Le parole dell’On. Einaudi

Tratto da:

Rassegna dell’Associazione bancaria italiana

Data di pubblicazione: 15/12/1947

Le parole dell’On. Einaudi

«Rassegna dell’Associazione bancaria italiana», 15 dicembre 1947, p. 490.

 

 

 

All’amico Siglienti desidero anzitutto esprimere il mio compiacimento per la chiarezza dell’esposizione nella quale Egli ha delineato i problemi che si sono agitati durante l’anno nel settore del credito. In modo particolare devo esprimergli il mio compiacimento per avere messo in chiaro il punto fondamentale che caratterizza la situazione dell’economia nazionale nel momento presente, e cioè che l’importanza del problema del credito non è determinata tanto dai provvedimenti legislativi recentemente adottati dal Governo quanto dalle circostanze obiettive del mercato monetario. Il problema si è creato da sé nella misura e nel modo che ha indicato il Vostro Presidente. Il rapporto fra risparmio ed investimenti è una quantità definita, al di là della quale non si può andare senza provocare gravi conseguenze. Il risparmio è una quantità sulla quale si può agire in molte maniere; ma in ogni momento non va al di là di quella che può essere la capacità di raccolta e di investimento da parte delle banche.

 

 

È la quantità di risparmio che gli italiani producono, che determina ciò che può essere investito, e, sulla determinazione di tale quantità, soltanto in parte possono influire sia le autorità di governo, sia le banche. Le banche sono qualche cosa di recettivo; ricevono il risparmio e lo reinvestono, ma non possono fare di più che investire quel che hanno ricevuto.

 

 

La politica creditizia di quest’anno è stata molto discussa, ma che cosa sarebbe accaduto se le banche per loro iniziativa fossero andate con i loro investimenti al di là di quella che è la quantità del risparmio effettivamente prodotto? Forse l’industria lamenterebbe la mancanza di mezzi finanziari meno di quanto la lamenti oggi? Se ne lamenterebbe di più perché, se le banche non avessero contenuto entro certi limiti la propria espansione creditizia, l’incremento degli investimenti si sarebbe verificato soltanto mediante incremento della circolazione, cioè sarebbe stato un investimento fittizio, dovuto all’espandersi dei mezzi monetari, con le più gravi conseguenze per l’economia del Paese. Quando ciò fosse avvenuto, la fame di credito sarebbe stata “più grande di pria” e gli industriali avrebbero continuato a chiedere nuovi finanziamenti con sempre maggiore ardore.

 

 

Deve, dunque, dirsi che l’opera delle banche durante il 1947 ha giovato al Paese. L’economia nazionale si trova oggi in una situazione grave, ma certamente assai meno grave di quella che si sarebbe avuta se si fosse ecceduto, se si fosse andati al di là delle norme di politica creditizia che il Vostro Presidente ha voluto ricordare.

 

 

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