Le pensioni per la vecchiaia ed il convegno di Torino

Tratto da:

Corriere della Sera

Data di pubblicazione: 23/10/1910

Le pensioni per la vecchiaia ed il convegno di Torino

«Corriere della sera», 23 ottobre 1910

 

 

 

Torino, 22 ottobre.

 

 

(L. E.) Nei giorni dal 23 al 25 ottobre avrà luogo in Torino un modesto convegno degli amici della previdenza, il quale dovrebbe interessare assai il pubblico. È noto come uno dei problemi maggiori del momento presente sia quello delle pensioni alla vecchiaia ed è noto come in Italia il legislatore abbia istituito, con legge del 1898, una Cassa nazionale di previdenza per gli operai, la quale al 31 luglio 1910 aveva ricevute 344.262 iscrizioni. Secondo molti, i quali si contentano di paragonare queste cifre coi grossi milioni di assicurati della Germania, l’esperienza avrebbe costituito un insuccesso; ed altre, ben diverse vie – assicurazione obbligatoria come in Germania ed in Francia, o pensioni di Stato come in Inghilterra – occorrerebbero per raggiungere l’intento di assicurare i vecchi e gli invalidi contro la miseria. Secondo altri, i 500 mila assicurati attuali della Cassa sarebbero un primo nucleo intorno al quale è speranza possano in futuro raggrupparsi masse più poderose. Quali i mezzi pratici per riuscire nel nobilissimo intento? Quali cioè le vie che si debbono seguire per moltiplicare gli affiliati a questa grandiosa opera di previdenza, che fu iniziata con ardire dal legislatore italiano e che è purtroppo finora assai meno conosciuta ed usufruita dalle masse operaie di quanto essa non meriti? Ecco lo scopo del convegno di Torino, al quale aderiscono anche parecchi convinti fautori del sistema dell’obbligatorietà, i quali riconoscono il vantaggio di far propaganda per diffondere fin d’ora il concetto e la pratica della previdenza. Parecchi sono i temi che saranno discussi nelle tre giornate del convegno e tutti si riconnettono al punto fondamentale: trovare i mezzi di accrescere gli aderenti all’idea della previdenza.

 

 

La mutualità scolastica, della cui opera è presidente infaticato il dott. Mario Casalini, fornisce argomento al primo tema di discussione, essendo indubitato che la diffusione dei concetti di mutualità e di previdenza tra i fanciulli sia mezzo adattissimo per indurre gli uomini a perseverare nella via intrapresa: ed essendo certo che l’iscrizione alla Cassa, se cominciata ai sei anni e continuata sino ai 60, può fornire, con sacrificio assai minore dell’iscritto e dello Stato, una più larga pensione al vecchio di quanto non avvenga con iscrizioni tardive. L’azione delle Società di mutuo soccorso in rapporto all’assicurazione per la vecchiaia sarà altresì studiata per indicare i mezzi più opportuni da adottarsi al fine di trasformare e perfezionare le piccole e spesso anemiche casse pensioni istituite dalle singole Società, riconnettendole e fondendole insieme con la Cassa nazionale. L’unione della Cassa Nazionale di Previdenza con la Cassa Nazionale di assicurazione contro gli infortuni del lavoro è questione che darà luogo a dibattiti assai vivi tra quelli che vogliono mantenere separati i due istituti e coloro i quali ritengono che non si possa provvedere efficacemente all’invalidità ed agli infortuni da due istituti diversi, tanti sono gli strettissimi legami che passano tra le due specie di sventure che affliggono la vita operaia. L’on. Cottafavi ha proposto, e la proposta fu accolta, che si discutesse anche il problema del minimo delle pensioni. Molti ora, tra gli operai, non si assicurano perché la Cassa non garantisce ai vecchi un minimo di pensione. Fossero pur solo 120 lire, come già si fa ora per gli invalidi, sarebbe una cifra sicura, su cui si potrebbe far conto, mentre l’attuale incertezza disanima anche i desiderosi di pensare alla vecchiaia.

 

 

Chi ben guardi, tutti questi argomenti e gli altri, che per brevità tralascio di ricordare, si riassumono nella ricerca dei «Migliori mezzi di propaganda», ciò che poi è altro e principalissimo tema del convegno. A proposito del quale è da fare un voto: che il convegno non si fermi riguardo a ciò allo studio delle migliori maniere di dar vita ai patronati di propaganda della Cassa ma si ponga il problema: come accade che alcune casse private o mutue di assicurazione o pensioni godono di una notorietà ben più ampia di quella che circonda la Cassa nazionale, la quale pure fruisce di cospicui vantaggi da parte dello Stato e può assicurare ai suoi soci pensioni più elevate di qualunque Cassa mutua o privata? Questo è il problema-principe della propaganda a favore della Cassa. Posto tale problema una conclusione si imporrebbe: la necessità di seguire nella propaganda gli stessi metodi che hanno fatto la fortuna delle mutue private italiane e che hanno fatto salire a milioni gli assicurati di certe mutue inglesi. Quindi la pubblicità, l’interessamento pecuniario degli agenti e dei produttori, ed in ispecie l’interessamento pecuniario di quegli ufficiali postali e segretari comunali che dovrebbero essere i propagandisti nati della Cassa ed ora invece allontanano con l’ostruzionismo del silenzio anche coloro i quali avrebbero desiderio di fare opera di previdenza per sé o per altri! Se il convegno si metterà su questa via pratica, avrà fatto opera ben più efficace che non col fare, a cagion d’esempio, la proposta dell’istituzione di nuove cattedre, quelle della previdenza, gareggianti in inutilità con alcune delle più venerabili cattedre onde si allietano le nostre università.

 

 

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