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Corriere della Sera

La situazione finanziaria nel discorso dell’on. Rubini

«Corriere della sera», 8 giugno 1914

 

 

 

Un giudizio esatto sul discorso finanziario del ministro del Tesoro potrebbe essere pronunciato solo avendo sott’occhio gli allegati che l’on. Rubini certamente non mancherà di aggiungere al testo autentico della sua dimostrazione.

 

 

Una prima osservazione generica si può fare ed è che dal discorso risulta dimostrata la necessità di provvedimenti tributari atti a rafforzare il tesoro. Prima, si poteva a buon diritto dubitare di siffatta necessità; poiché non si comprende la ragione di chiedere e votare nuove imposte quando i bilanci si chiudono di anno in anno in avanzo. L’on. Rubini ha avuto il coraggio di pronunciare la parola disavanzo; e questa semplice constatazione spiega e giustifica quella proposta di imposizione di nuovi balzelli che altrimenti appariva campata in aria. L’attuale ministro è riuscito a questo risultato giovandosi delle cifre medesime che aveva messe innanzi il suo predecessore nei Prospetti dimostrativi delle variazioni alla previsione dell’entrata e della spesa per l’esercizio finanziario 1913-914 presentati alla Camera nella seduta del 7 marzo scorso. L’on. Tedesco però mentre correttamente dichiarava che il bilancio del 1914-914 si sarebbe chiuso con un disavanzo di 12.9 milioni nelle entrate e spese effettive, ricordava subito che la categoria del movimento dei capitali si chiudeva con un avanzo di 36.5 milioni di lire, onde pareva logica la sua conclusione che la gestione complessiva del bilancio «con molta probabilità sarà coronata da un avanzo, il quale potrà aggirarsi intorno ai 24 milioni». Il che è esattissimo e non lascia dubbio di sorta per chi conosca il significato della categoria del movimento dei capitali e sappia che in sostanza un avanzo in essa significa soltanto che si sono accesi più debiti di quanti se ne siano estinti. Onde la parola avanzo applicata alla differenza di 14 milioni fra i 12.9 milioni di disavanzo nella categoria entrate e spese effettive ed i 36 milioni di avanzo nella categoria del movimento dei capitali aveva un significato imprecisabile, come quella che si riferiva al risultato di una operazione aritmetica compiuta su quantità tra di loro eterogenee. Non si comprendeva perciò come l’on. Tedesco volesse consacrare un avanzo di questo genere, consistente in una cifra mitica, ad accrescere per 5 milioni il demanio forestale dello Stato, a rimborsare 4.9 milioni di lire di spese libiche al Tesoro, a costruire edifici dello Stato a Roma, ecc., ecc. L’on. Rubini ha insistito con ragione che la categoria di bilancio la quale realmente riflette le condizioni reali della pubblica azienda è soltanto quella delle entrate e spese effettive; ed ha confessato per il 1913-914 un disavanzo previsto di 31.1 milioni di lire, e disavanzi di 32.2 per 1914-915, di 82.5 per il 1915-916 e di 118.9 per il 1916-917.

 

 

Io ignoro se nel calcolare questi disavanzi si sia già tenuto conto degli effetti dei nuovi provvedimenti finanziari, che sono adesso sottoposti al Parlamento. Ragion vorrebbe di no, perché le esposizioni finanziarie servono appunto a far vedere se i mezzi attualmente posseduti dallo Stato siano bastevoli a far fronte alle spese; e la previsione del disavanzo è quella appunto che legittima le proposte di nuovi balzelli.

 

 

* * *

 

 

Un’altra osservazione che si può fare sul discorso dell’on. Rubini è questa: che egli ha limitato al 1916-917 le sue previsioni ed ha espressamente avvertito che queste perdevano di esattezza a mano a mano che si riferiscono a fatti futuri lontani nel tempo. È bene aggiungere che le previsioni fatte a distanza di più di un anno sono esercitazioni accademiche, le quali non presentano nessuna utilità pratica e nessuna attendibilità sostanziale. Noi non possiamo prevedere che cosa accadrà nel 1915, e tanto meno nel 1916 e nel 1917; né è possibile sapere quali saranno le nuove spese che in quegli anni sarà necessario di fare a causa di avvenimenti internazionali ed interni, di mutate concezioni degli obblighi urgenti dello Stato.

 

 

Veggasi come frequentemente sieno mutate le previsioni dell’anno in corso 1913-1914 e come già vadano mutando le previsioni pel prossimo anno 1914-915 per la sola categoria delle entrate e spese effettive.

