Le nuove norme per l’elasticità della circolazione

Tratto da:

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. III

Corriere della Sera

Data di pubblicazione: 17/12/1912

Le nuove norme per l’elasticità della circolazione

«Corriere della Sera», 17 dicembre 1912

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol.III, Einaudi, Torino, 1960, pp. 460-466

 

 

 

 

Uno dei punti più importanti della esposizione finanziaria dell’on. Tedesco fu certamente l’annuncio di una modificazione progettata nei limiti della circolazione. È opportuno precisare il contenuto della riforma proposta, tanto più che già il governo l’ha presentata alla camera e la giunta del bilancio l’ha approvata. A chiarire l’argomento dirò che la legge attuale, ad impedire che si creasse troppa carta e risorgessero i dannosi effetti dello svilimento della carta moneta e dell’aggio, che si erano purtroppo avuti prima del 1893, impose dati limiti, empirici come tutti i limiti di questo genere, ma che fecero in pratica assai buona prova, grazie al rifiorire della economia italiana ed all’abilità e prudenza dei reggitori del tesoro e degli istituti di emissione. Restringendo, per evitare troppe cifre, il mio discorso alla Banca d’Italia – gli altri due banchi, di Napoli e di Sicilia, sono regolati da norme analoghe, per cifre naturalmente più basse – dirò che la banca può emettere quanti biglietti vuole purché siano coperti da una uguale riserva metallica; se poi la banca emette biglietti a copertura parziale, la copertura in riserva metallica deve essere sempre almeno del 40% ed inoltre i biglietti che in tal modo si emettono si dividono in parecchie frazioni o gradi. Un primo grado si dice della circolazione normale ed è di 660 milioni, di cui quindi il 40%, ossia 264 milioni devono essere coperti da altrettanta riserva metallica, e 396 milioni possono essere scoperti. Questo primo grado della circolazione è colpito da una piccola tassa del 0,10 percento. I gradi successivi prendono il nome di eccedenze, perché eccedono il limite chiamato normale. Un secondo grado (primo delle eccedenze) è di 50 milioni, di cui 20 coperti e 30 scoperti, ed è colpito per i 30 milioni scoperti da una tassa uguale ad un terzo della ragione dello sconto; cosicché, essendo oggi lo sconto al 6%, la tassa è del 2 percento. Un terzo grado (secondo delle eccedenze) è di altri 50 milioni, di cui sempre 20 coperti e 30 scoperti, soggetti ad una tassa dei due terzi della ragione dello sconto; e quindi del 4% sui 30 milioni scoperti, oggi che lo sconto è del 6 percento. Un quarto grado (terzo delle eccedenze) era di altri 50 milioni, sempre coperti per 20 e scoperti per 30, e tassati coll’intiera ragione dello sconto, ossia oggi del 6%; ed un quinto grado era finalmente illimitato, ma era colpito da una tassa proibitiva del 7,50%, che rendeva quasi impossibile l’aumento oltre il quarto grado. L’anno scorso, d’autunno, un decreto convertito poi in legge e successivamente prorogato, fondeva il quarto ed il quinto grado in uno solo sino al 31 dicembre 1912; onde attualmente il quarto grado si può considerare illimitato e colpito da una tassa uguale all’intiera ragione dello sconto.

 

 

Per chiarezza riassumerò in uno specchietto le disposizioni della legge vigente, mettendovi a fianco le proposte nuove dell’onorevole Tedesco.

 

 

Sistema vigente Proposte nuove
Circolazione interamente coperta

 

Senza limite Senza limite
Circolazione parzialmente copertacol 40% di riserva

 

1° grado: Tassa dello 0,10% sulloscoperto

 

600 milioni 660 milioni
2° grado: Tassa dello 0,10% sulloscoperto 50 milioni tassati con 1/3 sconto  70 milioni tassati con 1/4 sconto 
3° grado: Tassa dello 0,10% sulloscoperto 50 milioni tassati con 2/3 sconto  70 milioni tassati con 1/3 sconto 
4° grado: Tassa dello 0,10% sulloscoperto

 

senza limite con tassa uguale a sconto intiero 70 milioni tassati con tassa uguale ai 3/4 dello sconto 
5° grado: Tassa dello 0,10% sulloscoperto

 

senza limite con tassa uguale all’intiero sconto

 

 

