Le modalità del prestito nazionale

Tratto da:

Corriere della Sera

Data di pubblicazione: 29/12/1914

Le modalità del prestito nazionale

«Corriere della sera», 29 dicembre 1914

 

 

 

La pubblicazione del manifesto pel prestito nazionale di un miliardo induce a fare alcune brevi riflessioni in aggiunta a quelle che qui furono già svolte.

 

 

A differenza del decreto reale, il quale aveva adoperato le parole esenti da qualunque imposta o tassa, il manifesto dice: «esenti da qualunque imposta o tassa presente e futura». In verità le parole presente e futura sono soltanto la spiegazione autentica di un concetto che è già implicito nella esenzione generica da qualunque imposta o tassa, stabilita col decreto reale; poiché, ove la esenzione si fosse intesa limitatamente ai tributi attualmente vigenti, di questa limitazione si sarebbe dovuto far cenno esplicito. Così i titoli di debito pubblico, non espressamente esenti da qualunque imposta o tassa, sono soltanto esenti, in virtù delle leggi fondamentali in materia, dalle imposte speciali ad essi titoli di debito pubblico, e sono soggetti alle imposte generali che colpiscono gli altri contribuenti; ad es. il vecchio 5 % ora convertito, ed il 3 %, tuttora esistente, ed in genere i titoli di Stato sono soggetti alle imposte generali come quella di ricchezza mobile.

 

 

Le obbligazioni del nuovo prestito sono invece espressamente esenti da qualunque imposta; e quindi anche dalle qualunque imposte che in avvenire fossero istituite durante la vita del prestito stesso. E non solo dalle imposte, come quella di ricchezza mobile; ma anche da quelle che nel linguaggio legislativo italiano si chiamano tasse, come la tassa di negoziazione o circolazione. Non è male che il manifesto abbia chiarito la cosa anche rispetto alle imposte e tasse future, perché dubbi, infondati, erano già sorti nella mente di taluni risparmiatori, dubbi che è stato opportuno eliminare ufficialmente.

 

 

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Il manifesto chiarisce anche le modalità del versamento, che nel decreto erano appena accennate. Esse si possono riassumere nel modo seguente:

 

 

  • 1. I minimi sottoscrittori, i quali vogliono acquistare una sola obbligazione da cento lire, debbono versare l’intiero ammontare in lire 97, all’atto della sottoscrizione, ossia dal 4 all’11 gennaio. Queste minime sottoscrizioni sono irriducibili, ossia il piccolo risparmiatore è sicuro di ricevere l’intiera obbligazione da 100 lire da lui domandata.
  • 2. Coloro che intendono sottoscrivere per somme nominali maggiori di lire 100 (a cui corrispondono i versamenti reali di lire 97), debbono versare, all’atto della sottoscrizione, ossia dal 4 all’11 gennaio, il decimo della somma nominale sottoscritta. Questo decimo vale come acconto sulla somma che gli verrà assegnata in seguito;
  • 3. Ricevute le sottoscrizioni, il Consorzio degli istituti emittenti farà il calcolo del riparto da farsi. Se sarà sottoscritto un miliardo preciso, i sottoscrittori riceveranno l’intiera quantità di obbligazioni domandata: e ne riceveranno invece due terzi o metà se le sottoscrizioni ammonteranno a 1500 o 2000 milioni. È chiaro che la comunicazione della quantità assegnata dovrà farsi entro il mese di gennaio, affinché i sottoscrittori possano effettuare il primo versamento al 1 febbraio;
  • 4. Ricevuta la comunicazione della quantità assegnata, il sottoscrittore, volendo, potrà immediatamente al 1 febbraio versare il saldo intiero della somma a lui assegnata, ossia ciò che manca sino ad arrivare a 97 lire per ogni 100 nominali tenendo conto dell’acconto pagato all’atto della sottoscrizione. Su questo saldo dovrà naturalmente pagare l’interesse del 4.50 % per un mese, dal 1 gennaio al 1 febbraio 1915 e ciò perché egli al 1 luglio riscuoterà un cupone semestrale intiero, su tutta la somma assegnatagli, di L. 2.25 compreso il mese di gennaio, per cui egli non aveva ancora fatto i versamenti. L’interesse del 4.50 % sarà pagato solo sul saldo versato al 1 febbraio, non sull’acconto anticipato all’atto della sottoscrizione;
  • 5. Ove lo preferisca, il sottoscrittore potrà invece ripartire il versamento del saldo in quattro rate: la prima, di lire 30 per ogni 100 lire assegnategli, al 1 febbraio 1915. Siccome egli però ha già versato, all’atto della sottoscrizione, un acconto del 10 % sul sottoscritto, di questo acconto si terrà calcolo in questa prima rata; ed egli verserà solo il saldo mancante a formare il 30 % della cifra assegnatagli. Egli verserà inoltre l’interesse al 4.50 % per un mese dall’1 gennaio all’1 febbraio 1915 sull’intiera somma sottoscritta, detratto l’acconto versato all’atto della sottoscrizione; e ciò per la ragione già detta, che egli riceverà al 1 luglio il cupone intiero in L. 2.25, pur avendo fatto i versamenti scalari; la seconda, di lire 25 per ogni 100 assegnate al 1 aprile 1915; più gli interessi 4.50 % per febbraio e marzo su L. 70; la terza, di lire 25 al 1 luglio, più gli interessi 4.50 % per i mesi di aprile, maggio e giugno su L. 45; la quarta ed ultima, di lire 17, al 1 ottobre, oltre agli interessi 4.50 % per i mesi di luglio, agosto e settembre su lire 20. In occasione del versamento della terza rata, ossia all’1 luglio, al sottoscrittore verrà bonificato il cupone scadente il giorno stesso in L. 2.25, cosicché egli pagherà solo L. 22.75 per ogni cento assegnategli, oltre gli interessi come sopra;
  • 6. Il manifesto mette in chiaro che il sottoscrittore, il quale, non avendo subito la somma intiera disponibile, ha scelto la via dei pagamenti rateali, può però successivamente anticipare le rate sovraindicate, senza attendere le scadenze precise del 1 aprile, 1 luglio e 1 ottobre. Sebbene il manifesto non lo dica esplicitamente, parmi naturale che il sottoscrittore potrà usare di questa facoltà in qualsiasi momento. Le somme così anticipate andranno in acconto od in estinzione della rata e delle rate successive; ed il sottoscrittore avrà il vantaggio di lucrare per un periodo maggiore di tempo gli interessi al 4.50 per cento e di impiegare i suoi risparmi disponibili a mano a mano che essi si renderanno per lui disponibili. Fu ottimo consiglio introdurre questa disposizione, allo scopo di rendere agevoli e comodi i pagamenti delle successive rate e di anticiparli il più presto possibile a vantaggio dell’Erario.

