Le entrate provenienti dalla guerra – Parte V: Le contribuzioni di guerra levate in Provenza, nel Bugey e nel Delfinato francese

Tratto da:

La finanza sabauda all’aprirsi del sec. XVIII e durante la guerra di successione spagnuola

Data di pubblicazione: 01/01/1908

Le entrate provenienti dalla guerra – Parte V: Le contribuzioni di guerra levate in Provenza, nel Bugey e nel Delfinato francese

La finanza sabauda all’aprirsi del sec. XVIII e durante la guerra di successione spagnuola, Officine grafiche della Società tipografico editrice nazionale, Torino 1908,pp. 299-303

 

 

 

83. Le contribuzioni di guerra imposte a contrade nemiche si distinguono, come si disse nella premessa di questo capitolo, a seconda della durata più o meno lunga della occupazione compiuta dalle nostre armi. Diciamo prima di quelle contribuzioni che furono stabilite sui paesi i quali furono oggetto di una breve campagna, senza che sia avvenuto alcuno spostamento di sovranità[1]. Queste contribuzioni dal punto di vista fiscale, sono caratterizzate – in confronto di quelle pagate dai paesi di conquista che rimasero poi a dizione piemontese – da questo fatto: che mentre, ad esempio, nel Monferrato, in Alessandria, Lomellina, Val di Sesia, Delfinato, Pragelato, paesi ceduti o conquistati coll’intenzione di tenerli dopo la pace, il Sovrano piemontese si sostituisce al Duca di Mantova, all’Imperatore od al Re di Francia ed esige senz’altro i tributi antichi, specificatamente indicandoli col loro nome, come se fossero di già aggregati al suo demanio; invece nei paesi, dove si facevano incursioni temporanee od anche in quelli che si occupavano in guisa più permanente senza però l’intenzione di tenerli per sempre, il fisco nostro esigeva delle semplici contribuzioni di guerra concordate dagli intendenti o capitani piemontesi con le autorità locali. Quelle contribuzioni erano di solito corrispondenti ai tributi che le comunità occupate pagavano al loro legittimo sovrano; ma dei tributi stessi non prendevano il nome nei conti dei nostri tesorieri.

 

 

La contribuzione più importante di questa categoria sicuramente quella fatta pagare alla Provenza mentre l’esercito austro piemontese andava all’assedio di Tolone. Ma già prima, nel 1704, essendosi fatta da parte nostra una breve incursione nella Provenza, non si era mancato di caricarla subito di una contribuzione, che notata in L. 26.688.19.5 nel conto di Nizza del 1704 e in L. 1.576.10 nel conto del 1706. La cosa più curiosa si è che tre anni dopo, nel 1707, quando i nostri ritornarono in Provenza, costrinsero la città di Venza (Vence) e la comunità di Brocco (Broc) a pagare L. 9.003.0.8 di residui non riscossi della contribuzione a cui erano state sottoposte nel 1704. È questo uno degli esempi di quel singolare diritto pubblico che vigeva allora in materia di contribuzioni di guerra, per cui dai Sovrani belligeranti erano riconosciuti e spesso anche previamente consentiti i pagamenti fatti dalle città suddite al nemico, né ripetevasi una seconda volta da una delle due parti la somma pagata al nemico. Probabilmente nel 1704 Vence e Broc si erano obbligate a pagare una contribuzione determinata al tesoriere che seguiva l’armata piemontese; e, non avendo soddisfatto al loro obbligo per tempo, nulla di più naturale che, presentandosi l’occasione, i nostri ricordassero a quei comuni il debito antico, di cui forse questi s’erano già avvalsi per negare al Re di Francia il pagamento di parte della taglia.

 

 

Ben più importante, dal punto di vista militare e finanziario, fu l’invasione della Provenza nel 1707. Stavolta viaggiava al seguito delle armi sabaude l’intendente generale di Nizza Fontana e quei paesi dovettero contribuire le seguenti somme[2]:

 

 

In contanti

L. 199.148.5.7

L. 204.748. 5.7

In una cambiale su David Ollivier di Lione pagata dalla comunità di Souliers in conto della sua contribuzione

L. 5.600

Contribuzione in argenteria (3109 oncie di Provenza) e dorarie (14 oncie di Provenza)

