L’aumento della rendita e l’ideale finanziario

Tratto da:

La Stampa

Data di pubblicazione: 27/05/1901

L’aumento della rendita e l’ideale finanziario

«La Stampa», 27 maggio 1901

 

 

 

Coloro i quali sono abituati a leggere i listini di Borsa, avranno certamente osservato con compiacimento che il corso della Rendita italiana a Parigi si è elevato sino a 97 45. Il compiacimento deve essere tanto più vivo in quanto il nostro è il solo titolo di Stato che negli ultimi tempi abbia percorso una curva ascensionale.

 

 

Veggasi invero il seguente confronto:

 

 

I Consolidati inglese e russo sono, dunque, stati quelli che più hanno perduto e l’italiano è quello che ha più guadagnato. Da molto tempo la Rendita italiana non aveva visto a Parigi giorni così belli.

 

 

Dal 1871 al 1883 i corsi massimi della Rendita erano lentamente saliti da 69 80 a 93 50 ed i corsi medi da 60 84 a 90 54.

 

 

Nel 1884 comincia il movimento ascensionale con un corso massimo di 99 45, che diventa di 102 55 nel 1886, di 100 nel 1887. Ma poco dura il periodo splendido; nel 1888 siamo già a 99 15 (corso massimo) e 96 16 (corso medio), nel 1890 a 97 60 (corso massimo) e 94 28 (corso medio). Dopo d’allora il corso massimo di 97 non fu più toccato, e solo nella settimana scorsa lo superammo colla chiusura a 97 45, e con ottimi auspicii di continuata marcia all’insù, verso il corso di 98, che sembra oramai vicinissimo, e forse anche verso corsi superiori.

 

 

I capitalisti francesi si sono accorti di avere, senza ragionevole motivo, per troppo lungo tempo trascurata la nostra Rendita; ed ora che i titoli della Spagna, della Russia e di altri paesi e finanze più o meno avariate e misteriose cominciano a destare nell’animo dei loro detentori qualche diffidenza, si rivolgono ai titoli dell’Italia, di un paese, cioè, che con sacrifici gravissimi e con ostinazione lodevole ha saputo trarre il proprio bilancio fuori dal pelago infido del disavanzo verso la placida riva del pareggio assicurato.

 

 

Quale è il nostro compito di fronte al novissimo contegno della Borsa parigina verso il massimo titolo nostro?

 

 

Noi non dobbiamo sovratutto inebriarci d’orgoglio e credere che l’opera nostra sia compiuta. Essa è appena incominciata. Qualsiasi rilassatezza nel governo della circolazione cartacea e qualsiasi condiscendenza verso nuove spese o verso riforme perturbatrici della stabilità del bilancio, potrebbe ricacciarci nel pelago dal quale siamo appena ora usciti.

 

 

Noi dunque dobbiamo:

 

 

Continuare a diminuire la circolazione cartacea, in modo da far presto scomparire l’aggio dell’oro sulla carta;

 

 

Resistere tenacemente ad ogni incremento di spesa e ad ogni diminuzione di entrata che valgono a mettere in pericolo il pareggio; e preferire perciò quegli sgravi i quali, accrescendo il consumo delle merci tassate, diano affidamento di buoni risultati per l’erario;

 

 

Iniziare una politica economica, specialmente nei rispetti doganali, che valga ad intensificare i traffici ed a facilitare l’abolizione del corso forzoso.

 

 

Ed a tale intento dobbiamo essere disposti a fare ai paesi esteri larghe concessioni sui prodotti industriali, in cambio di equivalenti concessioni liberali a favore dei nostri prodotti agricoli ed industriali. Soltanto così potremo, fra tre o quattro anni, pensare alla grande opera che formerà la gloria della finanza nuova: la conversione della Rendita. Allora dalla sola conversione della Rendita 5 per cento lordo al 3 1/2 per cento netto, potremo ricavare 50 milioni, che saranno il più splendido fendo di sgravio che si possa immaginare a favore dei contribuenti italiani, liberi contemporaneamente dall’insidiosa e gravosa imposta dell’aggio. Questo ideale noi dobbiamo aver di mira, e per raggiungerlo dobbiamo fare ogni sforzo.

Marzo 1901

24 maggio 1901

Consolidato inglese

96 13/16

94 1/16

Rend. francese

102 37

101 37

Rend. russa

87 20

85 55

Rend. spagn. Esterna 3 0/0

73 12

70 75

Rend. Turca 3 0/0

24 65

25 27

Rend. Austriaca oro

118 25

117 85

Rend. italiana

95 87

97 45

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