La statistica ed il concetto dell’equilibrio economico

Tratto da:

Studi di economia e finanza

La Riforma Sociale

Data di pubblicazione: 15/03/1903

La statistica ed il concetto dell’equilibrio economico

«La Riforma Sociale», 15 marzo 1903

Studi di economia e finanza, Società tipografico editrice nazionale, Torino-Roma, 1907, pp. 1-13

 

 

 

 

È verità antica che le varie scienze sono legate fra loro da vincoli strettissimi; cosicché ogni mutazione di indirizzo o di metodo la quale avvenga in una scienza esercita un’azione, più o meno profonda e diretta, sulle scienze affini, sia mutandone i metodi sia mettendo in luce problemi nuovi prima trascurati e che ora appaiono degnissimi di considerazione.

 

 

Uno dei rivolgimenti più significanti avvenuti nella Economia politica in quest’ultimo quarto di secolo fu la introduzione più larga del concetto sintetico dell’equilibrio economico. Gli economisti classici aveano fatto un uso notevole del processo di astrazione e di isolamento del fatto economico in genere e dei singoli fatti economici in ispecie, e questo uso li avea condotti a scoprire verità che rimangono anche adesso la base granitica di ogni investigazione ulteriore. Ma codesta abitudine avea altresì accresciuti i pericoli nei quali potevano cadere gli economisti mediocri – che sono legione – e sovratutto i politici pratici i quali, non avendo la mente formata alla comprensione delle sottili verità teoriche, si impazientivano ritrovandosi dinanzi a teoremi astratti, dei quali non si scorgevano i rapporti colla realtà complicata delle cose. E questi pericoli erano sostanzialmente due: – di scordarsi che i teoremi dimostrati veri dalla scienza postulavano un isolamento del fenomeno economico da tutti gli altri fenomeni della vita; e siccome quello che era vero teoricamente non si applicava senz’altro ai fenomeni complicati, i più conchiudevano essere la economia politica un gioco intellettuale senza nessun costrutto pratico; – e di dimenticarsi ancora che l’ipotesi iniziale di considerare come dati fissi alcune parti del fenomeno economico e come variabile un elemento solo era un’ipotesi plausibile solo entro certi limiti. Invece si costruirono delle catene di ragionamenti per cui da un unico fenomeno si facevano discendere, a guisa di serie, altri fenomeni collegati fra loro col rapporto di causa ad effetto: esempio massimo la dottrina classica dei rapporti fra il costo di produzione ed il valore. E si trascurava così la ricerca dei rapporti di azione e di reazione che intercedono fra gli elementi del fenomeno economico, per cui essi appaiono tutti interdipendenti l’uno dall’altro, né è possibile dire quale sia la causa e quale l’effetto, ma tutti entrano a far parte di un sistema che ognora tende verso il proprio equilibrio.

 

 

Di qui un duplice movimento di integrazione esterna e di perfezionamento interno nella economia politica.

 

 

Da una parte, dopo avere isolato il fenomeno economico ed averne studiate le leggi, si tende a vedere come queste siano nella loro azione intersecate dall’azione di altre leggi morali, giuridiche, politiche, ecc.; e si tende a costruire una scienza più complessa e più vicina alla realtà, la quale ponga in chiaro la risultante di tutte queste leggi economiche o politiche o giuridiche pure. Codesta scienza complessa – che la moda vuole oggi si chiami sociologia – è ancora ben lontana dall’essere costituita. Ma gli sforzi dei ricercatori continuano indefessi.

 

 

Dall’altra parte, nell’ambito medesimo della scienza economica, si tende a sostituire sempre più agli antichi metodi di isolamento e di analisi una maniera nuova e più larga da concepire tutti i fenomeni economici come legati fra di loro da rapporti di interdipendenza. Come nell’astronomia non si crede più che la terra sia la causa dei movimenti del sole o viceversa, ma si ritiene che terra e sole e tutti i pianeti e tutte le stelle facciano parte di un sistema in equilibrio le cui leggi sono spiegate dall’ipotesi massima della gravitazione universale; così nella Economia politica si ritiene inesatto dire che il costo di produzione sia la causa del valore delle merci o viceversa; ed invece si dice che costo di produzione, prezzi, quantità prodotta, quantità consumata, depositi disponibili, quantità di beni strumentali rivolti alla produzione dei beni diretti, siano tutte quantità che dipendono le une dalle altre, e tali che, conosciute alcune di esse, anche le altre possano essere determinate, in base alle leggi che esprimano i rapporti di interdipendenza fra tutte quelle quantità.