L’effetto delle modificazioni è evidente. Supponiamo una circolazione quale era al 31 ottobre 1912, data presa a base dall’on. ministro del tesoro, di 1 miliardo e 741,1 milioni di lire. Di questi, 799,4 essendo intieramente coperti, non pagavano tassa alcuna; i rimanenti 941,7 milioni si distinguevano in 660 milioni, tassati col 0,10% sui 396 milioni scoperti (tassa annua, supponendo costante la circolazione a questa cifra, lire 396.000); 50 milioni tassati con un terzo dello sconto del 6%, ossia col 2% sui 30 milioni scoperti (tassa annua lire 600.000); 50 milioni tassati con due terzi dello sconto del 6 percento, ossia col 4% sui 30 milioni scoperti (tassa annua lire 1.200.000); e 181,7 milioni tassati con l’intiero 6% sui 109,02 milioni scoperti (tassa annua lire 6.541.000). In tutto la tassa pagata dovrebbe ora essere di 8.737.000 lire. In realtà il tesoro incassa tasse assai meno abbondanti; poiché la circolazione solo in momenti eccezionali eccede di tanto i limiti normali. Né la tassa pagata è una perdita per la banca, la quale se paga il 0, 10, 2, 4 e 6% su ogni cento lire di biglietti emessi nei quattro gradi successivi incassa l’intiero sconto su di essi, che è oggi del 6 percento. Tutto sommato non credo che la banca perda denari propri, anche nell’ultimo grado, quando incassa il 6% a titolo di sconto e paga il 6% a titolo di tassa. È ben vero che la banca perde le spese di fabbricazione dei biglietti, quando, il che è raro, occorre fabbricarli apposta, e perde altresì le spese di gestione dello sconto ed i rischi per insolvenze; ma in contrapposto essa in quei momenti porta, come è suo dovere, lo sconto a limiti alti, per esempio al 6% e lucra questo più alto sconto su tutti i nuovi sconti, che va via via rinnovando, pure per i gradi inferiori della circolazione. Se si tiene conto poi che, per altri motivi, le maggiori spese ed i maggiori redditi vanno per metà a carico od a beneficio per lo stato, sembra poter conchiudere che, a meno di spingere le eccedenze a limiti stravaganti, non mai finora toccati e non presumibili in avvenire, la banca dalle attuali tasse non era positivamente danneggiata.

 

 

Bensì la banca era spinta a non crescere la circolazione, e tenersi sempre entro il primo grado della normalità o ad eccederlo di poco; sia perché il timore delle tasse è sempre un freno, sia perché se si eccedono i limiti normali in modo continuativo il gravame delle tasse potrebbe divenire positivamente dannoso per la difficoltà di mantenere alto, pure in modo continuo, il tasso dello sconto. Il sistema attuale ha perciò questo scopo opportunissimo: di contenere normalmente la circolazione entro i 660 milioni; ma di consentire eccedenze illimitate, senza onere apprezzabile per la banca, nei momenti eccezionali in cui vi è maggior bisogno di sconti, ed in cui quindi il saggio dello sconto aumenta.

 

 

Ora si propone di accrescere i gradi, aumentando da 50 a 70 milioni l’importanza di ogni grado e diminuendo la tassa relativa. Senza rifare tutti i calcoli, il che sarebbe cosa noiosa, basti il dire che, per la medesima circolazione di 1 miliardo e 741,1 milioni di lire, quale era quella vigente al 31 ottobre scorso, la banca, che dovrebbe pagare 8.737.000 lire in base alle leggi vigenti, pagherebbe solo 6.757.000 lire in base alle nuove proposte Tedesco.

 

 

Gli effetti delle quali sembrano perciò le seguenti: la banca che già ora ha un beneficio positivo, sebbene decrescente, a passare al secondo e forse ancora al terzo grado della circolazione e non prova perdita anche se arriva al quarto grado, purché non vi si fermi troppo, vedrà crescere il suo beneficio ed allontanarsi le sue perdite. Pare indubbio che l’effetto ultimo delle nuove proposte debba essere quello di non ostacolare, il che vuol dire favorire, il crescere della quantità della carta moneta in circolazione. Il che ho già dimostrato, nell’articolo sul prelievo dei 125 milioni, essere inevitabilmente causa di un aumento dell’aggio. Con un cambio medio che – rilevo i dati dagli istruttivi allegati della esposizione Tedesco – da 99,93 nel 1907-908 crebbe a 100,26 nel 1908-909, trasformandosi in aggio vero e proprio a 100,49 nel 1909-10, a 100,44 nel 1910-11, a 100,77 nel 1911-12 e salendo ancora a 100,91 in media nel luglio 1912, a 101,01 nell’agosto, a 101,10 nel settembre per diminuire a 100,71 nella media di ottobre e risalire in novembre sino ai massimi di 101,30, non sembra prudente di inasprire la causa fondamentale dell’aggio, che è la sovrabbondanza della circolazione cartacea. L’esistenza dell’aggio prova che la carta italiana è sovrabbondante. Giustamente l’on. Tedesco dichiara che «il governo non intende derogare al principio di austerità cui è informato il nostro ordinamento sulla circolazione ed è perciò fermo nel proposito di non consentire aumenti nella circolazione normale». Giustissimi propositi, che parmi dovrebbero spingere a cercare tutte le vie per ridurre la circolazione, di fronte ad un aggio da anni persistentemente in aumento. Invece si vuole consentire ad ulteriori possibilità di aumenti, sia pure non nella circolazione normale, ma nelle eccedenze. Confesso che, nei rispetti dell’aggio, non riesco a vedere alcuna differenza tra biglietti normali e biglietti eccedenti. La carta è sempre carta e preme sempre sulla circolazione, provocando aumenti nell’aggio, qualunque sia la tassa che la colpisce. Chi sia convinto che l’aggio è uno dei peggiori flagelli di un paese, assai peggiore di un aumento di imposte, perché più gravoso sui lavoratori, sui commercianti, sugli industriali, sui consumatori, sente crescere i dubbi altra volta manifestati intorno alle prime avvisaglie della sua ricomparsa, non abbastanza combattuta dalla vigente legislazione ed ancor meno ostacolata dalle nuove proposte.

