Le correnti commerciali dell’Italia coi paesi esteri

Tratto da:

La Stampa

Data di pubblicazione: 13/11/1898

Le correnti commerciali dell’Italia coi paesi esteri

«La Stampa», 13 novembre 1898

 

 

 

L’Ufficio centrale di statistica del Ministero delle finanze ha pubblicato recentemente il solito volume sul Movimento commerciale del Regno d’Italia pel 1897.

 

 

L’enorme volume, irto di tabelle statistiche, offre larga materia ad importanti considerazioni; e noi ce ne varremo per esporre brevemente quali siano stati gli effetti del cambiamento di regime doganale avvenuto nel 1887.

 

 

L’essere trascorso un decennio dall’epoca in cui fu denunciato il trattato di commercio colla Francia ci mette in grado di valutare serenamente ed equamente quel fatto che rappresento` un avvenimento importantissimo nella storia della nuova Italia. Il nostro compito sarà del resto facilitato perché potremo servirci di guida nel dedalo intricato delle statistiche ufficiali di una recente opera, la quale ha esaminato con imparzialità scientifica le mutazioni dei sistemi di politica commerciale nel nostro paese mettendole a raffronto colle mutazioni dell’Inghilterra, della Francia e degli Stati Uniti[1].

 

 

L’esame dei risultati ottenuti nell’ultimo decennio è tanto più importante in quanto la legislazione doganale ha sollevato vive critiche e spesso si annunziano trattative colla Francia per un nuovo trattato di commercio. L’attenzione di chi sfoglia il volume del movimento commerciale del 1897 viene attirata subito da un grande quadro grafico, il quale rappresenta il valore delle merci importate ed esportate distinte per paesi di provenienza e di destinazione. Il fenomeno saliente che colpisce l’osservatore è la contraddizione fra la tendenza dei movimenti d’esportazione e di importazione.

 

 

Nell’importazione il consumo speciale segna le seguenti cifre pei due anni estremi, col massimo e col minimo intermedio:

 

 

1887

Lire 1,605,419,823

1888

” 1,174,601,582

1889

” 1,301,154,246

1891

” 1,091,619,101

1897

” 1,191,528,770

 

 

La corrente di importazione nel nostro paese ha mantenuto, dopo precipitosa discesa nel 1888, attraverso a momentanei alti e bassi, una fisionomia stazionaria. Se si pensa che nel 1887, ultimo anno del periodo semi- liberista, le importazioni erano cresciute ad un miliardo e 605 milioni, si vede chiaro l’influenza della tariffa protettiva nel tener lontane dall’Italia le merci estere, rivali alle industrie indigene. Non tutte le nazioni parteciparono egualmente a questo movimento, o meglio stazionarietà nelle correnti importatrici.

 

 

La Francia, la quale importava nel 1887 ben 404 milioni di lire in Italia, vide restringersi nel decennio 1888-97 le sue importazioni fra un minimo di 132 ed un massimo di 170.

 

 

Ecco le variazioni in milioni di lire:

 

 

 

1887

1897

Francia

401,6

160,8

Gran Bretagna

306,5

223,3

Austria-Ungheria

250,8

131,1

Germania

165,7

150,3

Russia

121,8

102,2

Indie inglesi

112,0

58,0

Svizzera

69,6

42,0

Stati Uniti e Canadà

64,2

126,5

Turchia Europea

51,6

16,3

Belgio

37,8

29,9

Spagna

11,8

11,6

Stati del Plata

11,1

26,2

Egitto

12,7

8,1

Olanda

11,9

6,0

Chili-Perù

10,7

1,8

Tunisi e Tripoli

8,2

7,8

Turchia Asiatica

8,0

5,3

Cina e Giappone

7,0

21,7

 

 

La diminuzione rispetto al 1887 fu nel complesso quasi generale; e non è diminuzione speciale all’anno 1897, perché, come abbiamo veduto, l’intiero periodo 1888-97 è contrassegnato da una stazionarietà quasi assoluta. Il grado della diminuzione pero` è diverso da paese a paese; è massimo nei paesi con cui si avevano relazioni antiche, come la Francia, la Gran Bretagna, l’Austria-Ungheria, le Indie, la Turchia Europea, ecc., è tenue con quei paesi europei che, come il Belgio, sono paesi di transito, o, come la Germania, hanno avuto negli ultimi anni un intenso sviluppo industriale in campi nuovi, non ancora protetti molto efficacemente in Italia contro la concorrenza estera, o, come la Russia, ci inviano generi indispensabili all’alimentazione popolare.

 

 

La diminuzione si cambia in aumento con alcuni paesi nuovi, come gli Stati Uniti ed il Canadà, gli Stati del Plata e la Cina ed il Giappone, i quali ci forniscono generi poco protetti od indispensabili all’esistenza o materia prima che eravamo soliti a comprare sulle grandi piazze commerciali europee e che ora andiamo a comprare con nostro vantaggio direttamente nei luoghi di produzione. Quanto all’esportazione, il commercio speciale (sempre esclusi i metalli preziosi) segna le seguenti cifre in milioni di lire:

 

 

1887

1,005

1893

964

1898

891

1894

1,026

1889

950

1895

1,037

1890

895

1896

1,058

1891

876

1897

1,091

1892

958

 

 

L’andamento della curva è costantemente ascendente dopo una momentanea inflessione nei quattro anni successivi alla denunzia dei trattati colla Francia. Il terreno che era stato perduto sugli inizi è oramai riguadagnato e ad usura.

 

 

Diversamente si comportarono a questo riguardo i varii paesi. Come è facile arguire, l’Italia perdette sovratutto per quanto riguarda lo sbocco francese; ma, le sue perdite ivi furono altrove compensate.

 

 

 

1887

1897

milioni di lire

Francia

496,8

116,1

Germania

115,2

179,1

Svizzera

100,5

185,8

Austria

95,3

127,4

Gran Bretagna

78,9

111,0

Stati Uniti, Canadà

66,4

93,1

Stati del Plata

35,4

44,1

Belgio

18,7

23,0

Indie inglesi

11,1

18,7

Russia

13,7

15,6

Spagna

11,6

30,8

Grecia, Malta

11,3

16,2

Turchia Europea

10,8

20,8

Egitto

9,1

21,5

Olanda

8,1

11,4

Tunisi e Tripoli

5,9

9,1

Turchia Asiatica

1,7

7,4

Oceania

0,3

3,5

 

 

Il quadro ci presenta un carattere spiccatissimo di trasformazione nelle nostre correnti commerciali. Nel 1887 quasi il 50 per cento della esportazione italiana pigliava la via della Francia, donde, trasformata e preparata, si diffondeva nelle varie parti del mondo. Mancatoci lo sbocco francese, noi abbiamo imparato a far da noi; a trasformare opportunamente la merce nostra ed a conquistare quei mercati che la potessero assorbire. Lo smercio nella Francia è scemato; ma è accresciuta la potenza d’acquisto di tutti gli altri paesi nostri clienti. è indubbio che la nostra corrente d’esportazione si è trasformata qualitativamente in meglio; noi non dipendiamo più da un solo mercato, ma abbiamo conquistato una salda posizione dovunque esistono consumatori desiderosi delle derrate e delle merci prodotte in Italia.

 

 

Se i volumi di statistica commerciale insegnassero anche soltanto i fatti ora rilevati, il pregio loro sarebbe già grande; ma altre cose ancora essi ci dicono. Sarà per un secondo articolo.



[1] Vedi la prefazione al volume I della IV serie della Biblioteca dell’economista dettata dal professore S. Cognetti De Martiis col titolo: I sistemi della politica commerciale.

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