La situazione parlamentare

Tratto da:

La Stampa

Data di pubblicazione: 06/10/1901

La situazione parlamentare

«La Stampa», 6 ottobre 1901

 

 

 

 

Non vi è alcun dubbio che la situazione presente del Gabinetto si presenta non soltanto buona, ma migliore di quella in cui si trovarono in altri anni Ministeri che pure erano ritenuti forti.

 

 

Di ciò in parte spetta il merito all’opera positiva di politica del Gabinetto. Andato al potere in nome dei principii liberali, esso ha saputo attuare in pratica codesta politica con accorgimento non scompagnato da fortuna.

 

 

Le garanzie concesse alla libertà di sciopero e di associazione provarono che la libertà è ancora il modo migliore di risolvere equamente i conflitti tra capitale e lavoro, quando si sappia nel tempo stesso conservare l’ordine ed il rispetto della legge.

 

 

Ma alla causa del Ministero giovò moltissimo l’inabilità singolare della opposizione costituzionale.

 

 

Questa non seppe scegliere bene il suo punto di attacco contro la politica ministeriale; punto che non poteva altrove essere rintracciato fuorché nella sua politica finanziaria.

 

 

È manifesto invero che se inutilmente si sarebbe cercato di combattere il Governo sulla sua politica degli scioperi, bene avrebbe potuto l’Opposizione contrastare le promesse che sino dal suo inizio il Gabinetto aveva fatto di larghi sgravi di tributi. Qui era facile dimostrare che quelle promesse avevano suscitato speranze esagerate nell’opinione pubblica, speranze alle quali era fatale dovesse tener dietro acerba la disillusione perché si trattava di promesse che non possono in alcun modo tradursi in realtà.

 

 

L’Opposizione poteva dimostrare che altro doveva essere il cammino per giungere alla desiata meta di una riforma veramente grande e benefica. Come talvolta è opera meritoria il fare subito, così talaltra è bene sapere aspettare, rinunciando alla facile ingordigia di un piccolo beneficio presente per ottenere un beneficio grande in un futuro non lontano.

 

 

Invece l’Opposizione costituzionale non seppe resistere alla brama di popolarità che la incalzava; e per bocca dei suoi uomini maggiori espose anch’essa dei progetti di riforma finanziaria.

 

 

Noi non vogliamo oggi, così di passata, dare un giudizio sulle proposte di riforma tributaria presentate dall’on. Sonnino sulla Nuova Antologia e dall’on. Lacava sulla Riforma Sociale. Quel giudizio, dal punto di vista puramente tecnico, non potrebbe essere favorevole, come non fu favorevole ai numerosi progetti wollemborghiani del Ministero attuale.

 

 

La imperfezione tecnica delle proposte Sonnino-Lacava è qui ricordata solo a mettere in maggior luce quelle che è il difetto politico capitale dell’atteggiamento dell’Opposizione rispetto alla riforma tributaria: lo spirito di imitazione.

 

 

Poiché il Governo aveva fatto larghe promesse di sgravi, parve ai capi dell’Opposizione che non si potesse in alcun modo combatterlo se non imitandolo. Così accadde che gli onorevoli Sonnino e Lacava si credettero in obbligo di preannunziare prima alla Camera e di svolgere poi durante le vacanze estive un proprio progetto di riforma tributaria, quasi ad imitazione ed a gara dei progetti ministeriali.

 

 

Infelici tutti, non per scarsa abilità di uomini, ma per necessità di cose che non permette si ponga mano ad un largo rimaneggiamento delle finanze locali. Ma inabili politicamente sovratutto i capi dell’Opposizione perché fecero gitto dell’arma più poderosa di cui potessero disporre a combattere il Ministero. Poiché ora quando essi criticheranno le proposte del nuovo ministro delle finanze, sempre si sentiranno rispondere: che siffatte critiche risultano inefficaci in bocca di chi tentò ma non seppe prestare un disegno di riforma più accettabile di quello criticato.

 

 

Tutto ciò abbiamo voluto osservare per mettere in rilievo come sotto varii rispetti e per varii motivi si presenti salda la presente situazione per il Ministero; tanta salda e tanto favorevole che non sarebbe a fare meraviglia se a novembre il Gabinetto raccogliesse su una questione di fiducia non 80, ma 160 voti di maggioranza, e si trovasse imbarazzato nell’opera sua di Governo da una maggioranza strabocchevole troppo copiosa di postulanti poco facili a saziare.

 

 

Ma un’altra conclusione vogliamo trarre dalle cose dette; ed è che Governo ed Opposizione sappiano trarre dall’esperienza del passato argomento e stimolo a mutar strada. Il Governo sappia far ammenda dell’errore in cui è caduto facendo promesse troppo larghe ai contribuenti; e l’Opposizione sappia rinunciare alla debolezza di accattare una facile popolarità andando a gara col Governo nel proporre disegni non attuabili di riforma. Cosicché dai risultati negativi ottenuti finora si passi finalmente ad una politica finanziaria veramente intesa a benefiche e grandi riforme future.

 

 

Questa politica, come noi abbiamo detto molte volte, e come ha riconosciuto in uno dei suoi ultimi discorsi l’on. Luzzatti, non può essere se non quella del consolidamento del bilancio e della prudente aspettazione.

 

 

N’è paia questa una politica reazionaria o timida; poiché, operando in tal guisa è certo che noi otteniamo due grandiosi scopi:

 

 

1)    Acceleriamo il ribasso dell’aggio e per ogni punto di ribasso arrechiamo un beneficio diretto di cinque lire all’anno ad ogni famiglia di contadini e di operai le cui entrate non superino le 500 lire; senza tener conto di tutti gli altri indiretti benefizi di stimolo al lavoro ed all’industria e di rialzo dei salari, di cui altra volta a lungo si discorse su queste colonne. Ed in tal guisa diamo ai consumatori tutti un beneficio di gran lunga più apprezzabile dei pochi centesimi di sgravio ottenibili con i dieci milioni di avanzo attualmente esistenti;

 

2)    Prepariamo nel giro di pochi anni, e forse di non più di due o tre anni, la conversione libera della Rendita, la quale ci dovrà dare, a seconda della sua importanza, i 40 o gli 80 milioni che sono necessari per una vera grande riforma.

 

 

Che cosa faremo dunque, ci si chiederà, dei 10 milioni di avanzo che tutti son concordi nel ritenere disponibili?

 

 

Impiegarli a crescere le spese, no, perché l’esempio sarebbe contagioso e fonte di gravi pericoli.

 

 

Meglio di tutto sarebbe usufruirli per bruciare dei biglietti di Stato, accelerando così in nuova guisa quel movimento di riduzione dell’aggio e di rialzo della Rendita, che, oltre ad essere una benefica riforma per se stesso, è pegno foriero di maggiori benefizi futuri.

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