Le entrate provenienti dalla guerra – Parte VI: I tributi imposti sui paesi conquistati su Francia. (Delfinato italiano e Pragelato)

Tratto da:

La finanza sabauda all’aprirsi del sec. XVIII e durante la guerra di successione spagnuola

Data di pubblicazione: 01/01/1908

Le entrate provenienti dalla guerra – Parte VI: I tributi imposti sui paesi conquistati su Francia. (Delfinato italiano e Pragelato)

La finanza sabauda all’aprirsi del sec. XVIII e durante la guerra di successione spagnuola, Officine grafiche della Società tipografico editrice nazionale, Torino 1908, pp. 303-305

 

 

 

84. Anche le somme pagate dal Delfinato “aux eaux pendantes” dalla parte d’Italia avrebbero dovuto chiamarsi “contribuzioni”, almeno finché il trattato di pace del 1713 non fece passare la sovranità di quei paesi sulla testa di Vittorio Amedeo II in cambio della cessione della valle di Barcellona. Ma il Lameire ha già dimostrato lucidamente che, passato il primo periodo di confusione tra la fine del 1707 ed il principio del 1708, a partire dalla state del 1708 l’occupazione militare si confonde in maniera così assoluta con l’annessione che il trasferimento diplomatico di sovranità operato dal trattato di Utrecht non ha più alcuna ripercussione sulle valli del Delfinato e del Pragelato[1]. Vittorio Amedeo II avea conquistate le valli dalla parte d’Italia coll’intenzione ben netta di conservarle dopo la pace, per garantirsi una rettifica di confini sulle Alpi, che era stata riconosciuta legittima anche dagli articoli segreti dei trattati coll’Imperatore, l’Inghilterra e l’Olanda. Quindi egli rende giustizia in suo nome, riattacca le giurisdizioni minori al Consiglio superiore di Pinerolo, si fa prestare dai consoli delle valli giuramento di fedeltà, interviene negli affari religiosi e finalmente impone gabelle ed esige taglie.

 

 

Dal nostro punto di vista è importante qui distinguere le gabelle dai tributi reali ordinari. Quanto alle gabelle era evidente che il nostro stato non poteva continuare ad applicare l’organizzazione francese, troppo ristretto essendo il territorio conquistato. Nelle provincie tolte alla Lombardia e nel Monferrato fu possibile conservare per lungo tempo una organizzazione gabellare separata da quella del Piemonte, trattandosi di un vasto territorio, dove le abitudini non potevano essere mutate da un momento all’altro. Nel Delfinato e nel Pragelato, invece, conservare gli ordinamenti francesi sarebbe stato troppo costoso e per più aspetti nocivo; né i mutamenti furono mai visti dagli abitanti, poiché se si introdussero le gabelle piemontesi del sale e del tabacco e si impose la carta bollata piemontese e l’obbligo di insinuare gli atti, si abolirono i diritti del controle e del centième denier e si ridusse il prezzo del sale ai 4 soldi la libbra che si pagavano in Piemonte, aggiuntivi 6 denari per il costo della distribuzione e la paga dei magazzinieri. Quanto ai diritti di dogana e tratta furono conservati senza nessuna innovazione quelli che già si pagavano sotto il dominio francese, introducendo merci o derrate dalla Francia nelle valli ed esportandole dalle valli in Francia; ma, quasi a denotare che i vincoli col Piemonte doveano essere più stretti di quelli con la Francia, furono aboliti i dazi di tratta sulle merci e derrate che i valligiani traevano dal Piemonte per la propria sussistenza e che prima erano colpite, essendo le valli considerate come paese straniero. Anche qui è da notare una differenza notevole fra il trattamento fatto alle valli in confronto del Monferrato e delle provincie lombarde. Mentre si abbattevano quasi verso le alpi le barriere doganali fra le valli ed il Piemonte, erano conservate intatte dal lato orientale quelle esistenti fra il Piemonte e le provincie di nuovo acquisto.

 

 