 

 

Senonché sinora l’enunciazione di questi rapporti era rimasta per necessità di cose una enunciazione teorica; ed erano rari i tentativi di applicazione di questi nuovi criteri di studio ai fatti economici concreti.

 

 

Già all’estero se ne era sentita la influenza nelle investigazioni del Jevons, del Bowley ed ultimamente del Pease Norton nei suoi splendidi studi statistici sul mercato monetario di New York (New York, Macmillan, 1902).

 

 

E ben a ragione codesti statistici hanno saputo apprezzare la fecondità grandissima del concetto dell’equilibrio economico anche nella loro scienza. Anzi nella statistica l’idea della interdipendenza e dell’equilibrio delle forze è antica: e lo dimostra il largo uso che dagli statistici fu sempre fatto del metodo delle variazioni concomitanti. Di guisa che ben si potrebbe dire che quei concetti siano stati importati dalla scienza statistica nella economica. Ma come sempre accade, il fatto che gli economisti vedono ora i fenomeni da un punto di vista diverso che nel passato, fa in modo che anche la statistica economica si rivolga a studiare alcuni aspetti dei fenomeni prima trascurati. Se noi fissiamo, ad esempio, la nostra attenzione sui prezzi, vedremo subito che sinora le indagini statistiche si erano essenzialmente proposte come intento la costruzione di numeri indici delle variazioni di quei prezzi, e, per quanto non ne mancassero esempi insigni, era stato relativamente trascurato lo studio dell’azione e della reazione reciproca tra i prezzi, i costi, le quantità prodotte o consumate, i depositi disponibili, le quantità di beni strumentali ed i prezzi di questi, ecc., ecc.

 

 

Ecco invece che oggi gli statistici non possono sottrarsi all’influenza del nuovo indirizzo che si va facendo strada nell’economia politica; cosicché Antonio Graziadei, avendo voluto applicare l’agile suo ingegno allo studio di un fenomeno di statistica economica, ci presenta un saggio originale di applicazione del concetto dell’equilibrio economico alle statistiche dei prezzi. E poiché le indagini del Graziadei costituiscono una riprova – fatta magistralmente e su materiali ignoti – dei rapporti già ricordati tra i metodi economici ed i metodi statistici, vale la pena di discorrerne alquanto partitamente.[1]

 

 

Scopo dell’indagine sua, afferma esplicitamente il Graziadei nella lucida introduzione, non è quello di ricercare quale sia la causa dei prezzi, ma quella di ricercare, data una variazione nella quantità prodotta o consumata di una merce, quale sia il senso in cui varia il prezzo, e quale sia inoltre la misura della variazione avvenuta in un certo senso. Ricerche statistiche codeste, le quali si inspirano al concetto dell’equilibrio economico ed i cui risultati, ove la ricerca sia correttamente condotta, dovrebbero servire di riprova o di verificazione delle verità scoperte dai maestri della scienza. Ed affinché la indagine sia feconda di risultati esatti, il Graziadei si consacra anzitutto alla preparazione ed alla critica acconcia del materiale statistico che si tratterà poi di utilizzare.

 

 

I. La scelta della merce. Non tutti i beni invero si prestano ad una indagine statistica sui prezzi. Per alcuni il materiale è deficiente od incerto. I beni diretti, che pure riflettono meglio le variazioni del consumo, vanno incontro alla grave difficoltà che sono rarissimi i casi in cui si possono rilevare i prezzi al minuto; né, se fosse possibile ora la rilevazione, se ne potrebbe ottenere gran frutto per la mancanza di serie di prezzi complete nel tempo e nello spazio.

 

 

Per i beni strumentali, per cui si conoscono meglio i prezzi dei grandi mercati internazionali (ad es. grano, carbone, ferro, rame, ecc.) vi sono altre difficoltà: fra cui massima la incertezza delle cifre della produzione, del consumo e delle esistenze (l’A. chiama così le quantità prodotte, ma non ancora acquistate dai consumatori finali; ed è infatti il loro nome tecnico). Il Graziadei ha avuto la ventura di poter utilizzare un vasto materiale statistico relativo al nitrato sodico. È un’industria quella del nitrato di soda che è concentrata su un unico punto del globo, nelle provincie di Tarapaca e di Antofagasta del Cile ed è in mano tutta di grandi officine. Le quali poi sono riunite in una Associazione per la propaganda del nitrato (Associacion salitrera de propaganda), uno dei compiti principali è appunto di raccogliere e di pubblicare tutti i dati circa la produzione, l’esportazione, il consumo, i prezzi, le esistenze ed ogni altro particolare tanto all’interno che all’estero rispetto all’industria del nitrato di soda. È evidente come sia difficile trovare un’industria in cui lo studio dei prezzi e di tutti gli altri fenomeni economici possa farsi più esaurientemente.

