Le curiosità del Censimento italiano

Tratto da:

Corriere della Sera

Data di pubblicazione: 08/03/1904

Le curiosità del Censimento italiano

«Corriere della sera», 8 marzo 1904

 

 

 

Ogni volume nuovo del Censimento italiano pubblica notizie interessanti. Stavolta è il volume quarto che ce ne offre larga messe. Una delle maggiori curiosità e` quella che riguarda le persone che vivono insieme in cosidette convivenze, le quali vanno dagli alberghi e dai canotti, alle caserme, ai conventi ed alle prigioni. Negli alberghi, locande e pensioni d’Italia al 10 febbraio del 1901 convivevano 73.460 viaggiatori e pensionanti, serviti da 42.646 locandieri, camerieri, ecc. La città che ha più domiciliati negli alberghi è Napoli con 6.907 persone; vengono subito dopo Milano con 6.454 e Roma con 6.077, mentre Torino ne ha 1.791, Palermo 1.023, Genova 3.392, Firenze 2.853, Bologna 649 e Venezia 1.963. Molti più numerosi sono gli abitatori dei convitti, seminari, orfanotrofi, istituti per ciechi e sordo-muti. Sono ben 128.297 in tutt’Italia, di cui 23.683 in Lombardia, 21.168 in Piemonte, 11.113 nel Veneto, 10.779 nella Campania. Nei 3.139 conventi vivono 58.764 fra frati e monache. L’unica regione che supera i diecimila è il Lazio con 10.884 persone, di cui 6.141 nella sola Roma. A Napoli vivono 3.097 frati e monache ed a Torino 1.587, mentre a Milano solo 635; ed è quella delle grandi città che ne ha minor numero. Più popolosi sono – pur troppo – gli ospedali, manicomi, case di salute, brefotrofi con 19.236 dirigenti e servienti e 89.144 ricoverati; a cui si devono aggiungere i 5.900 dirigenti e servienti ed i 51.850 ricoverati degli ospizi di carità e dei ricoveri di mendicità. Nelle caserme e posti di guardia stanno 6.443 ufficiali e servienti e 192.067 soldati; distribuiti così nelle varie regioni italiane: Piemonte 31.102, Lombardia 21.628, Campania 20.486. Veneto 18.572, Sicilia 15.648, Lazio 14.611, Toscana 12.253, Liguria 12.097, ecc. Un altro grosso nucleo di gente che vive per forza riunita è quella dei carcerati e dimoranti nei riformatori. Sono nientemeno che 55.998, distribuiti in 885 case e sorvegliati da 7.712 tra direttori e carcerieri. Un gruppo curioso è quello delle persone che convivono sotto tettoie, baracche, cave, carrozzoni. Sono 24.232, servite da altre 2.309. Nel Piemonte sono appena 332, 46 in Liguria, 1.091 in Lombardia, 240 nel Veneto, 138 nell’Emilia. Raggiungono il massimo nel Lazio. dove sono 10.681 ricoverati e 882 persone di servizio (di cui 4.204 e 325 in Roma soltanto) e sono ancora numerosi nelle Sicilie, con 2.971, nelle Puglie, con 3.070, in Toscana, con 2.506, in Sardegna, con 2.080. Non si capisce bene che cosa facciano costoro sotto le tende, dato che i giornalieri dimoranti in campagna formano una categoria a parte, ed ancora meno si capisce che cosa facciano le parecchie migliaia di persone che in simil modo vivono nella capitale del Regno. è d’uopo notare però che dei 1.091 della Lombardia, ben 587 sono a Milano, segno della enorme carestia di case che vi deve essere nella nostra città, in paragone di Torino, dove sono appena 19 e di Genova, dove sono 30. A Genova viceversa sono numerosi (8.452) i conviventi su navi e barche, che in tutto il Regno sono 36.001. Venezia viene subito dopo con 2.270 abitatori acquatici. A Napoli ve ne sono 1.178 e persino