Nella materia dei tributi fondiari non era altrettanto chiara la necessità dei mutamenti e quindi il Duca di Savoia si tenne pago a rendersi affezionati i nuovi sudditi sopprimendo i tributi straordinari (quartier d’inverno e capitazione) fino dal 1708, molto prima che gli analoghi tributi di guerra fossero aboliti nel Piemonte[2]. Furono invece conservate integralmente le debiture fisse o taglie ordinarie, regolandone l’ammontare “in conformità delle notizie prese da ciò che si pratticava in tempo della tenuta di S. M. decima” (Einaudi, B. e C. T. 1700/713. Tabella XXIX); e noi abbiamo i conti che i ricevidori del Delfinato (dal 1710/711) e del Pragelato (dall’1 novembre 1708) rendevano alla Camera dei Conti dei denari che per tal motivo incassavano: altra prova, se ve ne fosse bisogno, che le valli erano considerate alla stessa stregua delle terre di antica dizione piemontese. Mentre infatti per le contribuzioni della Provenza e del Delfinato dalla parte di Francia, i tesorieri si caricano soltanto delle somme effettivamente incassate, per il Delfinato italiano e il Pragelato i tesorieri seguono il sistema[3] di caricarsi nell’attivo di tutto l’ammontare del tributo, salvo a scaricarsi nel passivo delle grazie e dei reliquati. Il Pusterla, ricevidore del Delfinato, si carica infatti di L. 60.321.7.3 per la taglia reale, che era il tributo reale corrispondente al nostro tasso, di L. 3.774.16.4 per la taglia del Ducato, la quale si pagava sin dal 29 maggio 1343 (transazione tra il Principato di Brianzone ed il Principe Delfino Imberto) a guisa di commutazione di vecchie prestazioni in natura e diritti feudali, e di lire tornesi 2 all’anno per comunità per il dritto di quietanza delle taglie; ma contemporaneamente si scarica di L. 12 mila all’anno per la grazia che era stata fatta dal Duca agli abitanti delle valli, che glie l’aveano ad alte voci chiesta per i gravi danni patiti a causa dei passaggi, saccheggi ed incendi dagli eserciti nemici. Il debito tributario delle diverse valli del Delfinato italiano, veniva ad essere il seguente:

 

 

 

Tributi

Grazie

Debito residuo

Taglia reale

Taglia del Ducato

Totale

Chaumont

6.225. 4.10

6.225. 4.10

1.046.15.6

5.178. 9.4

Exilles et Salabertrand

7.789. 8

985.16.8

8.775. 4. 8

1.637.14.2

7.137.10.6

Oulx e mandamento

9.071.19. 9

559.11

9.631.10. 9

2.541.16.4

7.089.14.5

Bardonecchia e valle

13.232.11. 8

13.232.11. 8

2.224.12.6

11.007.19.2

Sezana e valle

14.002. 3

2.229. 8.8

16.231.11. 8

4.549. 1.6

11.682.10.2

 

50.321. 7. 3

3.774.16.4

54.096. 3. 7

12.000

42.096. 3.7

 

 

Così pure il ricevidore Giovanni Gignoso di Fenestrelle si carica per il Pragelato di L. 16.600 di taglia reale, di L. 2.730.0.11.6 di taglia del Ducato e di L. 366.12 di diritto della ricetta del 2%, e cioè in tutto di L. 18.696.12.11.6; ma siccome la regia clemenza avea fatto “in consideratione de’ gravi danni patiti per causa della guerra guerreggiata in queste Valli” grazia di tutta la taglia del Ducato e di un terzo della taglia reale e del diritto di ricetta, ossia di L. 8.088.12.11.6 all’anno, così il Pragelato finiva di dover pagare solo L. 10.608 all’anno. (Einaudi, B. e C. T. 1700/713. Tabelle XXVIII e XXIX). Le quali erano distribuite nella maniera seguente:

 

 

 

Tributi

Grazie

Debito residuo

 

Taglia reale

Taglia del Ducato

Diritto di ricetta del 2 per cento

Totale

Pragelato

4.538. 2. 6

686. 5. 2

104. 9.10

5.328.17. 6

2.242.18. 4

3.085.19. 2

Ruore

4.254.10. 9

875.10

102.12

5.232.12. 9

2.339.11

2.893. 1. 9

Visseau

2.263.13.10

442. 1.10

61. 6. 8

3.127. 2. 4

1.343. 1

1.784. 1. 4

Mantolle

2.127. 5. 6

345.17. 3

49. 9. 4

2.522.12. 1

1.076. 1

1.446.11. 1

Fenestrelle

1.347. 5. 7

276. 9. 8

32. 9. 2

1.656. 4. 6

740. 1. 6

916. 2.11

Meana

709. 1.10

103.16.10

16. 5

829. 3. 8

346.19.11

482. 3. 9

 

15.600

2.730. 0.11

366.12

18.696.12.11

8.088.12.11

10.608

 



[1]Lameire, “Les Occupations militaires en Italie”, etc., pag. 299 e segg.

[2]Cfr. l’ordinanza di Fenestrelle dell’8 settembre 1708 dell’intendente Fontana in A.S. Pinerolo e Valli, M 26, n. 2. È riprodotta in Lameire, op. cit., pag. 328.

[3]Su questo sistema cfr. Einaudi, B. e C. T. 1700/713. Capo III, par. 12.

Torna su