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La Stampa

Le nuove funzioni municipali in Inghilterra

«La Stampa», 19 settembre 1897

 

 

 

Se dalle leggi numerose, metodiche, ordinate dovessero aspettarsi le felicità dei popoli ed i progressi nelle pubbliche Amministrazioni, l’Italia dovrebbe essere a capo delle nazioni civili. La smania di legiferare su ogni argomento con norme uniformi per tutta la nazione in nessun altro campo forse ha stampato orme più profonde che nelle Amministrazioni locali.

 

 

I Comuni italiani, dissimili per condizioni geografiche, storiche e demografiche dai villaggi delle Alpi ai grossi borghi del Mezzogiorno, dalle città di più di mezzo milione di abitanti alle agglomerazioni di poche case e di qualche centinaio di persone, sono tutti soggetti ad un unico Codice amministrativo, più volte rimaneggiato ed ognora proclamato l’espressione ultima e perfetta della scienza e della pratica amministrativa.

 

 

La vernice legislativa uniforme, il complicato sistema di controllo che asservisce le Autorità locali al Governo non hanno impedito che nella realtà delle cose si manifestassero le più stridenti diseguaglianze, e che accanto ad alcuni pochi Comuni progressivi dell’Alta Italia la grande maggioranza dei Comuni, grossi e piccoli, cadessero in mano a consorterie, non di altro desiderio se non di servirsi della macchina comunale per gli interessi proprii e dei loro affigliati.

 

 

Abbiamo così visto nei Comuni dove spadroneggiava l’aristocrazia della nascita e del danaro, rigettato l’intiero peso dei tributi delle classi povere con dazi di infausta memoria medioevale, negletta la pubblica igiene e la istruzione del popolo per potere più agevolmente dominare su un’accolta di gente ignorante, costrutti e riccamente dotati teatri suntuosi, sussidiati i figli dei borghesi accrescessero la coorte immensa dei laureati inutili, eretti costosi edifizi per licei, ginnasi, ove s’insegna a guardare al passato lontano e si dimenticano le necessità del presente.

 

 

Ed abbiamo veduto ad ogni rimutar di partito sbalzati del seggio tutti gli impiegati municipali in virtù del principio americano: ai vincitori il bottino, e le Amministrazioni democratico/sociali compiere costose opere pubbliche per dar lavoro ai disoccupati e nell’imbarazzo di pagarle, aumentare non già l’aliquota della fondiaria, ma il dazio consumo. E tutto ciò avveniva malgrado che i Comuni fossero retti da leggi inspirate ai più moderni e sani principii di diritto amministrativo, di autonomia locale, di controllo centrale e via dicendo.

 

 

Un altro paese dell’Europa che ha dato, alcuni mesi fa, spettacolo grandioso della sua potenza e della sua ricchezza, l’Inghilterra, non possiede leggi sapienti e codici a più riprese rimaneggiati: i suoi Comuni sono retti da una serie di costumanze immemorabili, di statuti variopinti, di atti di incorporazione variabili da città a città; le Autorità comunali non hanno la via tracciata in un elaborato corpo di regolamenti; ma per ogni iniziativa nuova, non ricordata nei loro particolari atti di fondazione, devono chiedere l’autorizzazione del Parlamento; non esiste una gerarchia ascendente e discendente di Autorità tutorie centrali e locali, e le città sono riuscite al Governo non per mezzo di prefetti e di sotto prefetti, ma di ispettori tecnici ambulanti, che a determinati intervalli pubblicano i risultati delle loro visite, e tengono a fremo i Comuni coll’arma della opinione pubblica illuminata, ben più potente della sorveglianza burocratica.

 

 

Malgrado quest’assenza di legislazione uniforme, la quale ha fatto esclamare ad un francese amante delle belle linee architettoniche essere la vita pubblica locale inglese un caos amministrativo e tributario, i Comuni inglesi presentano lo spettacolo confortevole della più nuova e coraggiosa attività e della maggiore approssimazione all’ideale del futuro, in cui il Municipio sarà il centro attivo di tutta la vita pubblica della città, in cui il Consiglio comunale sarà il direttore di una grande impresa cooperativa, della quale ogni cittadino sarà azionista, ed i cui dividendi consisteranno nella migliorata salute, nel cresciuto benessere, nella ricreazione e nella felicità dell’intiera cittadinanza. Le parole in corsivo sono del Chamberlain, ora ministro delle colonie, ma per lungo tempo sindaco di Birmingham e pioniere audace e fortunato del nuovissimo indirizzo dell’attività municipale.