L. 12.158.15.8

Contribuzione in robe in natura provviste per servizio dell’armata

L. 67.486. 8.4

Dritto di 2 e 1/2 % esatto sulle somme in che le città e comunità della Provenza sono state tassate

L. 6.555.16

 

L. 290.949. 5.7

A dedurre: grazie per danni sopportati

L. 4.226. 8.3

 

Totale

L. 286.722.17.4

 

 

In tutto sono L. 286.722.17.4 che i nostri presero ai Provenzali, la più grossa parte in denari contanti ed il resto in oggetti d’oro e d’argento, contribuzioni in natura[3] e persino una cambiale che era pagabile da Davide Ollivier di Lione nella fiera di Pasqua dal 1708. L’intendente Fontana, dubbioso pel “longo tempo” che rimaneva a decorrere fino al pagamento e pel pericolo di essere pagato in biglietti francesi, la girò subito mercé il prezzo di L. 5600 a favore di Gio. Giacomo Audiffredi, che, facendo a Torino il banchiere, avea modo di incassarla più facilmente.

 

 

Alle contribuzioni pagate dai contribuenti si debbono aggiungere i sequestri di sale nei magazzini della gabella francese del Frejus per un valore di L. 1.305.18 e della città di Hijeres per un valore di L. 70.19 (Einaudi, B. e C. T. 1700/713, Tabelle XXII e XXIII). Ed a questa medesima categoria appartengono L. 724 che si fecero pagare dalla comunità di Ramattuele in Provenza a titolo di finanza per l’uccisione avvenuta nel suo territorio di due marinai appartenenti ad un brigantino di Oneglia. La finanza doveva essere pagata alla moglie e famiglia dei due marinai uccisi, di guisa che l’erario non se ne avvantaggiava in nulla. Non così per la somma ben maggiore di L. 47.270.13 che Enrico Francesco Pisani, il quale aveva avuta la mala ventura di essere fatto prigione con suo figlio a S. Laurent, villaggio di Provenza, di cui egli era signore, dovette pagare a titolo di riscatto.

 

 

Durante la spedizione fatta nella Provenza nel 1707 i Piemontesi costrinsero alcune comunità del Contado di Nizza a pagare il tasso del secondo quartiere dell’anno e riscossero in questa maniera L. 350.6.2 da Aspromonte, Bairols, Boione, Gilletta, Maria, Rorà, Turbia e Venansone. Chi sappia come nelle guerre di antico diritto il territorio nazionale soggetto al nemico era trattato come territorio nemico non si meraviglierebbe se i nostri avessero chiamata questa una “contribuzione di guerra”, benché percepita su comunità appartenenti in diritto allo Stato. Forse perché si sperava di riconquistare fra breve il Contado, non si parla nei conti nostri di “contribuzione”, ma di “tasso esatto da Comunità sottomesse da Nemici” distinguendolo in tal guisa dal “tasso esatto dalle Comunità non sottomesse agli Inimici” le quali ultime nel 1707 erano assai poche” Rocchetta di Dolceacqua, Saorgio, Tenda, Breglio, Pigna e Briga.

 

 

Natura analoga hanno le somme che il Saillet, il Pusterla ed i commessi del tesoriere di milizia, fratelli Bertolini, dichiarano di aver incassato durante la spedizione del 1711 in Savoia. Fatta ragione alle duplicazioni fra i diversi conti[4], la somma incassata durante quella campagna può ritenersi di L. 391.620.18.1, quasi tutto taglie[5], capitazione e gabelle, su cui i Piemontesi riuscirono a mettere le mani. In verità queste sono entrate che sarebbero di diritto spettate ai nostri; ma che le idee fossero incerte in proposito, si può desumere dal fatto che le L. 3999.12 di tabacco sequestrato a Chambery si dicono nei conti di milizia rappresagliate a nemici forse perché trattandosi di gabelle, il fondo di magazzino era di proprietà francese.

 

 

Durante questa campagna le truppe piemontesi fecero una punta nel Bugey e misero una contribuzione di L. 8000 sulle comunità di Chapavillon e Chanal (Einaudi, B. e C. T. 1700/713, Tabella XII); e questo è un esempio di contribuzione propriamente detta messa su paese nemico.

