Le cronache economiche della guerra

Tratto da:

Corriere della Sera

Data di pubblicazione: 30/08/1914

Le cronache economiche della guerra

«Corriere della sera», 30 agosto 1914

 

 

 

Ho esposto in altra occasione il metodo tenuto dal Governo inglese nell’assunzione dei rischi di guerra: 80% del rischio della perdita del piroscafo e 100% del rischio del carico. Tasso di assicurazione variabile dall’1 al 5%, e fissato, dapprima, nel massimo del 5%. Gli effetti della istituzione di questo War Risks Office sono già notevoli. Lo scoppio della guerra aveva disorganizzato il mercato delle assicurazioni, facendo fare dei salti acrobatici alle tariffe. Ecco, ad esempio, le variazioni delle tariffe nei giorni della massima tensione per viaggi verso il Levante:

 

 

28 luglio

0.25%

31

3-4%

4 agosto

10.50-15.75%

6

21.- %

 

 

A questo punto entra in campo l’Ufficio governativo dei rischi e si dichiara pronto ad assumere qualunque rischio al tasso del 5%; ed anzi il 7 riduce il tasso al 4%. Subito le tariffe del Lloyd e delle Compagnie d’assicurazione vengono moderate:

 

 

6 agosto

21.- %

7

10.50%

9

8.40%

12

4.20%

14

3.15%

 

 

Al 14 era già più conveniente ricorrere al Lloyd ed alle Compagnie di assicurazione che all’Ufficio governativo, il quale faceva pagare ancora un premio del 4%; cosicché a quest’ultimo facevano capo solo i rischi cattivi, i quali non trovavano accoglimento presso gli assicuratori privati. Ciò basterebbe per sconsigliare la conservazione dell’Ufficio in tempo di pace, quando, del resto, la sua funzione è inutile essendo bassi i premi; ma è danno sopportabile in tempo di guerra, poiché compito dello Stato non è di lucrare, ma di servire come calmiere.

 

 

Cosa curiosa, le tariffe di assicurazione sono più elevate sulle navi olandesi neutrali che sulle inglesi belligeranti. Il che si spiega perché l’Ufficio governativo assume rischi solo per navi inglesi; e quindi gli armatori di navi neutrali non possono servirsi del calmiere dello Stato.

 

 

Negli ultimi giorni però le tariffe tendevano ad eguagliarsi.

 

 

* * *

 

 

Le previsioni che si fanno in Inghilterra pel mercato granario sono assai vicine a quelle che esposi sul Corriere: prezzi con tendenza all’aumento anche astrazion fatta dalla guerra, ma improbabilità di aumenti forti. I signori H. N. Bathgate and Co. in una loro circolare calcolano a 4 scellini per quarter (circa lire 2.15 per quintale) l’aumento «naturale» del prezzo del grano, in conseguenza del minor raccolto mondiale nel 1914 in confronto del 1913. Ma poiché l’esportazione del grano dalla Russia, dalla Rumenia è proibita e praticamente difficile, bisognerà contentarsi delle esistenze dell’America e del Canadà, dove i prezzi sono aumentati di circa 10 scellini per quarter (circa lire 5.50 per quintale). Mentre è certo che, se anche la guerra cessasse d’un tratto, i prezzi non potrebbero ritornare al loro antico livello, d’altro canto non bisogna temere aumenti ulteriori troppo sensibili. L’Inghilterra è oramai provveduta per 5 mesi e può aspettare tranquillamente che il Nord America (Stati Uniti e Canada), si decida a vendere il suo sovrappiù, calcolato in 50 milioni di quarters, a prezzi ragionevoli.

 

 

* * *

 

 

La chiusura delle Borse ha dato luogo ad espedienti diversi. Coloro i quali, per motivi serissimi, hanno bisogno di realizzare i loro titoli, come devono fare? Non essendovi mercato, non è probabile che debbano cedere i titoli a prezzi ancora più bassi di quelli che si vollero appunto evitare colla chiusura delle Borse? E non è dannoso che i capitalisti, i quali sarebbero disposti a comprare e quindi a sostenere il mercato, non lo possano fare? In Francia si sa che la Borsa ufficiale degli agenti di cambio è stata riaperta e tratta, con varie restrizioni, affari a contanti e persino qualche affare a termine. I valori quotati variano tra 83 e 130 al giorno ed il Leroy-Beaulieu si augura che le contrattazioni si estendano, tanto più che, contrariamente ai timori, le quotazioni avvenute non erano quotazioni di panico.

