La vittoria dei trivellatori

Tratto da:

La Riforma Sociale

Data di pubblicazione: 01/02/1911

La vittoria dei trivellatori[1]

«La Riforma Sociale», febbraio 1911, pp. 147-148

 

 

 

Fu guadagnata alla Camera (contrastando invano gli on. Graziadei e Cavagnari all’assalto dai petrolieri contro la pubblica pecunia) nella seduta del 25 gennaio 1911.

 

 

I trivellatori riuscirono anche – ed era naturalissimo – a far passare come rivoluzionari coloro che difendevano le ragioni dei contribuenti. Così, nella sua infinita ignoranza, sentenziò un pennaiolo deputato e corrispondente romano di un giornale piemontese.

 

 

La Camera, come approvò la legge, così, altrettanto naturalmente, la peggiorò. Chi si ricorda oramai che i deputati sono mandati alla Camera per opporsi alla tendenza del Governo a far gitto del denaro dei contribuenti?

 

 

Oggi è urlato e battuto quel ministro che non prevede e, prevedendo, non anticipa i desiderii spenderecci dei cosidetti rappresentanti del popolo; ed è grandemente lodato quel ministro il quale, volendo, può far mostra di un maggior aumento di spese nel suo bilancio.

 

 

Così fu che, solo per la assenza fortuita del radicale on. Di Cesarò (chi non sa che la clientela radicale, imperando prossimamente il blocco, sarà assai più numerosa ed affamata e rabida delle clientele conservatrici e liberalesche?), fu potuto evitare che i premi agli scavatori di buchi si dessero anche nella Sicilia; e così fu che, per la presenza di deputati meridionali od amici del Mezzogiorno (chi libererà il mezzogiorno dai suoi amici?), il premio di trivellazione fu aumentato da L. 30 a L. 40 per metro lineare per quelle provincie in cui non si fossero mai prima scavati dei fori per la ricerca del petrolio. Come se ai capitalisti ragionevoli potesse venir in mente di fare un impianto petrolifero in una regione nuova, perché esiste il premio governativo, e qui, più che altrove, il premio non fosse atto a creare l’industria dei trivellatori di Stato!

 

 

Il progetto di legge, bontà sua, aveva proposto che i premi si dessero ai buchi solo quando questi si trovassero ad una distanza non inferiore a m. 150 l’uno dall’altro. I deputati bramarono che il premio si desse anche a quelli che hanno voglia di fare i buchi più vicini fino a m. 50 da quelli già esistenti, e solo si contentarono che il pubblico erario fosse in siffatta contingenza saccheggiato un po’ meno, appena 20 lire per metro, che naturalmente gli amici del Mezzogiorno ottennero fossero portate a 25 per quelle provincie dove interessante industria non è ancora esercitata.

 

 

Questa fu la vittoria dei trivellatori e questo il lacrimevole effetto delle prediche degli economisti. Non mancava che, nel giubilo della vittoria, i nazionalisti petrolieri innalzassero il grido dalli allo Straniero! Così fu. L’indomani un giornale finanziario romano narrava di scribi prezzolati dalla straniera Standard Oil Company per annientare una promettente industria nazionale. Il Senato è avvertito: se qualcuno oserà parlar male dei trivellatori, quello sarà additato all’esecrazione popolare come un agente prezzolato di Rockefeller. Vorrà l’Italia sottoporsi al giogo del pallido re del petrolio?

 

 



[1] Seguito e conclusione dell’articolo su I trivellatori di Stato, pubblicato nella Riforma Sociale del gennaio 1911 [ndr]

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