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La Stampa

La situazione parlamentare

«La Stampa», 17 marzo 1901

 

 

 

La calma colla quale apparentemente si svolgono da due giorni i lavori parlamentari alla Camera dei deputati non inganna nessuno sulla sua durata: è la calma che precede le tempeste, è il momento di preparazione per l’azione.

 

 

Ministero ed Opposizione sono in grande orgasmo: il Ministero pensa ai modi di riparare alle sconfitte toccate nelle nomine dei membri della Giunta del bilancio, e in seno agli Uffici nella nomina dei commissari per l’esame dell’omnibus finanziario.

 

 

Ma come trovare il mezzo di mutare la situazione, quando la maggioranza della Camera si è decisamente pronunciata contraria non solo al Ministero, ma proprio al suo programma finanziario? Si può sperare che una Camera muti le sue simpatie verso gli uomini, ma vi è poco da sperare che muti le sue idee riguardo i programmi. Urge il bisogno di uscire da questa situazione precaria; ma l’uscirne è pieno di difficoltà e di pericoli serii. Che fare adunque? Davanti a questo problema, in seno al Consiglio dei ministri si sono manifestate due correnti, l’una che, ispirandosi a lealtà e sincerità, vuole ad ogni costo provocare un voto politico, l’altra che, conscia dei pericoli di un voto, vorrebbe guadagnare tempo, riponendo in esso quelle speranze che più non danno gli uomini.

 

 

È strano che di questa seconda tendenza, la meno sincera e la meno parlamentare, siano i più caldi fautori i ministri più radicali del Gabinetto, e fuori dei ministri i deputati dell’Estrema Sinistra. Anche questo è un fenomeno degno di studio: l’Estrema Sinistra, che a parole si fa sempre strenua difesa del retto funzionamento delle istituzioni parlamentari, non appena questo funzionamento può nuocere ai suoi piani, muta idea, e proclama la necessità della resistenza: resistenza che, a seconda degli umori, si vorrebbe esplicare in due modi; o collo scioglimento della Camera, o col non accettare battaglia.

 

 

Allo scioglimento della Camera gli estremi hanno sempre pensato con voluttà fino all’inizio del Ministero Zanardelli, e vi insistono con perseveranza. Ma poiché lo scioglimento della Camera non dipende dal Ministero, e tutti sono convinti che la Corona non accorderà mai il decreto, così l’Estrema Sinistra ha trovato un altro suggerimento da dare al Ministero: non accettare la battaglia, stancare il nemico senza prenderne mai contatto. è una tattica che dimostra come l’Estrema Sinistra muta tinte e colori quando dalla teoria scende all’applicazione, o come gli estremi non siano sempre i più liberali; ma è una teoria contro cui si ribellano e giustamente, quei ministri che sentono la dignità del posto. Avremo dunque un voto politico ed una crisi certa?

 

 

A questa domanda oggi non si può dare una risposta sicura, perché nelle vicende parlamentari bisogna fare una larga base all’imprevisto, che in questa occasione potrebbe essere rappresentato dalle dimissioni di tre o quattro ministri, che fallirono completamente alla prova. Queste dimissioni potrebbero dare luogo ad un rimpasto.

 

 

Ma perché questo rimpasto sia vitale è assolutamente necessario dare alla futura maggioranza una base diversa da quella che ha avuto finora, ed evitare assolutamente quegli errori che vi segnalai fin dalla formazione del Ministero, e che oggi lo conducono fatalmente alla disgregazione; cioè: nessuna alleanza né aperta né palese coll’Estrema Sinistra, unione di tutti quei costituzionali che approvano la tendenza di procedere al più presto possibile ad una riforma tributaria. Pensino i ministri più autorevoli, che questa tendenza è stata accettata ed affermata da Boselli, da Sonnino, da Guicciardini ed altri autorevoli. Perché il partito costituzionale non può avocare a sé la gloria di compiere l’invocata trasformazione tributaria, anche senza l’Estrema Sinistra?

 

 

Che occasione migliore per dire alla nazione che il partito costituzionale si va trasformando, e che, conscio dei nuovi tempi, sente e provvede ai nuovi bisogni?

 

 

Gravi problemi incombono in quest’ora, non meno gravi di quello dell’unità della patria. Il partito costituzionale deve comprendere che senza l’unione di una grandissima parte di esso non potrà procedere a nessuna riforma organica, perché questa, toccando molti interessi, darà sempre luogo a coalizioni di opposizioni, le quali renderanno impossibile la vita a qualunque Ministero formato di una sola frazione del partito costituzionale.

 

 

È giunto il tempo di dimenticare i pettegolezzi di Montecitorio, e di guardare in alto, al Paese. Se i nostri parlamentari non si mostreranno all’altezza delle aspirazioni e dei bisogni degli italiani in quest’ora, pensino che colla propria, prepareranno la morte di molte cose.

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