 

 

1913-914

Entrate

Spese

Differenze

Previsioni della legge del bilancio

2.371

2.314

+57.1

Nuova previsione Tedesco

2.437

2.414

+23.0

Seconda

2.467

2.480

-12.9

Nuova previsione Rubini

2.462

2.495

-32.1

(senza le spese di guerra)

2.462

2.467

-4.2

1914-915

Entrate

Spese

Differenze

Previsioni della legge del bilancio

2.445

2.406

+39.0

Nuova previsione Rubini

2.445

2.477

-32.2

(senza le spese di guerra)

2.445

2.440

+4.2

1915-916

Entrate

Spese

Differenze

Comprese le spese di guerra

-82.5

Senza le spese di guerra

-33.6

1916-917

Comprese le spese di guerra

-118.9

senza le spese di guerra

– 49.9

 

 

A che cosa giovano le previsioni pel 1914-915 e sovratutto quelle per il 1915-16 e 1916-917? Non certamente a dirci come in realtà si svolgeranno i bilanci di quegli anni; ma a renderci persuasi che siamo incamminati verso un disavanzo crescente: se non si provvede a procacciare nuove entrate al fisco; se non si usa somma prudenza in tutte le spese nuove; se l’azione dello Stato non verrà svolgendosi in guisa da favorire l’incremento dei redditi e dei consumi, da cui in definitiva dipende l’incremento delle entrate pubbliche.

 

 

* * *

 

 

Le previsioni a lunga scadenza possono però, insieme con questi effetti benefici, produrne altri dannosi. Uno fra questi è la tendenza ad assegnare ad esercizi lontani, i quali, appunto perché sono lontani, possono sopportare valutazioni arbitrarie di spese e di entrate, la liquidazione di spese fatte nel presente. Si vogliono spendere oggi 100 milioni di lire, per un fine che oggi appare importante ed utile da raggiungere? Ragion vorrebbe che questi 100 milioni si impostassero oggi, nel bilancio in cui effettivamente si prevede saranno spesi, anche a costo di aumentare di altrettanto il disavanzo dell’anno corrente. Invece si preferisce di attribuire, in modo e con criteri tutt’affatto arbitrari, quei 100 milioni ad esercizi futuri, anche al di là del 1920, ossia ad esercizi i quali avranno anch’essi la loro soma da portare e per cui non si possono fare previsioni. Ma poi, siccome quei 100 milioni si debbono e si vogliono spedire oggi, si autorizza con la stessa legge il Governo a fare la spesa subito, mediante anticipazioni del tesoro. In quel modo i 100 milioni, benché spesi oggi, figurano solo anticipati ed il disavanzo non cresce o l’avanzo non scema.

 

 

Su questo punto l’esposizione dell’on. Rubini è oscura. Egli dichiara per il 1913-914 un disavanzo di 32.1 milioni di lire; ma il disavanzo non comprende le somme pure urgenti che nel 1913-914 figurano solo anticipate, mentre è perlomeno dubbio se non dovessero essere ad esso attribuite, perché trattasi di spese che furono in quest’anno compiute, che con tutta probabilità si sapeva che avrebbero dovuto essere in quest’anno sopportate e che non lasceranno neppur margine negli anni futuri, a cui fittiziamente si attribuiscono, nei quali anni si dovrà quasi certamente, per non dire sicuramente, provvedere ad altre nuove simili spese, le cui necessità prima d’allora però non furono sentite. Non intendo rettificare le cifre del disavanzo presentate dall’on. Rubini; ma i 40 milioni ed 880 mila lire anticipati dal Tesoro al Ministero della Guerra per conto di esercizi venturi, i 25 milioni anticipati al Ministero della Marina, i 5.100.000 anticipati al Ministero dei Lavori Pubblici, per non parlare degli 8 milioni anticipati per l’acquedotto pugliese, formano un totale imponente da 70 a 78 milioni di lire spesi nel 1913-14; e che solo per una arbitraria attribuzione, ad esercizi futuri non fanno carico al Bilancio stesso. Il disavanzo previsto deve aggirarsi perciò sui 30 o sui 100 milioni di lire? Dobbiamo, inoltre, a questi 30-100 milioni aggiungere, come si usava una volta, i 50 milioni dedicati alle costruzioni ferroviarie? Le spese di guerra sono tutte comprese in bilancio ed a quanto ammontano, astrazione fatta dalle cifre bilanciate, le spese che per questo motivo si prevede doversi spendere nel 1913-914? È chiaro perciò che l’on. Rubini se ha chiarita la situazione confessando l’esistenza di un disavanzo, non l’ha chiarita abbastanza, lasciando nell’ombra tutte queste grosse partite, le quali debbono essere tenute in considerazione, ove si voglia avere un concetto esatto della pubblica finanza. La confessione di un disavanzo realmente esistente non ha mai recato danno ad alcun paese; anzi ha sempre rialzato il credito e consolidata la fortuna finanziaria di quegli Stati, i quali francamente lo seppero affrontare. Ma occorre che la confessione sia chiara e compiuta e non lasci nell’ombra nessun lato di una situazione finanziaria, tanto più quando, come in Italia oggi, la situazione è intrinsecamente sana e solida e non potrebbe non rafforzarsi in seguito ad una profonda e sincera critica ed analisi di quanto abbiamo fatto e di quanto ci apprestiamo a fare.

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