 

 

II. La scelta delle fonti. Scelta la industria, occorreva scegliere, fra i tanti documenti noti, quelle che presentassero maggiori garanzie di attendibilità. Il Graziadei ben a ragione dà il primo posto alle Circolari dell’Associazione per la propaganda, nelle quali sono riassunte, di solito trimestre per trimestre, tutte le principali notizie relative all’industria.

 

 

Questa delle «circolari» è una fonte di studio per le statistiche economiche che meriterebbe di essere tenuta in maggior conto di quanto normalmente non si faccia. Le notizie che si leggono nelle riviste tecniche e nei rapporti ufficiali hanno spesso l’attendibilità derivante dalle cure coscienziose dell’investigatore; ma non possono avere quel grado di certezza che deriva dall’interesse personale. Invece le circolari che una associazione invia ai soci, la direzione di un trust agli industriali sindacati, il grossista ai clienti, il fabbricante e l’importatore ai grossisti, il banchiere agli uomini d’affari con cui è in rapporto hanno sempre quelle caratteristiche di interesse personale e diretto che spingono il compilatore a non fare delle divagazioni inutili, ma ad enunciare dei fatti e solo quelli che premono a sé od ai clienti. Le circolari possono essere diversamente colorite a seconda dell’interesse di chi scrive: ma si possono controllare esaminandone parecchie di diverse provenienze. Sulle circolari – che più o meno hanno una circolazione limitata e non vanno in pubblico – si dicono cose che non si scriverebbero sui giornali od in rapporti ufficiali. Esse meritano perciò di essere tenute in conto di documenti economici del più alto valore. Il supplemento annuo dell’«Economist», che esce ogni anno nel penultimo sabato di febbraio e contiene una rivista commerciale dell’anno precedente, è fondato in gran parte su codeste circolari delle grandi case inglesi. In Italia il Sole ne fa una miniera di notizie preziose; e ne è una prova il libro del Graziadei, il quale ha potuto esaminare 26 di queste circolari, dal 1894 al 1901.

 

 

Di importanza complementare sono le altre fonti a cui ricorre l’A. e cioè i rapporti annuali della Delegazione fiscale per i terreni salnitrosi, ed una Memoria del Console cileno Ross.

 

 

III. La critica delle fonti. Non basta avere delle fonti attendibili di studio. Occorre farne un esame critico per vedere quale sia il significato dei dati che vi si trovano contenuti. Invero quei dati non sempre hanno una significazione uniforme a quella convenzionale scientifica od a quella volgare. Spesso vogliono dire tutt’altra cosa, in rapporto a certe particolarità tecniche od a certe necessità pratiche di compilazione di cui non si può avere conoscenza senza un esame critico preliminare. Così nell’industria del nitrato di soda, è facile conoscere la cifra della produzione avendo l’Associazione di propaganda estesi poteri al riguardo; ed i dati sono sovratutto precisi quando l’industria è organizzata a regime di sindacato, essendo allora la quantità prodotta sottoposta al controllo della direzione. Anche il controllo della esportazione è facile poiché neppure un sacco del prezioso fertilizzante si dirige al consumo per una via che non sia la marittima, e ciò a causa della situazione geografica dei terreni salnitrosi. Più arduo è determinare la cifra del consumo. Impossibile per ovvie ragioni, conoscere la cifra che dai dettaglianti è venduta agli agricoltori che sono i consumatori definitivi del nitrato di soda inutile conoscere la quantità comprata dai grossissimi commercianti di Valparaiso o di Europa, poiché costoro spesso comprano, specialmente nei tempi di prezzi bassi, per speculazione e trattengono nei magazzini.

 

 

Opportuno, se pure non perfetto, si presenta il temperamento di considerare come consumate le quantità che furono vendute a Valparaiso prima della partenza, e che giunte in Europa non furono messe nei magazzini di deposito; aggiuntevi quelle quantità che erano nei magazzini di deposito e che ne uscirono per essere state vendute ai commercianti di seconda mano.