 

 

L’aumento della circolazione cartacea essendo, in un paese a corso forzoso e con aggio inizialmente crescente, per se medesimo un danno, conviene dimostrare che esso è inevitabile per urgenti necessità economiche. L’on. Tedesco cita bensì a tal uopo un brano di una relazione dell’on. Carcano in cui si dimostra che l’agricoltura, le industrie manifattrici ed i commerci sentono più vivo il bisogno di un nuovo soffio di credito che li accompagni nel loro movimento di mirabile progresso; e ricorda i voti in proposito delle rappresentanze commerciali. Sono profondamente convinto che il movimento commerciale italiano nella sua espansione crescente sarebbe capace da solo a far scomparire in non lungo tempo ogni sovrabbondanza di carta ed il conseguente aggio. La stessa quantità di carta, che oggi è sovrabbondante, diverrà domani a mala pena sufficiente se i traffici aumentano. Ma l’aumento della carta deve venir dopo, non precedere l’aumento dei traffici. Guai a quel paese in cui i traffici hanno bisogno di essere stimolati colla creazione di carta nuova! Esso è votato a una crisi. Non essendovi alcuna ragione perché una crisi abbia da sé a manifestarsi in Italia, non v’è bisogno di provocarla artificialmente.

 

 

È esatto ciò che affermano le rappresentanze commerciali; essere necessaria una estensione nella circolazione per far fronte ai traffici cresciuti? Se l’asserzione fosse esatta, le eccedenze nella circolazione avrebbero dovuto essere provocate da un aumento nelle domande di sconti e di anticipazioni. Non pare che le cose stiano precisamente così. Sempre al 31 ottobre, epoca della maggior tensione e dei maggiori bisogni nell’anno, ecco come si comportarono la circolazione da un lato e gli sconti e le anticipazioni dall’altro negli ultimi tre anni (in milioni di lire):

 

 

1910

1911

1912

Circolazione

a piena copertura

776,1

753,1

799,4

Col 40 %

 

1° grado: normale

660

660

660

2° grado: eccedenze

50

 

50

50

3° grado: eccedenze

50

 

50

50

4° grado: eccedenze

27,7

 

177,6

181,7

Portafoglio italiano

 

576,6

573,2

519,4

Anticipazioni

 

145,4

134,9

143,5

 

 

La circolazione è aumentata notevolmente di anno in anno. Ma non è aumentata perché i bisogni di sconti di cambiali (portafoglio) o di imprestiti su titoli o merci (anticipazioni) siano cresciuti. Tutt’altro; perché anzi le cifre delle anticipazioni sono rimaste stazionarie e quelle degli sconti sono notevolmente scemate. Tuttavia quella circolazione che nel 1910 era elastica, perfettamente pronta a rispondere a bisogni maggiori degli odierni, oggi è considerata rigida ed incapace ad esigenze commerciali ridotte.

 

 

Se non sono i bisogni del traffico i quali richiedono un aumento della circolazione, quale ne sarà la causa? La causa è notissima e fu già messa in luce in documenti ufficiali. Ecco le cifre che illuminano il problema (in milioni di lire e per le stesse date):

 

 

1910

1911

1912

Conto corrente della banca a favore dello stato e delle provincie

 

164,3

157,5

170,9

Titoli

 

256,2

137,8

124,8

 

 

Se cioè lo stato avesse conservato in conto corrente presso la Banca d’Italia una somma uguale a quella che usava tenere negli anni scorsi; o se la banca potesse fare a meno di tenere, per fondo di scorta o di cauzioni, somme cospicue immobilizzate in titoli pubblici, la circolazione oggi parrebbe sufficientissima e forse non sarebbe stato necessario di eccedere la circolazione normale neppure di 50 milioni di lire, nemmeno alla data del 31 ottobre, che per i bisogni autunnali è sempre una data di massima tensione.

 

 

Epperciò si ripresenta il tormentoso dubbio: è davvero giustificata una riforma nella legislazione bancaria la quale per se stessa tende ad inasprire l’aggio – sebbene sia augurabile che le energie spontanee del paese siano tali da tener lontano il temuto flagello -, quando essa non è richiesta dalle esigenze dell’industria e del commercio, sibbene da circostanze relative ai rapporti fra stato e banca? Non è ragionevole il dubbio che altre provvidenze possano essere adottate, senza toccare un ordinamento bancario che diede buoni frutti in passato e potrebbe essere foriero di migliori frutti ancora nell’avvenire?

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