Tratto da:

La Stampa

La trasformazione nelle correnti commerciali dell’Italia coll’estero

«La Stampa», 16 novembre 1898

 

 

 

Dopo la tariffa doganale del 1887 sono mutate le correnti commerciali, non solo rispettivamente ai vari Stati con cui si commercia, ma anche qualitativamente.

 

 

Quanto all’importazione, ecco un quadro il quale distingue le merci importate in quattro grandi categorie (le cifre sono in milioni di lire):

 

 

 

1887

1888

1892

1897

Materie greggie necessarie all’industria

471

308

403

469

Materie lavorate necessarie all’industria

247

188

196

245

Manufatti

587

348

270

254

Generi alimentari

420

274

297

221

         

 

 

Come si vede, vi fu diminuzione in tutti i quattro gruppi, dove più, dove meno sensibile. Gradatamente costante nel gruppo dei manufatti, in cui ogni anno si va giù; alternata con aumenti negli altri gruppi. Fra i due primi ed i due ultimi gruppi la differenza è grande.

 

 

L’importazione delle materie gregge necessarie all’industria scema dapprincipio, ma poi ripiglia, con una tendenza a mantenersi al disopra dei 400 milioni. In parte la diminuzione è solo apparente, e si spiega coi ribassi dei prezzi degli articoli che entrano in questo gruppo. Diminuirono in quantità alcuni pochi generi, come il legname comune da costruzione, sia in causa dell’atonia onde fu colpita l’edilizia dopo la crisi, sia in causa della sostituzione del ferro al legno come materiale di costruzione. Lo stesso andamento presentano le materie lavorate necessarie all’industria. Che cosa significa questa stazionarietà nella importazione nei due primi gruppi?

 

 

Evidentemente che la nuova politica doganale non voleva e non poteva tener lontane dall’Italia le materie gregge e lavorate che sono necessarie all’industria ed all’agricoltura.

 

 

Suo scopo era quello di tener lontani i manufatti per permettere la costituzione di una forte industria nazionale, ed i generi alimentari come protezione all’agricoltura che si diceva minacciata dalla concorrenza di oltremare.

 

 

In ciò lo scopo della tariffa del 1887 fu raggiunto. I manufatti diminuiscono costantemente, dimodoché nel 1897 ne entrò in Italia meno della metà che nel 1887. Scemò specialmente l’introduzione delle macchine sia per la saturazione negli impianti vecchi e nuovi a causa della notevolissima entrata dal 1872 al 1887, sia perché le fabbriche nazionali si posero in grado di soddisfare alla domanda interna.

 

 

Con sbalzi più repentini, diminuisce anche notevolmente l’introduzione dei generi alimentari, tenuti lontani dai dazi non solo protettivi, ma anche fiscali. Non è mestieri ricordare qui le tristi cifre riferentisi ai consumi individuali in Italia per rimanere convinti che la diminuzione da 420 a 221 milioni di generi alimentari è in gran parte dovuta ad una sottoconsumazione forzata e dolorosa della masse italiane. Quanto all’esportazione ecco un quadro analogo al primo in milioni di lire:

 

 

 

1887

1888

1892

1897

Materie greggie necessarie all’industria

150

175

181

194

Materie lavorate necessarie all’industria

310

348

361

343

Manufatti

146

133

131

230

Generi alimentari

415

292

284

329

 

 

La tendenza generale è all’aumento; solo nei generi alimentari l’aumento avvenuto dopo il 1888 è debole e non compensa ancora il repentino ribasso dopo il 1887.

 

 

Bisogna notare che l’aumento nei valori è inferiore all’aumento nelle quantità esportate, perché i prezzi diminuirono durante il periodo 1880-97 circa del 20 per cento.

 

 

L’incremento dunque nel valore dell’esportazione è indizio di vero e reale sviluppo di questa, è segno del favore che la mercanzia italiana incontra sul mercato mondiale. Bisogna ancora notare che l’aumento data dal 1892; è posteriore cioè all’epoca dei trattati commerciali conchiusi con l’Austria-Ungheria e con la Germania e concomitante con quello conchiuso con la Svizzera in aprile del 1892, tutti e tre con la clausola della nazione più favorita. Queste convenzioni mitigano i dazi delle tariffe del 1887, per quanto riguarda i due imperi, sul vino, agrumi, olio, conterie, tessuti di seta, carta, maioliche e terraglie, bestiame bovino, corallo lavorato; per quanto riguarda la Svizzera sulle droghe, alberi, pesci, uva fresca, seta greggia, tessuti di seta, treccie di paglia, conterie, legumi, ecc. Si può dunque asserire che lo slancio preso dalle nostre esportazioni si manifestò sovratutto quando, in compenso delle agevolezze doganali consentite dall’Italia, le nazioni estere accolsero più favorevolmente i nostri prodotti.

 

 

L’aumento costante avvenuto nelle merci del primo gruppo significa che la produzione di minerali e di prodotti agricoli e forestali destinate ad ulteriori trasformazioni ha potuto svolgersi in Italia, inquantoché queste merci di solito sono meno gravate delle altre, perché rappresentano il pane dell’industria.

 

 

Il gruppo secondo comprende l’acido borico, i sughi, la canapa pettinata, i filati di canapa greggi, i filati di cotone, la seta tratta greggia e torta, i cascami di seta, il carbone di legno, le trecce di paglia, le pelli conciate, il marmo in tavole, ecc. Vi è uno scarso aumento dopo il primo anno e si avverte poi una stazionarietà rimarcata. è da considerarsi che trattasi di merci delle quali una parte rilevante è assorbita dal mercato nazionale in pro delle varie industrie, la cui capacità di assorbimento diventa anzi tanto più spiccata quanto più esse si svolgono e perfezionano.

 

 

Aumento spiccatissimo negli ultimi quattro o cinque anni presenta il terzo gruppo dei manufatti che vanno da 146 a 220 milioni. In questa cifra sta tutta l’efficacia della nuova politica commerciale. I prodotti che più concorsero ad ingrossarla sono le essenze d’arancio, i saponi e le profumerie, gli oggetti cuciti di canapa e di lino, i tessuti di cotone lisci a colori o tinti, i tessuti di seta, le botti, i cappelli di paglia, la carta, i guanti di pelle, il marmo lavorato, i laterizi, i vetri e le conterie, il corallo lavorato, gli strumenti musicali, i cappelli di feltro. è il trionfo dell’industria, sia questa la grande industria moderna, come le tessile, o l’industria artistica, come al fabbricazione dei vetri, strumenti musicali, ecc.

 

 

Al gaudio dell’industria corrispondono le dolenti note dell’agricoltura, la cui esportazione in generi alimentari scema da 415 milioni a 292 e ripiglia leggermente solo a 329. Gran parte del ribasso è dovuto, è vero, al ribasso dei prezzi; ma questo stesso ribasso dei prezzi fu cagionato dall’essere mancati gli sbocchi all’estero. Nel contrasto delle cifre fra il gruppo terzo e quarto sta nascosto il segreto di tanta parte della vita economica italiana, la ragione profonda dell’antagonismo fra la trionfante industria e la misera agricoltura.

Torna su