 

 

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Il manifesto aggiunge una notizia importante rispetto al riscatto delle obbligazioni, annunciando che esso avverrà, non prima di 10 anni e non dopo 25, senza sorteggio. Indubbiamente il sorteggio era uno degli scopi principali delle vecchie obbligazioni, principalmente ferroviarie. È noioso dovere controllare, ad ogni estrazione, il numero delle obbligazioni estratte. Se il portatore dimentica di verificare l’estrazione, accade talvolta che le casse del tesoro seguitino tranquillamente a pagare i cuponi semestrali per anni ed anni. Quando poi l’obbligazionista si accorge dell’estrazione avvenuta anni prima, dalla somma capitale rimborsatagli in L. 100 o 500 si deduce il valsente di tutti i cuponi che per errore gli erano stati pagati, dopoché l’obbligazione erasi già estinta. Il che non è una sorpresa gradevole per il capitalista.

 

 

Col nuovo prestito nazionale queste sorprese non saranno possibili, poiché il sorteggio è escluso. Come avverrà dunque l’estinzione? Il manifesto non lo dice, limitandosi ad affermare che il rimborso dovrà avvenire all’intiero valore nominale di L. 100 non prima di 10 e non dopo 25 anni. Il che vuol dire che lo Stato si è interdetta la facoltà di estinguere le obbligazioni mediante acquisti in borsa, quando esse fossero al disotto della pari. Invece lo Stato dovrà, in un momento qualunque fra la scadenza del decimo e quella del ventiquattresimo anno, avvertire i portatori della sua intenzione di rimborsare il prestito.

 

 

Probabilmente lo Stato presenterà allora ai portatori la scelta: o il rimborso delle 100 lire in denaro contante ovvero la conversione delle obbligazioni in un nuovo titolo, secondo modalità da fissarsi a norma dello stato del mercato in quel tempo. Ed i portatori sceglieranno, a ragion veduta ed in piena libertà, secondo le loro migliori convenienze di quel momento.

 

 

Frattanto essi sono sicuri di fare un ottimo investimento, con un reddito soddisfacente e sicuro per almeno 10 anni. Tutto fa prevedere che il successo, ed un successo notevole, non mancherà a questa grande impresa nazionale.

 

 

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