Tratto da:

Corriere della Sera

Le conseguenze del voto sull’allargamento della cinta a Torino

«Corriere della sera», 17 febbraio 1909

 

 

 

(Per telefono al Corriere della Sera)

 

 

Torino, 16 febbraio, notte.

 

 

La votazione del Consiglio comunale ha suscitato molti commenti, con i suoi 45 voti di approvazione al piano finanziario (contro 27 no e 2 astenuti) e 38 in favore dell’allargamento della cinta (contro 35 no). Votarono contro i socialisti in tutti due i casi, per manifestare la loro irriducibile opposizione ai progetti della Giunta e per assicurarsi una piattaforma simpatica presso le masse nelle imminenti elezioni politiche. Si spostò invece un piccolo gruppo di liberali dissidenti, ossia gli esercenti, capitanati dell’on. Teofilo Rossi, quando si trattò di votare sull’allargamento della cinta, a cui la Confederazione generale degli esercenti si era dichiarata contraria.

 

 

La situazione che risulta da questo duplice voto è curiosissima.

 

 

L’allargamento della cinta fu approvato per sé stesso con solo 38 voti; ma il piano finanziario ed il prestito dei 24 milioni furono approvati con 45 voti. Di qui la conseguenza, che se sono davvero richiesti i 41 voti (ossia la maggioranza assoluta dei consiglieri assegnati al comune), per la approvazione dell’allargamento della cinta, questa si deve considerare insieme respinta ed approvata. Respinta perché raccolse solo 38 voti invece di 41; approvata perché si approvò con 45 voti il prestito dei 24 milioni, in cui sono compresi 2 milioni destinati appunto all’allargamento della cinta. Ma sono davvero necessari i 41 voti? Le discussioni su questo punto fervono vivissime a Torino. Sembra che la Giunta ritenga di no, perché la maggioranza assoluta dei consiglieri assegnati al comune sarebbe richiesta non per deliberare un’opera pubblica, ma solo quando occorra contrarre un mutuo per eseguire quell’opera pubblica. Ed il mutuo è stato già consentito in principio; e dovrà essere consentito di nuovo quando si tratterà di votare i bilanci.

 

 

Frattanto la battaglia definitiva è rimandata. Il che in fondo contenta tutti. I socialisti, che ora possono combattere le elezioni politiche sulla piattaforma simpatica alle masse della lotta contro il dazio. I liberali, poiché essi possono sperare di avere in avvenire quella maggioranza di 41 che non ebbero oggi nel voto per l’allargamento della cinta. Spunta all’orizzonte la possibilità di un nuovo partito, o meglio blocco di partito a Torino, dove i blocchi democratici non ebbero mai fortuna per la mancanza di democratici e di radicali: il blocco socialista-bottegaio, in cui le figure primarie sarebbero il socialista Nofri ed il presidente della Camera di commercio on. Teofilo Rossi. Ma è da sperare che, contro a questo blocco dalle vedute meschine e dalle parole grosse, si formi l’unione di tutte le persone di buon senso, che a Torino vogliono bensì una ammirazione prudente, ma la vogliono intesa nel tempo stesso al vantaggio duraturo della città.

 

 

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