a Roma ve ne sono 215; a Milano e Torino nessuno. Nei dormitori pubblici d’Italia vivevano 2.258 ricoverati e 119 persone di servizio; ed è a Palermo che vive il maggior contingente: 197 ricoverati e 3 servienti. Il totale delle persone conviventi di tutte le specie surricordate è di 779.137, servite e dirette da altre 106.113; indice questo della notevole misura in cui nella nostra vita individualistica si afferma la vita collettivistica. Il censimento delle religioni ha provato ciò che si sapeva: la stragrande prevalenza della religione cattolica; accanto a 10 milioni e 608 mila cattolici sotto i 15 anni e 20 milioni e 931 mila sopra i 15 anni, sono appena 16.723 e 48.872 rispettivamente gli evangelici-protestanti, 9.419 e 26.198 gli israeliti, 469 e 2.003 i greco-scismatici, 13 e 267 imaomettani, 1 e 55 i buddisti, 1 braminico e 1 copto. Per contro però vi sono 514 mila sotto i 15 anni e 280 mila sopra che non fecero nessuna dichiarazione in merito alla religione professata: forse gente tiepida o figli di poco osservanti. Ai quali si contrappongono i 7.017 minori di 15 anni e 29.075 maggiori di quell’età, i quali espressamente dichiararono di non aver nessuna religione. Degli atei sotto i 15 anni 4.002 sono uomini e 3.015 donne, e di quelli sopra 23.215 sono uomini e 5.860 donne. La maggior parte è localizzata nella Toscana, Emilia, Lombardia, Liguria, Lazio, Sicilia. Pochissimi, appena 54, nella Basilicata. Gli israeliti sono concentrati, in ordine discendente, nel Lazio, Toscana, Piemonte, Lombardia, Veneto. In Sicilia sono appena 115, in Sardegna 60, nelle Calabrie 38 e nella Basilicata 8, questi tutti superiori a 15 anni. Un’altra cosa ci dice il censimento: l’esistenza di un numero fortissimo di proprietari di beni immobili. Sono 4.110.133, un ottavo circa della popolazione, divisi in 2.597.556 maschi e 1.512.577 femmine, ovvero ancora in 1.045.113 proprietari di soli terreni, 823.442 proprietari di soli fabbricati e 2.241.578 proprietari di terreni e fabbricati insieme. Questi proprietari sono sparsi un po’ dappertutto, ed a dimostrare come sia assurdo parlare del Mezzogiorno d’Italia come se fosse posseduto da soli latifondisti, sarà bene citare le cifre per ogni regione, avvertendo che le tre cifre scritte in parentesi per ogni regione indicano in migliaia, la prima il numero dei proprietari di soli terreni, la seconda di soli fabbricati e la terza di terreni e fabbricati insieme: Piemonte 696 mila (237-49-409), Sicilia 520 (99-187-233), Lombardia 410 (112-60-237), Campania 374 (79-97-197), Abruzzi e Molise 259 (60-39-160), Puglie 256 (86-60-109), Toscana 217 (39-47-129), Calabrie 190 (34-65-90), Sardegna 155 (30-37-87), Liguria 137 (67-17-52), Lazio 113 (26-26-61), Ducati Emiliani 110 (27-14-68), Basilicata 95 (25-17-52), Marche 88 (19-27-42), Umbria 74 (12-16-45), Romagna 65 (12-18-34). Certo queste cifre andrebbero diligentemente discusse, per precisarne il giusto valore; ma una cosa si può affermare come certa fin d’ora: che l’Italia è in tutte le sue regioni, nessuna eccettuata, un paese di piccoli proprietari. Un Governo che sapesse intendere la sua missione rispetto a questi piccoli possessori di terre e di case potrebbe ivi trovare il fulcro di resistenza contro qualsiasi tentativo di distruzione sociale.

 

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