 

 

Sono contribuzioni pure quelle che s’esigettero, in guisa però assai più permanente, dal 1704 al 1712, da quelle comunità della valle della Durance, che erano state soggettate dalle scorrerie fatte dalle armi piemontesi. Il pagamento delle contribuzioni ci può dare un’idea del come grado si arretrasse l’occupazione piemontese in quel versante francese del Delfinato:

 

 

1704

1705

1706

1707

1708

1709

 

1710

1711

1712

Rizoulz

Rizoulz

Rizoulz

Rizoulz

Rizoulz

Rizoulz

Rizoulz

Rizoulz

Rizoulz

Creolus

Creolus

Creolus

Creolus

Creolus

Creolus

Creolus

Creolus

Creolus

Guillestre

Guillestre

Guillestre

Guillestre

Guillestre

Guillestre

Guillestre

Guillestre

S. Andrea

S. Andrea

S. Andrea

S. Andrea

S. Andrea

S. Saveur

S. Saveur

S. Saveur

S. Saveur

S. Saveur

Barrathier

Barrathier

Barrathier

Barrathier

Barrathier

Les Grottes

Les Grottes

Les Grottes

Les Grottes

Les Grottes

Sauinos

Sauinos

Sauinos

Sauinos

Sauinos

Ores

Ores

Ores

Ores

Ores

L. 8.553.18.8

13.199.18.8

11.944.12

11.445.8

11.945.8

L. 3039.6

4039.6

3539.6

3539.6

 

 

 

È singolare la regolarità e la puntualità con cui queste comunità seguitarono per un pezzo ed alcune di esse fino quasi alla cessazione delle ostilità, a pagare contribuzioni ai Piemontesi, versando l’intiera somma a cui s’erano obbligate[6], non sapendosi quali organi di governo i nostri avessero al di là delle alpi per costringerle a sborsare somme che non dovevano riuscire per esse indifferenti. Invece non si incontrano traccie nei conti dei tesorieri delle contribuzioni pagate dai villaggi della valle di Queyras e da quelli facenti capo a Casteldelfino nell’alta valle Varaita, i quali, sul versante italiano, confinavano con i piccoli comuni degli affluenti della Durance, di cui sopra si videro i pagamenti fatti in tesoreria generale. Le trattative fra il generale delle finanze e le comunità della valle di Queyras e di Casteldelfino per il pagamento delle contribuzioni al Piemonte erano avviate sino dal 1703[7], conchiudendosi alla fine che le comunità di Ristolar, Abries, Eiguillies, Vilmeile e Chasteau, Molines, Senderan ed Armie dovessero pagare L. 40.000 all’anno e quelle di Cerviera L. 8000, di Cegliaco L. 2000 e di Varo L. 600. Le terre di Casteldelfino (S. Eusebio, Pont e Chianale e Bellino) si radunarono in assemblea nella villa di S. Eusebio, che era il capoluogo della valle, e fissarono l’imposto di L. 6400 l’anno. Finalmente la comunità separata di Eyglieres si obbliga a pagare L. 4000 l’anno al ricevidore di Luserna. Nei conti dei tesorieri non si leggono notizie sulle contribuzioni di queste comunità francesi perché si pagavano nelle valli a commissari di guerra od ai capi militari delle milizie di occupazione, i quali, spendendo forse sul luogo le taglie ricevute, non le versarono in tesoreria generale e non si curavano di rendere loro conti in Camera[8]. Le contribuzioni delle comunità di Casteldelfino compaiono nei conti di tesoreria generale solo nel 1713; ma allora, essendo già state quelle comunità cedute formalmente da Francia a Savoia, le somme pagate non sono più dette “contribuzioni”, ma “taglie”.

 

 

Era pregio dell’opera accennare a questo scambio di territori tributari tra la Francia e Savoia, per cui il Principe nostro esigeva tributi nei villaggi del Delfinato francese, mentre la Francia taglieggiava le comunità vicinissime della valle di Barcellona, appartenente agli Stati sabaudi. Se fosse lecito azzardare un’ipotesi, diremmo che i villaggi di confine in tempo di guerra sceglievano essi stessi quella sovranità che a loro tornava più comoda per le minori pretese di tributi; ed i villaggi francesi pagavano a Torino, mentre gli italiani a Grenoble a seconda che erano riusciti a contrattare le contribuzioni a minor prezzo. Né dovevano mancare quei villaggi i quali, più avveduti, non pagavano né a Francia né a Savoia, quando non vi fossero costretti dalla guerra di partigiani o da incursioni di milizie amiche od avversarie.