 

 

Le esistenze constano di tre gruppi quantitativi distinti: a) le quantità dell’articolo che sono già state elaborate nelle officine, ma che giacciono ancora invendute sulla costa cilena; b) i carichi di nitrato che hanno già abbandonati i porti del Cile, che viaggiano verso i paesi di consumo, ma sono ancora in proprietà dei compratori di prima mano; c) le differenze fra le quantità totali del prodotto giunte a destinazione e quelle parti di esse che sono già state rivendute, differenze che normalmente si trovano nei magazzini di deposito di Liverpool, Amburgo, Marsiglia, Genova, New York, San Francisco, ecc. I prezzi finalmente sono quelli contrattati fra i produttori ed i commercianti di prima mano sui grandi mercati di Valparaiso e di Europa. E, vista la impossibilità di conoscere i prezzi al minuto, occorre rimettersi ai prezzi all’ingrosso e supporre vera l’ipotesi che nello stesso senso – se non nella stessa misura – della loro variazione variino anche i prezzi al minuto; ciò che può ritenersi sufficientemente esatto.

 

 

L’industria del nitrato di soda presenta finalmente un’ultima particolarità: quella che si può fare astrazione dalle variazioni del costo di produzione; essendo questo, per unanime asserto di tutti i punti dell’argomento, rimasto costante da una ventina di anni a questa parte. Od almeno le variazioni sono di così poca entità che non val la pena di tenerne conto.

 

 

Compiuta così la scelta dell’industria, la scelta delle fonti e la critica dei dati, occorreva elaborare questi dati in guisa da ricavarne delle leggi empiriche le quali servissero di verifica a leggi teoriche già acquisite alla scienza o di stimolo a scoprire nuovi rapporti tra i fatti. Ed anche questa seconda parte del lavoro – di statistica applicata – è compiuta dall’A. egregiamente, con una copia singolare di osservazioni acute e di raffronti suggestivi. Occorrerebbe seguire a passo a passo l’A. nella sua cronistoria delle vicende statistiche dell’industria prescelta. Ce lo vieta lo spazio. Piuttosto è opportuno mettere in luce alcuni risultamenti più generali dell’indagine sua a dimostrare la verità di quanto dicemmo sopra, che cioè anche nella statistica si scorgono gli effetti dell’intervento dei nuovi criteri dell’equilibrio economico.

 

 

I lettori gettino uno sguardo su questa mirabile tabella costruita dal Graziadei.

 

 

Produzione, esportazione, consumo, esistenze, prezzi del nitrato sodico dal 1880 al 1901

 

 

 

ANNI

Produzione

***

Migliaia di quintali spagnoli

Esportazione

***

Migliaia di quintali spagnoli

Consumo totale nel mondo

***

Migliaia di quintali spagnoli

Esistenze totali nel mondo al 31 dicembre

***

Migliaia di quintali spagnoli

Esistenze in Europa al 31 dicembre

***

Migliaia di quintali spagnoli

Prezzi

 

in Europa

 

Costa Cilena

 

per quantità da imbarcare

consegna immediata

Scell

Penc

Scell

Penc

1880
1881
1882
1883

 

4.869

4.869

7.733

7.733

10.701

10.701

12.820

12.820

1884
1885
1886

 

12.150

12.150

9.478

9.478

9.805

9.805

1887
1888
1889
1890

 

15.495

15.495

16.682

16.682

15.809

20.682

20.682

17.085

8

4 –

23.373

23.373

20.160

7

7 –

1891
1892
1893

 

18.739

18.739

20.960

9

1-

17.478

17.478

20.194

14.341

9

1-

5

7

21.056

21.076

20.453

15.485

9

1-

5

11-

1894
1895

 

23.778

23 978

22.750

17.282

11.670

8

9-

5

11-

28.428

27.401

23.858

22.067

15.528

8

5

4-

1896
1897

 

24.759

25.175

24.604

21.111

15.703

8

0-

5

7-

25.798

24.971

25.225

21.664

14.558

7

7-

5

2-

1898
1899
1900

 

28.572

27.903

27.682

23.720

16.276

7

3-

4

7-

31.312

30.213

30.712

23.425

16.839

7

5-

4

10-

32.778

31.741

30.443

24.957

18.034

8

1-

5

2-

1901

 

28.368

27.385

31.337

21.032

13.902

8

11-

6

3-

 

 

Ho scritto mirabile tabella, poiché anche le cifre hanno una bellezza tutta loro di natura non dissimile dalla essenza divina della bellezza musicale o poetica. E le cifre sono belle quando la loro anima vibra all’unisono con l’anima delle altre cifre; quando nessuna manda degli striduli suoni ed urta con la ragione la quale ci dice che esse debbono essere così e non altrimenti per costituire un quadro armonico insieme con le altre cifre assunte a rappresentarci, quasi in iscorcio, la mirabile unità complessiva del fenomeno economico.

