Le dimissioni del ministro del tesoro. La crisi si allarga?

Tratto da:

La Stampa

Data di pubblicazione: 21/12/1900

Le dimissioni del ministro del tesoro. La crisi si allarga?

«La Stampa», 21 dicembre 1900

 

 

 

Ci telegrafano da Roma, 21, ore 10,40 (urgenza):

 

 

I lettori ricorderanno che il 10 novembre mandai alla Stampa una corrispondenza telegrafica intitolata: Crisi ministeriale a breve scadenza, nella quale prevedevo che, appena la Camera avesse prese le vacanze natalizie, sarebbe scoppiata una crisi ministeriale colle dimissioni del ministro del tesoro.

 

 

Ricordo oggi questo fatto, perché allora qualche giornale volle accusare le mie notizie di tendenziosità. Ora i fatti mi danno completamente ragione, e, proprio come prevedevo, tre giorni dopo la chiusura della Camera, la crisi ministeriale prevista è scoppiata. Stamane, improvvisamente per quelli che non sono addentro alle cose politiche, l’onorevole Rubini, ministro del tesoro, ha presentato le dimissioni al presidente del Consiglio.

 

 

La ragione apparente di queste dimissioni si riannoda alla deliberazione della Giunta del bilancio, confermata nella seduta di martedì dalla Camera, di sospendere i noti provvedimenti relativi alla circolazione monetaria, che facevano parte del progetto per la proroga del corso legale. Sebbene gli uomini più autorevoli in materia, come gli onorevoli Sonnino, Luzzatti, ed alcuni membri della Giunta, quali Zeppa, che li difese efficacemente, e lo stesso relatore Giovanelli, si fossero espressi favorevolmente sul merito di quelle proposte, l’on. Rubini, convinto, come dimostrò loro, dell’immediata necessità di questi provvedimenti, ha creduto, per quanto avesse lasciata giudice la Camera che la sua responsabilità vi fosse impegnata, e quindi ha rassegnato le dimissioni. L’on. Chimirri, ministro delle finanze, ha preso l’interim del tesoro.

 

 

Questa la versione ufficiosa per non precipitare gli avvenimenti, e per non allargare di un subito la crisi ministeriale. Si dice anche da qualche amico dell’on. Rubini, che questi ha ceduto ad un eccesso di suscettibilità, e che la sua deliberazione reca molta sorpresa.

 

 

Queste sono le dicerie; ma i fatti sono diversi; da molto tempo in seno al Gabinetto Saracco si vennero manifestando due tendenze: quella delle riforme a qualunque costo, e quella del pareggio dei bilanci a qualunque costo. L’abilità e l’autorità dell’on. Saracco erano riuscite a equilibrare quelle due tendenze per qualche tempo, ma l’on. Rubini, procedendo coll’on.

Saracco, gli ha sempre fatto chiaramente capire che il suo sacrifizio non avrebbe durato oltre la chiusura della Camera per le vacanze natalizie. E mantenne la parola.

 

 

Si comprende facilmente come la ragione addotta per spiegare le dimissioni sia assolutamente infondata. Se l’on. Rubini avesse creduto di fare una questione di Gabinetto sull’urgenza del provvedimento sulla circolazione legale, non avrebbe aspettato quattro giorni ad accorgersi che la Giunta del bilancio e la Camera dei deputati, pur consentendo nelle sue proposte, non le reputavano urgentissime. Non si provoca una crisi, quando tutti gli uomini più competenti di finanza, a cominciare dagli onorevoli Sonnino e Luzzatti, approvano incondizionatamente i progetti del ministro del tesoro, ma chiedono soltanto un differimento di qualche giorno.

 

 

E che questa ragione non valga a spiegare la crisi, lo dimostra il fatto che si ritiene generalmente che la crisi non si arresterà al portafoglio del tesoro, ma si allargherà molto più di quanto si mostra credere da taluni.

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