Tratto da:

Corriere della Sera

Le cronache economiche della guerra. Lagnanze e proposte di minimi ufficiali per il ribasso del riso nel Giappone – i prezzi del grano e del pane a Milano durante le guerre dal 1700 in poi – Prezzi del grano e prezzi del pane a Milano dopo la guerra.

«Corriere della sera», 1 marzo 1915

 

 

 

La guerra ha prodotto risultati curiosamente contraddittori rispetto ai prezzi delle derrate alimentari ed al contegno delle popolazioni e dei governi di fronte alle oscillazioni del mercato. In Europa si osserva un quasi generale rincaro; e si odono proteste e grida invocanti l’intervento del Governo per frenare l’ascesa dei prezzi, per imporre dei massimi, per operare censimenti, visite, requisizioni e per deliberare monopoli di Stato.

 

 

In Giappone la guerra produsse effetti perfettamente inversi sui prezzi del riso. Già sin da prima esso aveva una tendenza debole; e da 18 yen (1 yen = lire 2.53) per kokou (1 kokou di riso = quintali 1,42) nel gennaio del 1914 era disceso a 15.77 in luglio. Il buon raccolto e le rimanenze cospicue dell’anno precedente facevano presagire prezzi moderati. In agosto, dopo lo scoppio della guerra, si sperò per un momento che l’Europa facesse grandi richieste di riso; e che per conseguenza fosse conveniente riesportare il riso della Birmania, della Cocincina, che era già venuto sul mercato giapponese; cosicché il riso tornò a rialzare sino ad un massimo di 16.88 yen per kokou. Ma fu una punta di breve durata. La difficoltà dei trasporti e l’aumento dei noli resero difficile l’esportazione del riso indiano in Europa; onde i prezzi si indebolirono sui mercati d’origine; e nei quattro ultimi mesi dell’anno i prezzi del riso ad Osaka scesero così:

 

 

Prezzo massimo

Prezzo minimo

In yen

Per kokou

Settembre

16.39

13.72

Ottobre

14.13

12.91

Novembre

13.73

12.67

Dicembre

13.45

11.79

 

 

Nel Giappone vi fu, nelle classi agricole, molta commozione per questo ribasso del prodotto principalissimo della terra; e nell’ultima sessione della Dieta giapponese furono presentate varie proposte per fissare con ordinanze governative il prezzo minimo del riso. Perfettamente il contrario di quel che si fa o si tenta di fare in Europa: qui si fissano i massimi, allo scopo di favorire i consumatori e difenderli contro i proprietari e gli speculatori; in Giappone si vorrebbero fissati i minimi del prezzo del riso, per aiutare i proprietari a salvarsi dagli artigli della speculazione ribassista. Provvedimenti inefficaci e forse dannosi in ambo i sensi. La Dieta giapponese ebbe il buon senso di prorogarsi senza aver risolto il quesito; e pare che ora, essendosi riusciti ad effettuare alcune importanti spedizioni in Europa, il ribasso si sia arrestato da sé e si noti una certa ripresa nei corsi.

 

 

* * *

 

 

In una recente seduta della Camera dei Comuni, il signor Asquith con molto buon senso ricordò a coloro, i quali si lagnano del rialzo incomportabile del prezzo del pane e del grano, ed invocano grandi acquisti da parte del Governo simili a quelli che furono fatti per lo zucchero, che, nonostante gli acquisti governativi, era aumentato di prezzo del 72 per cento. Poteva aggiungere che lo zucchero era aumentato tanto di prezzo appunto per le enormi compere del Governo inglese; e che il frumento forse farebbe un nuovo balzo all’insù se si sapesse che i Governi europei sono decisi a fare acquisti su vasta scala. Si contentò invece il premier inglese, per non aver l’aria di criticare l’opera – sensazionale sempre, viziata spesso dalla mania della genialità e del colossalismo e saggia solo quando, per eccezione, si decise a seguire gli insegnamenti della tradizione classica – del suo collega Lloyd George, di ammonire i suoi concittadini che i prezzi del frumento, i quali appaiono incomportabili alla generazione presente, sarebbero parsi tollerabilissimi a parecchi delle generazioni che vissero nei due ultimi secoli: l’Inghilterra avendo visto prezzi ben più alti degli odierni nel 1873, durante la guerra di Crimea e durante le guerre Napoleoniche. Possiamo dire lo stesso noi in Italia. Guardando una utilissima statistica dei prezzi del frumento e del pane dal 1700 al 1908 pubblicata del 1909 a cura dell’egregio cav. Ravizza, ragioniere capo del Comune di Milano, si osservano i seguenti massimi e minimi dal 1700 in qua:

 

 

Frum.

Pane

Frum.

