Le derivazioni di acque pubbliche

Tratto da:

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. II

Corriere della Sera

Data di pubblicazione: 19/02/1909

Le derivazioni di acque pubbliche

«Corriere della Sera», 19 febbraio 1909

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. II, Einaudi, Torino, 1959, pp. 655-656

 

 

Uno dei più importanti disegni di legge che la chiusura della sessione ha fatto decadere è senza dubbio quello sulle derivazioni e usi di acque pubbliche. La relazione al re per lo scioglimento della camera e la convocazione dei comizi elettorali dichiarava che per la sua importanza, il disegno di legge sarebbe stato tosto ripresentato al nuovo parlamento. Cosicché, dopo una breve interruzione, l’esame del disegno di legge deve continuare dinanzi al senato, a cui, per la sua speciale competenza, esso era stato prima presentato. La legge del 10 agosto 1884 è oramai antiquata, soprattutto tenuto conto del meraviglioso cammino percorso nel frattempo dalla utilizzazione industriale ed agricola delle acque; e si comprende perciò come da un decennio in qua si siano succedute le proposte di nuovi disegni di legge ed anche le semplici circolari che pretendevano innovare sulle leggi esistenti. Cominciò il generale Afan De Rivera a diramare il 17 giugno 1898 una circolare che ingiungeva di non dar più corso alle domande di concessione, allo scopo di non pregiudicare le future applicazioni della trazione elettrica ferroviaria. Ma un disegno di legge presentato l’11 dicembre 1899 dai ministri Carcano, Lacava e Fortis, inspirato a preoccupazioni ferroviarie, non trovò fortuna presso il senato, il quale si preoccupò giustamente dei danni immediati che alla industria italiana avrebbe arrecato una ipoteca posta sulle forze idrauliche per lontani ed ipotetici bisogni ferroviari. Il tempo si incaricò di dar ragione ai timori del senato, poiché la elettrificazione delle ferrovie, dopo alcuni esperimenti riusciti tecnicamente, ma forse non commercialmente, non fu più proseguita con fervore né da noi né altrove. Segue un altro periodo che va dal 1902 al 1904 in cui si sospese per un po’ di tempo ogni nuova concessione allo scopo di potere, con una nuova legge, aumentare i canoni, abbreviare le concessioni ed impedire i cosidetti accaparramenti delle acque. Col 1907 entra in campo una nuova preoccupazione: quella delle preferenze da accordarsi alle provincie ed ai comuni posti lungo il percorso delle acque: onde il disegno del 6 marzo 1907 che aumentava assai i canoni a beneficio degli enti locali e dava a questi molti diritti e perfino il monopolio della distribuzione di energia elettrica per piccole forze motrici, per illuminazione e per riscaldamento. Anche il nuovo disegno di legge naufragò in senato, per le obiezioni sollevate dall’aumento eccessivo dei canoni, dalla abbreviata durata delle concessioni e dai privilegi concessi agli enti locali che avrebbero ostacolato moltissimo l’accorrere dell’industria privata verso gli impieghi elettrici.

 

 

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