 

 

Nel quadro e nel libro del Graziadei le cifre non sono delle parole inanimate dentro le quali indarno si può sperare di infondere un soffio di vita. Esse sono belle perché sono logiche.

 

 

È logico e conforme alle leggi economiche note che in regime di libertà debba crescere la produzione per la concorrenza sfrenata degli industriali desiderosi di profittare degli alti prezzi iniziali; è logico che il consumo debba aumentare e debbano diminuire i prezzi; ed è logico che ove l’incremento del consumo, dati i prezzi correnti di mercati, non tenga dietro all’incremento spesso vertiginoso della produzione, Produzione, esportazione, consumo, esistenze, prezzi del nitrato sodico dal 1880 al 1901si accumulino nei magazzini degli stock disponibile (le cosidette esistenze). Tutto questo è logico; e tutto questo accade infatti in via normale nei periodi di libertà, come spiega la tabella e come a lungo illustra il Graziadei nelle sue pagine.

 

 

Ed è logico per converso che nei periodi di sindacato, i produttori cerchino di restringere la produzione per ottenere prezzi più alti e tanto più la restringano (o ciò che fa lo stesso non la aumentino di fronte ad una domanda crescente ai prezzi antichi) quanto più ampie sono le esistenze che premono sui prezzi; ed è logico che i prezzi aumentino – astrazione fatta da altre circostanze perturbatrici – col diminuire delle esistenze e della produzione. E tutto ciò ancora si vede e si legge nelle statistiche che l’A. ci va mettendo sotto gli occhi. Permodochè quelle cifre ci appaiono legate da rapporti siffatti che l’una di esse non può variare senza che le altre tutte non variino nello stesso senso od in senso opposto e con un’ampiezza diversa a seconda della spinta originaria e della resistenza che il moto incontra nel suo propagarsi nella massa economica. Ora questo diceva la dottrina dell’equilibrio: che voi non potete gittare una pietra nel mezzo di uno stagno tranquillo senza che le ondate, nate al centro, si propaghino fino alle estreme sponde e di là ritornino al centro. Così voi non potete arbitrariamente mutare una sola cifra, senza togliere che le cifre che vengono prima e quelle che vengono poi perdano ogni loro significazione e divengano assurde.

 

 

L’equilibrio economico si può studiare dal punto di vista statico e dal punto di vista dinamico. In un dato momento, dati certi prezzi e certe curve della domanda e certi costi di produzione, una deve essere e non altra la quantità prodotta e la quantità delle esistenze. Ma l’aggregato economico non sta mai immobile; esso per cause molteplici, di cui forse alcune ci rimarranno sempre ignote, vibra continuamente ed ogni sua vibrazione si propaga all’infinito e costringe l’aggregato economico a ricomporsi in un nuovo equilibrio. Così un rialzo dei prezzi, comunque originato, è causa di una produzione cresciuta da parte dei concorrenti desiderosi di profittarne, e quindi di ribasso dei prezzi; e questo alla sua volta persuade i concorrenti ad unirsi in sindacato per porre uno schermo alla rovina progrediente; ma il sindacato produce un rialzo dei prezzi. Nuovi terreni sono venduti dal Governo, che prima doveva tenerli improduttivi, perché troppo lontani dal mercato. Nuove imprese sorgono, e reclamano di essere ammesse a far parte del sindacato; e se non vi sono ammesse muovono ad esso dal di fuori una pericolosa concorrenza. Cosicché a poco a poco il sindacato non può durare più entro la strettoia dei prezzi antichi elevati di monopolio, sotto pena di vedersi sfuggire tutta la clientela e deve ammettere nel proprio seno sempre nuovi concorrenti; sinché i più forti amano meglio disciogliersi dai vincoli che più non danno benefici e raffrenano le voglie espansioniste degli ardimentosi. E così con alterna vicenda dalla libertà si passa al sindacato e dal sindacato si torna alla libertà con un ritmo regolare che forse durerà sinché gli ultimi giacimenti si siano quasi esauriti. Questa che è storia di moltissime industrie, è raffigurata, quasi in un unico foco, nella storia della industria del nitrato sodico. Ogni equilibrio ha in sé le cause della prossima sua scomparsa e genera le condizioni di un nuovo equilibrio economico. Le cifre, pazienti seguono la trama del pensiero logico; e danno quasi l’impressione di avere subito un trattamento artificioso per poter essere costrette entro i limiti ferrei della dottrina preconcetta. Ma così non è. Poiché la teoria non era se non la proiezione ideale e semplificata di un numero enorme di fatti; e poiché quei fatti erano stati bene osservati, i fatti nuovi non possono non adagiarsi nella forma apprestata acconciamente dalla scienza.

