La siderurgia e lo stato

Tratto da:

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. VI

Corriere della Sera

Data di pubblicazione: 26/04/1922

La siderurgia e lo stato

«Corriere della Sera», 26 aprile 1922

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. VI, Einaudi, Torino, 1963, pp. 688-689

 

 

 

Signor direttore,

la corrispondenza da Roma del 15 corrente, pubblicata sul «Corriere» col titolo L’assedio all’erario, rende a me doveroso il compito di una replica, breve ma recisa, alla frase affermante che la «siderurgia è in primo luogo uno dei centri di infezione dell’industria italiana».

 

 

Il senatore Einaudi raffigura la nostra siderurgia quale centro infettivo dell’industria italiana perché «si sente parlare» di grosse commesse all’Ilva e di finanziamento all’Ansaldo. Ma il gruppo «Ansaldo» è siderurgico in minima parte della sua vasta azienda, e l’aiuto che il governo ritiene opportuno di accordargli interessa tanto l’industria siderurgica quanto può interessare ogni altro gruppo di industrie affini e non affini. Perché dunque prendersela con la siderurgia?

 

 

Ed in merito alla proposta di fissare in 1.750 milioni il fabbisogno di materiale ferroviario per il prossimo quinquennio, io non ho che a riportarmi a quanto riferivo alla commissione d’indagine sulle industrie: «Lo stato è intervenuto accordando delle forniture per le ferrovie a prezzo veramente di favore; ma contro questo favoritismo (che si dice sollecitato anche da illustri parlamentari per ovviare alla disoccupazione di uno stabilimento siderurgico!) siamo stati noi industriali siderurgici i primi ad insorgere, deplorando vivamente l’intervento dello stato a favore di uno stabilimento ed a carico di tutti gli altri. Il prezzo di favore accordato a quello stabilimento recava un duplice danno a tutta l’industria; da un lato sottraendo una parte notevole di lavoro, dall’altra elevando artificiosamente il prezzo delle materie prime, che potevano essere più largamente pagate dallo stabilimento favorito».

 

 

Come vede dunque – almeno questa volta – gli industriali siderurgici sono d’accordo col senatore Einaudi nel protestare contro ogni favoritismo; l’industria siderurgica italiana – e qui ripeto ancora testualmente quanto ebbi a riferire alla stessa commissione d’indagine sulle industrie pochi giorni or sono -: «come tutte le altre, ha diritto di vita; essa non chiede né favori speciali né salvataggi di alcuna specie; chiede soltanto di essere trattata alla stregua delle altre industrie, convinta di poter resistere, con equa e giusta protezione, alla lotta accanita che l’estero conduce per sopprimerla».

 

 

Associazione fra gli industriali metallurgici italiani

Il presidente G. E. FALCK

 

 

Il comm. Falck non vuole si dica che in questo momento la siderurgia è uno dei centri di infezione dell’industria italiana. Sta di fatto che oggi le industrie le quali chiedono sussidi allo stato sono la siderurgia, i cantieri navali e lo zolfo. Domani saranno altre industrie; ma oggi gli uomini politici responsabili parlano di quelle e non di altre. È un fatto di cronaca, che io non ho la possibilità di mutare. Che poi per «siderurgia» si intenda nel linguaggio comune anche l’industria metallurgica di seconda lavorazione e la meccanica è noto e può anche essere considerato un fatto di cronaca.

 

 

Del resto, tutta la mia corrispondenza aveva per iscopo di mettere in chiaro come fosse necessario resistere alla pretesa avanzata da qualche gruppo di avere la concessione di forniture a prezzo di favore. Il Falck dice che i siderurgici sono della stessa opinione. Non vedo che ciò sia una «replica recisa» a quanto avevo chiesto; sebbene l’asseverazione di un accordo, per una volta tanto, tra le nostre due opinioni. Perché esse coincidano perfettamente, occorrerà solo che gli industriali, di cui è presidente il Falck, chiedano l’apertura di gare internazionali. Non vedo che esista altro mezzo perché lo stato non paghi più del dovuto. Pericolo per gli industriali italiani di rimanere soccombenti non vi dovrebbe essere, fruendo essi di una protezione che non so se appaia «giusta ed equa» al Falck, ma è sicuramente enormissima.

 

 

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