Le ire contro l’on. Giolitti

Tratto da:

La Stampa

Data di pubblicazione: 04/05/1901

Le ire contro l’on. Giolitti

«La Stampa», 4 maggio 1901

 

 

 

Quanto succede alla Camera – sia ciò che trapela in pubblico, sia ciò che si macchina in privato – non è tale da conferire autorità e prestigio alla rappresentanza nazionale.

 

 

La calma, anzi l’indifferenza colla quale si discutono bilanci importantissimi non significa che nella Camera siano spente le ire di parte e i desiderii di lotte infeconde. Mancherà il numero legale, come ieri, quando si discutono i bilanci della marina e della guerra, che implicano tante e così complesse questioni di alto interesse patriottico ed economico, ma, non temete, l’aula di Montecitorio sarà affollatissima non appena scoppieranno le congiure che, pel momento, si vanno allestendo nei corridoi.

 

 

La vita politica italiana – è dolorosissimo il dirlo, ma non bisogna mentire alla verità – si riduce ad un’aspra lotta personale fra due o tre individui.

 

 

Qualche tempo fa era una lotta aspra e senza quartiere contro l’on. Sonnino: oggi è la volta dell’on. Giolitti.

 

 

La guerra che una parte della Camera muove contro il deputato di Dronero e ` implacabile, e non si spiegherebbe se non si conoscessero a fondo i pettegolezzi della vita italiana.

 

 

È impossibile darvi anche lontanamente un’idea di tutte le arti che si adoperano per allontanare da palazzo Braschi l’on. Giolitti. Si accetta l’on. Zanardelli, anzi lo si adula, lo si proclama l’uomo del giorno, indispensabile oggi e domani ancora; gli si perdona un Ministero messo su in fretta e in furia, pur di fare un Ministero, senza indicazione né di programma né di partito: si dimentica volontieri che il programma finanziario, al quale deve la sua origine, sia a rotoli, ridotto, come sarà fra breve, a scartamento ridotto; si chiude anche un occhio sugli amori con l’Estrema Sinistra; si è pronti a dimenticare tutto purché l’on. Zanardelli abbandoni l’on. Giolitti.

 

 

A me, che vivo fortunatamente molto al disopra di tutti i pettegolezzi parlamentari, e che ho mostrato più di una volta di non avere altro partito che quello del Paese, tutti questi sforzi diretti a mutare non un sistema, ma un uomo, mi paiono indegni di una vita politica progredita. Non che l’onorevole Giolitti non abbia commesso degli errori, ma perché vorrei nelle lotte parlamentari qualche cosa di più elevato, di più nobile, di più alto che la guerra ad un uomo.

 

 

Gli uomini politici italiani tutti hanno commesso gravi errori: ne ha commesso l’on. Sonnino, durante il Ministero Pelloux, ne ha commesso l’on. Pelloux, l’on. Di Rudinì, l’on. Zanardelli; nessuno, pur troppo, è senza peccato. Perché dunque l’ira contro una persona? Comprendo che si combatta il Ministero, che si desideri una più solida base costituzionale al Governo del nostro Paese, ma non comprendo come tutti gli sforzi di una parte numerosa della Camera debbano meschinamente perdersi in lotte personali. Del resto non bisogna meravigliarsi troppo; questo fenomeno non è nuovo: è antico, e muta soltanto nome: oggi si chiama Giolitti, ieri si chiamava Sonnino.

 

 

Chi non ricorda quante minacce furono pronunciate, anche in piena Camera, contro l’onorevole deputato di San Casciano? Il suo nome solo sollevava proteste rumorose sui banchi dell’Estrema Sinistra e della Sinistra costituzionale.

 

 

Tutto, ma non Sonnino, si diceva allora: ora da Destra si ripete la stessa frase, mutando i nomi: Tutti, ma non l’on. Giolitti. Come ebbero torto i Sinistri nel combattere aspramente l’on. Sonnino, che è pure un vero valore, così hanno torto i Destri, nell’osteggiare così aspramente l’on. Giolitti, che rappresenta qualcosa di più di quello che rappresentano generalmente i nostri uomini politici. E come l’odio contro l’on. Sonnino non ha servito ad altro che a designarlo più spiccatamente a capo di un intero partito, così l’odio contro l’on. Giolitti non servirà che ad accrescere la sua importanza, già così notevole, nell’attuale Ministero.

 

 

Mentre lo fanno il capro espiatorio di tutto, non si avvedono, gli avversari, che gli creano un piedestallo più in alto di quello dell’onorevole Zanardelli stesso. Il quale, poi, a quanto mi risulta in modo non dubbio, non ha nessuna intenzione di separarsi dall’onorevole Giolitti: e se anche – poiché in politica bisogna prevedere pure l’assurdo – situazioni che oggi paiono impossibili rendessero necessario il distacco dei due uomini, e l’on. Zanardelli fosse ancora arbitro della pubblica cosa, moverebbe i suoi passi verso l’on. Villa, e non verso altri. A me pare che l’Opposizione, che ha per combattere fatti e idee buone, dovrebbe abbandonare certe ostilità personali; e, mirando in alto, al disopra delle persone, al Paese, si preparerebbe più degnamente a ricevere la successione, che, o presto o tardi, non le può mancare.

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