La sottoscrizione al prestito nazionale

Tratto da:

Corriere della Sera

Data di pubblicazione: 03/01/1915

La sottoscrizione al prestito nazionale

«Corriere della sera», 3 gennaio 1915

 

 

 

Domani si aprono le sottoscrizioni al prestito nazionale del miliardo. Ormai i risparmiatori nazionali conoscono, nei più minuti particolari, l’operazione a cui oggi sono chiamati a contribuire. Le schede che si possono ottenere presso qualsiasi istituto bancario, agenti di cambio, Casse di risparmio, indicano con esattezza quali sono le somme che dovranno essere versate alle diverse scadenze compresi gli interessi: lire 10 all’atto della sottoscrizione; il saldo, fino a arrivare a lire 30.3875 per ogni cento lire assegnate, al primo febbraio; lire 25.525 al primo aprile; lire 23.25625 al primo luglio (sarebbero lire 25.50625, ma si detraggono lire 2.25 per la cedola trimestrale che scade al 1 luglio) e lire 17.225 al primo ottobre. I sottoscrittori potranno anche liberare i titoli al 1 febbraio pagando, compreso il 10 per cento versato all’atto della sottoscrizione, lire 97.3875 per ogni cento lire assegnate; come pure potranno in seguito, e in qualunque momento, anticipare per intiero una delle rate successive.

 

 

Certamente le classi risparmiatrici italiane risponderanno con fervore all’appello fiducioso che ad esse rivolge il Governo. Negli anni scorsi, non pochi capitalisti italiani, attratti dai più elevati tassi d’interesse, comprarono titoli stranieri. E in complesso, io credo che dalla loro azione sia derivato più bene che male al nostro Paese, di cui uno degli interessi massimi in tempo di pace è di prender parte in qualità di paese debitore, e creditore nel tempo stesso, alle transazioni finanziarie che si compiono sui mercati internazionali. Avere i propri titoli attivamente negoziati all’estero e possedere titoli esteri facilmente negoziabili può essere per un Paese, in parecchie occasioni, un grandissimo vantaggio per rafforzare la sua posizione nel mondo. Ma è innegabile che molti capitalisti dovettero soffrire perdite non lievi a cagione di impieghi all’estero, compiuti senza badare a tutte le circostanze meritevoli di considerazione. Lasciando da parte il punto di vista politico, quanti capitalisti italiani oggi non hanno visto diminuire il valore dei titoli acquistati, a causa della diminuzione del prezzo della moneta cartacea in cui quei titoli, e oggi i loro interessi, sono pagabili?

 

 

Acquistando le obbligazioni del prestito nazionale, i capitalisti sfuggono oggi a questo rischio, imperocché i loro impegni sono fissati nella stessa moneta italiana, in cui sono pagabili gli interessi e sono rimborsabili le obbligazioni del prestito nazionale. Questa è una considerazione la quale ha un grande peso specialmente per quegli enti come le Casse di Risparmio, le Opere Pie, le Società di assicurazione, gli enti morali, i quali hanno impegni fissi, a scadenza certa, esposti in moneta italiana, ai quali si potrà sempre far fronte cogli interessi e col prezzo di rimborso delle obbligazioni. E notisi che il vantaggio del privato sottoscrittore coincide con l’interesse generale del paese, poiché grazie al ricavo del prestito, lo Stato è messo in grado di non aumentare, e forse di diminuire, la quantità dei biglietti messi in circolazione, contribuendo così a mantenere elevato il pregio della carta moneta circolante nello Stato.

 

 

Poiché ho ricordato gli enti i quali impiegano i risparmi della gente media e minuta, è opportuno mettere in rilievo una caratteristica del prestito nazionale che lo rende per essi specialmente raccomandabile: ed è la certezza del rimborso nella somma fissa di cento lire entro un periodo di tempo variabile dai dieci ai venticinque anni. Un ente, invero, il quale deve far fronte a impegni in cifra certa, ha bisogno di far impieghi in titoli rimborsabili pure, a scadenza non troppo lontana, in una cifra certa; poiché solo a questa condizione quell’ente, sia Cassa di risparmio o Banca popolare o Società di assicurazione, può essere sicuro di compilare un bilancio su basi attendibili. Ma anche per i privati, la sicurezza del rimborso in una cifra certa ha un valore notevole: quella certezza funge da paracadute contro i ribassi dei corsi in Borsa.

 

 

Nessuno può prevedere il futuro ed escludere che anche pei titoli più sicuri non abbiano a verificarsi degli alti e dei bassi nelle quotazioni in borsa; è certo però che, a parità di condizioni, il titolo rimborsabile in un periodo non troppo lungo è meno soggetto ad oscillazioni all’ingiù, poiché si sa che a una certa data quel titolo sarà puntualmente rimborsato alla pari. Se il titolo ribassa, il capitalista lo tiene in portafoglio piuttosto che subire una perdita, ben sapendo che non passeranno troppi anni prima che il titolo ritorni a valere il cento. Sovra tutto i piccoli risparmiatori apprezzano grandemente la stabilità del piccolo capitale, essi che sanno quanta fatica si debba durare per mettere insieme il loro modesto gruzzolo; perciò essi talvolta preferiscono un interesse piccolo pur di avere la assoluta sicurezza del capitale; e perciò anche faranno cosa utile a sé e vantaggiosa allo Stato sottoscrivendo, per la parte dei loro risparmi che non hanno necessità di consumare presto, al prestito nazionale, che all’adeguato interesse unisce la certezza del rimborso del capitale in cifra determinata a una data non troppo lontana.

 

 

L’Italia è un paese dove è grande il numero delle fortune modeste e dei piccoli risparmi individuali, e dove è piccolissimo il numero delle grandi ricchezze. Il successo del prestito nazionale sarà dunque dovuto sopra tutto ai piccoli e ai medi risparmiatori, e sarà una dimostrazione sicura della fiducia con cui nel momento presente tutte le classi si stringono attorno allo Stato, deliberate a dargli quella forza di cui esso ha bisogno per la conservazione degli ideali comuni.

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