 

 

A Londra le contrattazioni, su limitata scala ed a contanti, avvengono fuori Borsa. Essendosi i mediatori in consolidati 2,1/2% messi d’accordo a non vendere al disotto di 70, intorno a questo prezzo avvengono contrattazioni quotidiane (prima della guerra si quotava 72-73). Cosa curiosa, il posto della Borsa è preso dai giornali. I direttori della pubblicità, ai quali la guerra ha tolto la miglior parte degli annunci, hanno trovato, almeno alcuni di essi, un piccolo campo vergine da sfruttare; e pubblicano le domande e le offerte di titoli dei loro lettori. Ciò può accadere in Inghilterra, perché ivi e negli Stati Uniti le Borse sono una istituzione privata, la quale è regolata esclusivamente da ordinamenti determinati dai soci ed applicati dal Comitato direttivo. Niente vieterebbe che si costituisse un’altra Borsa accanto a quella che si è chiusa. Non si fonda solo perché le mancherebbe la clientela; né si improvvisano gli agenti di cambio, benché a Londra, contrariamente all’opinione corrente da noi, i brokers e gli jobbers siano parecchie migliaia. Nessuno dei soci dell’attuale Stock-Exchange ha convenienza ad abbandonarlo; e nessuno ha convenienza a stabilirsi ex-novo in una Borsa destinata ad una vita effimera. Quindi la creazione di surrogati provvisori, come gli annunci sui giornali, che il Governo lascia perfettamente liberi.

 

 

* * *

 

 

Una istituzione tedesca di guerra è degna di nota: la Darlehenskasse. Già nel 1870 era stata istituita in Prussia una cassa di prestiti col diritto di far prestiti sino all’ammontare di 90 milioni di marchi. Ora l’istituzione fu risuscitata; e fondata una cassa di prestiti la quale, sotto la sorveglianza della Reichsbank ha diritto di emettere fino ad un miliardo e 500 milioni di marchi di Darlehens-Kassenscheinen o buoni della cassa di prestiti. Questi buoni vengono emessi in tipi di 10, 15, 20 e 50 marchi e vengono dati a coloro i quali chieggono prestiti contro garanzia di titoli, merci ed altre cose che la cassa consideri sicuri. Le merci vengono, dopo essere state timbrate col bollo governativo, conservate negli stessi magazzini privati. Il tasso di interesse fu fissato al massimo del 6,1/2%. I titoli, le merci e le cose date in pegno vengono divisi in parecchie categorie, secondo la loro solidità, e le anticipazioni variano dal 70 al 40 per cento.

 

 

Si è preferito emettere questi speciali buoni di cassa per evitare un eccessivo ingrossarsi della circolazione ordinaria. I biglietti della Reichsbank invero sono stati dichiarati a corso legale e forzoso, cosicché tutti li debbono accettare in pagamento. I buoni della cassa di prestiti non godono invece del corso legale ma però debbono essere accettati in pagamento da tutte le casse governative. Si spera in tal modo di non fare deprezzare troppo la carta moneta circolante.

 

 

* * *

 

 

Allo scoppiar della guerra, molti negli Stati Uniti sperarono di raccogliere l’eredità delle nazioni belligeranti europee. Grazie alla loro neutralità, codesti americani immaginavano di prendere il posto degli inglesi, tedeschi, francesi nei mercati che prima erano dominati dell’Europa e di dare grande impulso alla marina mercantile caduta dopo la guerra di secessione in basso stato. Oramai tutte queste speranze chimeriche sono svanite; e le persone ragionevoli sono persuase che i paesi neutrali non hanno nulla da sperare e molto da temere dalla continuazione dello stato di guerra. La soppressione dei più ricchi mercati europei, la mancanza di credito ai paesi extraeuropei, il rischio di guerra per la navigazione mercantile, l’impoverimento dei paesi esportatori, di cui alcuni, come il Brasile, si troveranno nella impossibilità di pagare i canoni del debito pubblico non avendo potuto contrarre a tempo prestiti in Europa, tutto ciò rende vana ogni speranza di guadagnare alcunché dalla guerra. L’unico programma pratico – concludono gli americani e sarebbe bene concludessimo anche noi – non è di aumentare i lucri, ma di ridurre al minimo le perdite derivanti dalla guerra.

Torna su