 

 

Una pubblicazione, modesta di mole, ma ricca di sostanza e densa di ammaestramenti, del Bachi, di permette di delineare a brevi tratti in cammino percorso dai Comuni in Inghilterra

 

[1].

 

 

Il problema sanitario fu il primo che si impose alle città manifatturiere inglesi, la cui popolazione, cresciuta rapidamente nell’ultimo secolo, si accalcava in case insalubri, ove la mortalità saliva ad altezze supreme. A Birmingham il Municipio spese oltre un milione di lire sterline per sventrare e distruggere intieri quartieri immondi e pericolosi; il terreno non fu però venduto, come in Italia si fece con mal consigliato avviso, ma fu ceduto per 75 anni di enfiteusi a privati impresari, i quali vi costrussero a proprie spese nuovi edifizi, formanti l’arteria più splendida della città. La mortalità discese dal 24,8% nel 1873 a 19,7% nel 1889; e così nel 1890 vivevano 19 mila persone che se il risanamento non fosse stato, sarebbero morte.

 

 

Ma non meno notevole dei risultati sanitari furono i risultati finanziari ed economici; ché se ora i fitti e le rendite delle case sono ancora inferiori agli interessi ed all’ammortamento del prestito di circa 19 mila lire sterline annue, dopo 50 anni dall’inizio dei lavori, ossia da qui a 25 anni, il Municipio otterrà un beneficio netto di 53 mila lire sterline. Spirati poi i 75 anni, il Municipio diverrà proprietà di tutte le case con un reddito superiore a 100 mila lire sterline annue, ossia due milioni e mezzo di lire nostre.

 

 

Esperienza la quale dimostra come sia possibile a poco a poco avocare ai Comuni tutta la rendita rapidamente crescente dei terreni edilizi, sottraendola agli inerti proprietari del suolo nudo, a beneficio della collettività degli abitanti senza alcun danno per l’imprendenza costruttrice.

 

 

L’attività sanitaria dei grandi Comuni non si restringe agli sventramenti: a Glasgow un corpo di ispettori e di ispettrici è incaricato di impedire la diffusione di epidemie, di visitare le case dove di accolgono di notte troppi abitanti, gli asili privati e le case dei poveri. Le nuove fognature fanno sì che i fiumi non ricevano più ogni giorno milioni di litri di materie putride, ma queste vengono condotte a fertilizzare i poderi circostanti privati od appartenenti al Comune medesimo. Le città inoltre amministrano a proprio profitto i mercati e gli ammazzatoi; costruiscono asili notturni, dove con un tenue pagamento i poveri possono pernottare, far cuocere i loro cibi e godere di trattenimenti gratuiti con grande danno delle taverne.

 

 

A Glasgow il Municipio costruì nel 1894 una grande casa/famiglia destinata ai vedovi ed alle vedove che devono abbandonare ogni giorno la loro prole per recarsi al lavoro. Le abitazioni sono separate, ma sono comuni la cucina, la sala da pranzo, la sala ricreazione ed il giardino per i bambini, i quali vengono sorvegliati, mentre i genitori sono al lavoro, dalle giovinette e dalle donne attempate.

 

 

Tutte le città sono provvedute di bagni pubblici a tenuissimi prezzi, perfino 5 centesimi; molte posseggono lavatoi pubblici con macchine perfezionate per riscaldare l’acqua, lavare la biancheria, asciugarla e stirarla. La tassa per coloro che vogliono servirsene è si soli 20 centesimi all’ora a Glasgow; e da qualche anno il Municipio si assunse con grande successo di far lavare la biancheria per conto dei privati. Le maggiori città inglesi, e sarebbe troppo lungo citarne la lista, hanno compiutamente municipalizzato i servizi dell’acqua potabile, del gas e delle tranvie.