Pane

Prezzo in lire

Prezzo in lire

Per Kl.

p. Kg.

Per Kl.

p. Kg.

1700

12.46

1816

48.69

0.61

1709

23.52

1825

16.21

0.29

1724

7.95

1847

34.81

0.48

1734

23.74

1851

20.32

0.29

1762

12.–

1854

38.32

0.50

1773

25.86

1865

22.13

0.36

1791

17.23

1874

40.28

0.58

1795

28.33

1894

18.79

0.39

1799

30.27

1898

27.89

0.43

1800

46.12

1908

29.32

0.44

1801

51.77

0.59

1915(f.g.)

40.12

0.54

1809

18.93

0.25

 

 

I prezzi bassi, caratteristici del secolo XVIII non devono però trarci in inganno. Erano bassi altresì tutti gli altri prezzi e bassissime le mercedi degli operai; diguisaché le condizioni di questi, malgrado il poco costo del frumento, erano di gran lunga inferiori a quelle odierne.

 

 

Vedasi, ad ogni modo, come agli anni di guerra o vicini alla guerra: 1700, 1734, 1799, 1800, 1801, 1816, 1847, 1854 siano stati sempre anni di prezzi massimi. Se si riflette che, quanto più si torna indietro nel tempo, i redditi della maggior parte delle famiglie erano più tenui d’adesso e che quindi lo stesso numero di lire aveva un pregio maggiore, si deve concludere che in passato si ebbero massimi di prezzo ben più dolorosi degli attuali.

 

 

È probabilissimo che le 23.52 lire del 1709 e le 23.74 del 1734 ed anche le 25.86 del 1773 pesassero ben più duramente sulle masse lavoratrici delle 40 lire d’oggi. Certo, siamo ben lontani ancora dalla pressione che poterono esercitare le 51.77 lire per quintale del 1801, le 48.69 del 1816; e siamo ancora al disotto delle 40.28 del 1874. Non dico che le 40 lire d’oggi siano una cosa allegra. Tutt’altro. Esse però ci appaiono incomportabili, perché apparteniamo alle generazioni venute su dopo il 1873 e che solo dopo il 1873 giunsero alla maggiore età economica. Non si ha più la sensazione, che le vecchie generazioni avevano, dei prezzi di carestia; e la guerra attuale ci sembra orribile, solo perché ci fa rivivere parzialmente in condizioni di vita, che parevano forse normali ai nostri maggiori.

 

 

* * *

 

 

La serie di cifre massime e minime che ho sopra elencato permette di fare una constatazione interessante: essere cioè erronea l’opinione comune, secondo cui i fornai aumentano subito il prezzo del pane, quando crescono i prezzi del frumento e non li diminuiscono più, quando il frumento torna a calare. La verità è diversa: i prezzi del pane aumentano o diminuiscono parallelamente agli aumenti ed alle diminuzioni del prezzo del frumento.

 

 

Forse nella prima metà del secolo XIX i prezzi del pane seguivano più davvicino le variazioni del prezzo del frumento: mentre ora si muovono più adagio. Ma ciò accade tanto nel senso dell’aumento come nel senso della diminuzione. I prezzi del pane stentano di più a scendere; ma tardano altresì di più a salire. Ne abbiamo una prova nell’ultimo bollettino statistico del Municipio di Milano, dove facendosi il confronto fra i prezzi di fine luglio 1914 e di fine gennaio 1915 si ottengono le seguenti cifre:

 

 

Prezzo di fine luglio 1914 Prezzo di fine gennaio 1915 Aumento assoluto Aumento percentuale
Frumento nostrale fino al quintale

21.25

40.12

13.87

58.83

Farina di frumento primo fiore al quint.

35.75

49.50

13.75

38.46

Pane al Kg.

0.13

0.54

0.11

25.58

 

 

L’aumento assoluto per quintale è suppergiù lo stesso pel frumento e per la farina e minore pel pane; ma l’aumento proporzionale della farina è inferiore di un terzo circa a quello del frumento; mentre il pane è aumentato solo del 25 per cento circa, contro ad un aumento del 53 per cento del prezzo del frumento. Ciò corrisponde ad una legge generale: i prezzi al minuto dei prodotti pronti al consumo tardano di più sia a rialzare che a diminuire. Sarebbe interessante ricercare le cause di questo fatto: e spiegare come oggi il prezzo del pane sia più lento nei movimenti in confronto a cent’anni or sono. Probabilmente le spese fisse generali di macinazione e panificazione sono cresciute e costituiscono un peso morto più importante che non varia nonostante le oscillazioni del prezzo del frumento. Per ora contentiamoci di constatare il fatto: il quale, in un momento di rialzo di prezzi, torna di vantaggio ai consumatori.

Torna su