 

 



[1]Cfr. su questo argomento le indagini originali del prof. Irénée Lameire, Théorie et pratique de la Conquête dans l’ancien droit, Paris, Rousseau, 1902/905. Egli fa notare nell’Introduction (pag. 67), che l’invasione austro piemontese della Provenza nel 1707 non produsse quasi nessun cambiamento di sovranità; mentre nel vol. II, Les occupations militaires en Italie pendant les guerres de Louis XIV, nota lo spostamento completo di sovranità a favore del Duca di Savoia avvenuto nel 1708 nel “Dauphiné aux pendantes” (pag. 297 e segg.).

[2]Cfr. in Einaudi, B. e C. T. 1700/713, il conto del tesoriere generale di Nizza, tabelle XXII e XXIII. Nel conto del tesoriere generale di milizia di Piemonte (1707) figura una somma di L. 168.886.12 ricevuta per le contribuzioni della Provenza e così pure nel conto della zecca per alcuni ori di quella provenienza (1708/709). Nel testo non se ne tien conto trattandosi di duplicati, derivanti da rapporti contabili fra i diversi tesorieri.

[3]In questa cifra entra un po’ di tutto ciò che era necessario all’esercito in marcia: razioni di pane, grasso, camicie, ferri di cavallo, chiodi, scarpe, bestie bovine, vitelli, grani, vino, caviglie di ferro, braghe, farine, montoni, biada da cavalli, medicinali, acquavite, ecc. Su tutto ciò cfr. G. Prato, “Il costo dalla guerra, parte II, capitolo III.

[4]Vedi in Einaudi, B. e C. T. 1700/713, le impostazioni nei conti di Savoia (pag. 257/265), di milizia (pag. 180/81) e del Delfinato (pag. 330/31) e la spiegazione che a pag. 251/253 data dei rapporti fra tutte queste impostazioni. Il Bagnolo riscosse nel 1717 L. 345.821.1.5, di cui L. 11.732.2.2 dal Pusterla, ossia tutta la somma incassata da costui, e L. 69.517.16 dal Saillet. Siccome il Saillet incassò L. 111.378.0.8, così dobbiamo alle L. 345.821.1.5 del Bagnolo aggiungere la differenza in L. 41.800.4.8 fra la somma incassata dal Saillet e quella da costui versata al Bagnolo, per avere il totale delle entrate della campagna del 1711 in Savoia. Nel conto del 1712 il Bagnolo confessa di aver ricevuto altre L. 3999.12 per tabacchi rappresagliati ai nemici a Chambery.

[5]In parte queste si pagavano in frumento ed in segala, secondo gli ordini dati dal campo di S. Marcel dal Fontana, intendente e contadore generale delle truppe, l’1 agosto 1711. D. XXIII, 375.

[6]Da A. S. F. seconda a. Capo 16, n. 14. “Libro amministrazione generale finanze”, 1717, 1718, si ricava che nel 1703 la comunità di Guillestre aveva convenuto la propria contribuzione in L. 2000 all’anno, quella di Creouls in L. 984.12 e quelle di Rizouls, S. Andrea, S. Sauveur, Barrathier, Los Grottes, Saninos ed Ores, tutte insieme, in L. 8.406.2. Le contribuzioni dovevano essere versate in tesoreria generale.

[7]A. S. F. seconda a. Capo 59, n. 1. Lettera dell’11 novembre 1703 del Groppello al conte Rouero, con cui l’avverte di aver rimandato a casa i deputati di Casteldelfino facendo loro sapere che “per ora non vuole sentire propositione veruna di contributione e che per altro saranno trattati nella stessa maniera che si pratticarà dai Francesi verso li sudditi di S. A. R.”; e in A. S. F. seconda a. Capo 54. ” Registro lettere”, n. 23, lettera del 21 settembre 1704 di Groppello al marchese d’Andorno sui negoziati con la valle di Queyras a proposito della contribuzione da pagarsi a S. A. R. ed altra del 28 settembre all’auditore Solvay, in cui il Groppello si congratula che siano state fissate le contribuzioni di Casteldelfino e comunità dei contorni.

[8]Cfr. in A. S. F. seconda a. Capo 69, n. 2, la nota in data del 31 dicembre 1706 circa; e i dati contenuti in A. S. F. seconda a. Capo 16, n. 14. “Libro amministratione generale finanze”, 1717, 1718.

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