 

 

La città di Glasgow condusse a sue spese l’acqua del lago Katrine, situato a 35 miglia dalla città; e si spera fra poco di poter aumentare la provvista giornaliera dell’acqua a 100 milioni di galloni.

 

 

Prima della municipalizzazione si pagava una lira e 45 centesimi per ogni lira sterlina di valore imponibile alle Società private per un’acqua scarsa ed impura; adesso si pagano solamente 62 centesimi al Comune per un’acqua abbondantissima e sana.

 

 

A Manchester nel 1847 una Società privata forniva ogni giorno tre milioni e mezzo di galloni d’acqua; ora il Municipio ne provvede 35, di cui 10 sono tratti da un lago situato a 100 miglia di distanza, e capace di fornire da solo 50 milioni.

 

 

Birmingham sta ora, con una spesa di sette milioni di lire sterline, conducendo l’acqua da sorgenti situate a otto miglia di distanza. Fino dal 1805 Manchester fornisce il gas ai proprii cittadini con un profitto netto nel 1894 di 90 mila sterline (2 milioni e 250 mila lire nostre); nel 1893 cominciò a fornire la luce elettrica, realizzando, a partire dal secondo anno, un profitto netto di 5500 lire sterline (circa 140 mila lire nostre).

 

 

Nella medesima città le tranvie furono costrutte a spese del Municipio e date in esercizio a Società private; l’affitto pagato fu nel 1894 di 300 mila lire sterline; dedotto l’interesse e l’ammortamento ottenne un profitto netto di 70 mila sterline (1 milione 750 mila lire nostre). Gli operai che vanno o ritornano dal lavoro pagano ivi solo 5 centesimi per ogni corsa.

 

 

A Glasgow fino al 1894 le tranvie erano costrutte dal Municipio ed affittate a Società private; in quell’anno il Municipio assunse direttamente anche l’esercizio delle sue tranvie, si illuminarono a luce elettrica i carrozzoni, si diminuì a dieci ore la giornata di lavoro del personale, pur aumentandone i salari, si introdussero le gite a 5 centesimi per ogni mezzo miglio.

 

 

Ciononostante nei primi undici mesi dell’esercizio si ottenne un profitto netto, detratto l’interesse e l’ammortamento del capitale, di 8260 lire sterline, e nell’anno successivo di 9000 lire sterline, superiore al medio contributo pagato dalla Società esercente.

 

 

Non posso indugiarmi più a lungo sulle altre funzioni assunte dai Municipi inglesi: l’assicurazione contro gli incendi, l’esercizio dei monti di pietà, degli spacci di liquori e di spiriti, dei telefoni, la costruzione di giardini e di parchi, i concerti musicali, le pinacoteche, i musei e le biblioteche municipali.

 

 

Chi voglia studiare questi argomenti e vedere in qual modo i Municipi inglesi, composti di negozianti, industriali borghesi, muovano una fortunata concorrenza in numerosissimi rami dell’industria agli imprenditori privati, ed elevino salari minimi nei pubblici appalti (24 scellini al minimo e 48 ore al massimo per settimana a Londra) ed aumentino i profitti degli appaltatori assumendo i lavori ad economia, leggo il lavoro compendioso ed interessante del Bachi, dal quale abbiamo preso le mosse.

 

 

La mirabile attività sociale dei Municipi inglesi può fornire vivace stimolo ad una lotta feconda per svincolare i Municipi nostri dalle pastoie centrali e governative e per indirizzarne a nuova meta l’incerto cammino. Qualche cosa si è già fatto o si è tentato di fare a Milano ed a Torino, ma troppo rimane ancora da fare per porre su eque basi il sistema tributario e per fare servire i proventi dell’erario municipale un po’ meno a profitto di pochi ed un po’ più al bene delle classi lavoratrici di quanto ora non accada.



[1] Prof. RICCARDO BACHI: – Le nuove forme della funzione municipale in Inghilterra. – Torino, Roux Frassati e C. Lire 1.

 

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