 

 

Talvolta pare che i fatti si ribellino. Come quando il consumo cresce malgrado che i prezzi siano di poco diminuiti (dal 1893 al 1896) o siano persino aumentati (dal 1900 al 1901). Ma la ribellione è tutta apparente. I rapporti antichi fra prezzi e quantità consumate ed i rapporti fra le relative variazioni più non sono rapporti normali poiché sono entrati in scena nuovi consumatori. In Argentina, nel Giappone, in Italia si ignorava l’esistenza o meglio l’utilità del nitrato di soda nel 1894, e quindi le quantità consumate erano ivi nulle. Ma l’1 aprile 1894 si fonda l’Associazione per la propaganda del nitrato, la quale conduce una splendida campagna di reclame su per le riviste ed i giornali agricoli e tenta la conquista di nuovi mercati. Persone che prima non sapevano l’esistenza del prezioso concime e sovratutto non sapevano fosse una cosa utile, ora lo sanno. Nuovi consumatori si affacciano sull’orizzonte dell’industria cilena. Nel 1895 si consumano 402 quintali spagnoli nell’Argentina, 28.413 nel Giappone, 213.822 nell’Italia. È una nuova forza la quale è sorta e che neutralizza l’azione della produzione cresciuta; sicché i prezzi non ribassano o magari rialzano. Ma ciò non è, come ai miopi potrebbe sembrare, una confutazione della dottrina per cui ad una variazione nel senso dell’aumento della quantità prodotta deve corrispondere una variazione in un senso contrario dei prezzi; ne è anzi la riprova più splendida. Poiché la indagine statistica, mettendo in luce le variazioni del consumo nei diversi paesi, ha dimostrato che il consumo si era sovrattutto accresciuto laddove più vivace e più nuova si era esplicata la propaganda dei produttori; ed ha additato al ricercatore la causa peculiare che aveva ostacolato il normale applicarsi della nota legge economica. E così la indagine statistica, come è ufficio suo, segue fedelmente i progressi infaticati dell’ingegno umano e di ogni variazione nell’organamento interno ed esterno dell’industria è la registrazione silenziosa.

 

 

Questo invero è il libro del Graziadei: un’indagine di fatti materiata di idee e corsa da un vivo soffio di dottrina fresca e rallegrante. A poco a poco cadono gli idoli dinanzi ai quali si prosternavano, chiudendo gli occhi, i giovani italiani, cui i primi entusiasmi socialisti aveano dato insieme la febbre del sapere e nel tempo stesso aveano tolto le fonti del sapere, costringendoli a spiegare tutti i fatti con uno o pochi libri che volevano essere quasi una Bibbia.

 

 

Oggi le nuove generazioni di economisti stanno buttando a terra gli idoli invecchiati e guardano sereni ed ardimentosi alla vita. E si accorgono che forse la Economia politica tradizionale, che Carlo Marx diceva antiquata e borghese, rappresenta ancora la migliore approssimazione alla verità; e che il compito delle nuove generazioni sta nell’approfondire il solco fecondo tracciato dai padri nostri. Sta nel misurare con strumenti sempre più perfetti le pulsazioni della vita economica e nel sostituire alle concezioni troppo rigide e schematicamente semplici dei vecchi economisti delle concezioni più flessibili ed atte a rappresentare aggregati complicatissimi ed ognora mutantisi da una condizione ad un’altra di equilibrio. Ma non è questa opera iconoclasta di distruzione selvaggia. È un edificio maestoso che i secoli innalzano ai cieli. Le prime generazioni gittano le fondamenta ed erigono il tronco immane su cui si adagia la delicata trama di trafori sottili, di pinnacoli superbi e di bassorilievi mirabili, che le generazioni successive vanno pazientemente intessendo a torno a torno affinché nel tempio della scienza gli uomini sentano l’armonia delle cose belle.

 



[1] Cfr. Antonio Graziadei. Saggio di una indagine statistica sui prezzi. (L’industria del nitrato sodico dal 1880 il 1901). Imola, Cooperativa tipografica editrice, 1902.

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