad ogni teorema il nome dell’economista che lo scoverse, finito di scrivere anche una preziosissima guida allo studio della storia delle dottrine economiche.

 

 

I Principii di Pantaleoni sono vivi appunto per queste due ragioni fondamentali. Egli escluse i problemi cosidetti pratici, che oggi interesserebbero gli storici dell’economia e non i vogliosi di apprendere quel che c’è di permanente nella scienza; e nascose se medesimo dietro i grandi che erano venuti prima di lui. In verità noi studiamo Pantaleoni: lui, col suo stile inimitabile, colla sua logica consequenziaria, col suo apparato di assiomi, teoremi, corollari, lemmi per cui l’economia assunse, come in nessun altro libro in forma così attraente, aspetto di scienza esatta; con la sua raffinata esperienza di buongustaio il quale scopre fiori stupendi in campi selvaggi di spine ed in noiosi sterminati deserti di migliaia di pagine repellenti. L’arte sua è siffatta che noi ci illudiamo di avere imparato da noi che il Gossen, l’Ortes, lo Jennings, il Cournot, il Dupuit, il Marshall (quello delle fino a ieri introvabili pagine su Foreign Trade e Domestic Values), lo Jevons, il Senior, il Walras, il Wieser, od illeggibili o irreperibili o non letti, avevano esposto tale e tale altro teorema; ma quanti, in confessione auricolare, dovremmo riconoscere che la fonte delle nostre conoscenze è, o per gran tempo è stato, lui solo, Pantaleoni, che a quei testi raddrizzò le gambe, li abbellì, ne estrasse il succo e presentò il frutto delle sue meditazioni in un sistema così logicamente coerente, così bene ingranato nelle sue parti e nel tempo stesso così rappresentativo della sequenza delle teorie nel tempo e del loro perenne successivo perfezionamento, da fare sentire al neofita: questa che io vedo è davvero una delle meraviglie del mondo intellettuale, è una scala miracolosa che conduce alla porta del tempio della verità, ed apertala entreremo nel consesso dei saggi raziocinanti ed impareremo i misteri dei valori, dei prezzi, dei salari, degli interessi e di altrettali quantità economiche! In seguito, rileggendo, cominceranno i dubbi; andando alle fonti non le troveremo tutte più così coerenti e, percorrendo le opere scritte dopo il 1889, vedremo che altro fu detto e parecchio fu corretto o perfezionato. Frattanto nessuno, né in Italia né altrove, ha, colla mente arricchita dai progressi compiuti di poi, sfaccettato e incastonato un gioiello bello e perfetto da stare alla pari dei Principii del Pantaleoni. Epperciò, dobbiamo sempre rifarci da lui. Non libro di testo che gli studenti debbano imparare a memoria; ma libro di meditazione e di discussione, da cui si piglia le mosse per dissentire ed obbiettare, per ritornare indietro a riandare il formarsi della teoria fino al 1889 o per procedere innanzi per vedere come dallo stato esistente allora si sia proceduto innanzi. Preferibile, come pungolo e strumento di ricerca, a Pareto, a Marshall e a quant’altri trattatisti hanno acquistato gran fama. Sia perciò resa lode alla famiglia che volle e al De’ Stefani il quale curò questa odierna ristampa.

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