Tratto da:

Corriere della Sera

Le prime notizie sulle dichiarazioni patrimoniali

«Corriere della Sera», 4 agosto 1920

 

 

 

Ho sott’occhio una statistica delle dichiarazioni presentate nelle varie regioni d’Italia agli effetti dell’imposta sul patrimonio. Finora si conosce soltanto il numero, non l’ammontare, delle denunce. Ecco la ripartizione per regioni:

 

 

 

Numero delle dichiarazioni presentate

Proporzione per ogni 100 abitanti (censimento 1911)

 

Liguria

20.483

1.79

Lombardia

75.730

1.54

Lazio

19.073

1.45

Piemonte

49.490

1.41

Emilia

33.711

1.23

Campania

37.429

1.09

Toscana

25.933

0.94

Veneto

32.754

0.87

Marche

7.908

0.69

Puglie

14.698

0.67

Umbria

4.483

0.62

Sardegna

5.385

0.62

Sicilia

19.694

0.51

Calabria

6.930

0.45

Basilicata

2.068

0.42

Abruzzi e Molise

5.311

0.33

Totale

361.080

1.00

 

 

Ho collocato le regioni nell’ordine della frequenza relativa delle loro dichiarazioni in rapporto a 100 abitanti. Qualche errore si sarà prodotto per aver dovuto riferirci al censimento del 1911, l’ultimo tenuto; ma non di gran conto.

 

 

Una prima osservazione che salta all’occhio è che, nelle grandi linee, le dichiarazioni si sono fatte nelle diverse regioni nell’ordine in cui a priori si poteva presumere dovesse avvenire. Le regioni più ricche hanno il maggior numero relativo di dichiarazioni; e le più povere hanno il numero minore. Le cifre dimostrano le ingiustizie della leggenda che per un certo tempo corse nell’Alta Italia, che cioè nell’Italia meridionale non si fossero fatte denuncie. La Campania, che è la più ricca regione del Mezzogiorno, presentò solo 1.09 denuncie per ogni 100 abitanti in confronto delle 1.79% presentate dalla Liguria, che è la regione, a parità di superficie, più ricca del Nord; ma ciò è naturale, perché la Liguria è notevolmente più ricca della Campania. Il Lazio è molto innanzi; ma nella capitale è naturale siano concentrate molte ricchezze. Si può dubitare che forse i posti della Sicilia e della Sardegna si sarebbero dovuti scambiare; ma nelle grandi linee la scala è ragionevole.

 

 

Un’altra domanda si può fare, di più ardua risposta: è sufficiente il numero delle denuncie presentate? Io direi che certamente è insufficiente, che si deve poter andare più in su dell’1% in media; ma debbo aggiungere che l’1% non è neppure quella cifra ridicola che taluni vociferatori e denigratori della borghesia italiana tenteranno di far credere. Notiamo intanto che l’1% è una proporzione delle denuncie al totale degli abitanti: uomini, donne, vecchi, adulti, giovani, bambini. Una gran parte degli abitanti di un paese non può ancora avere avuto il tempo di formarsi un patrimonio. Grosso modo, è difficile che esista molto di più di un patrimonio per ogni famiglia. Calcolasi che ogni famiglia comprenda 4-5 persone; epperciò dire che in Italia si fece una denuncia ogni 100 abitanti vuol dire che in Italia si fece una denuncia ogni 22 famiglie; ossia ancora che in Italia c’è stata una persona ogni 22 famiglie la quale ha dichiarato di possedere un patrimonio di almeno 50.000 lire. A pensarci bene, è un risultato incoraggiante e soddisfacente. Come! ad ogni momento ci si viene a raccontare la favola dell’abisso tra ricchi e poveri, delle masse sfruttate da una infima minoranza; e poi si scopre che, per propria confessione, vi è una persona ogni 22 famiglie che possiede almeno 50 mila lire. Quanti saranno in proporzione coloro che possederanno 25 mila o 10 mila lire? A questa stregua una su due o tre famiglie possiede in Italia almeno un patrimonietto, un peculio, discreto, quel tanto che basta a procacciare una certa indipendenza o sicurezza per l’immediato avvenire.

 

 

L’Italia è un paese di piccola borghesia, purtroppo inconsapevole dei proprii interessi, e di contadini proprietari. Il proletariato da noi è una minoranza.

 

 

Queste osservazioni confortanti non ci debbono far concludere che tutti abbiano fatto il proprio dovere e che l’1% in media sia l’ultima Thule delle dichiarazioni. No. Il numero deve aumentare, quando si siano eliminate due principali cause di errore.

 

 

La prima causa di errore è la frode di una parte dei possessori di titoli al portatore. Dico che questa è la causa minore delle due, sia per numero sia per importanza; perché mi sembra improbabile che si sia giunti al cospicuo numero di 361 mila dichiarazioni se una notevole parte dei possessori di titoli al portatore non avesse fatto una dichiarazione veritiera. Con i soli terreni, le case ed i titoli nominativi non si giungeva a tal cifra. A questa prima causa di errori si riparerà colla nominatività obbligatoria e in virtù del condono, votato oramai dalla Camera, di ogni pena per le dichiarazioni tardive. A calmare molti portatori, i quali temono fastidi e vendono e fanno ribassare i corsi dei valori pubblici, sarebbe bene che il Governo desse facoltà a tutti di aggiungere alla propria dichiarazione dei titoli posseduti al 31 dicembre 1919, anche la dichiarazione della diversa composizione attuale del proprio portafoglio titoli. Invece di buoni del tesoro ora si possiede Consolidato 5%; invece di una un’altra azione. Molti, che hanno cambiato impiego, ora sono preoccupati di non poter dimostrare la coincidenza dei possessi a diverse date. Molti comprano per contanti e non hanno, specie per i titoli pubblici correnti, alcun documento d’acquisto. Un comunicato ufficiale il quale avvertisse che nessuno sarà disturbato, anche se ora si scoprisse in possesso di titoli non denunciati, purché il valore complessivo dei titoli nominativi da lui ora posseduti non superasse quelli denunciati in qualunque momento rispetto alla data del 31 dicembre 1919, tenuto conto naturalmente del risparmio possibile nel frattempo, acqueterebbe molta gente, faciliterebbe le denuncie tardive e darebbe quiete al mercato.

 

 

Ma la seconda e principale causa di calo nel numero delle denuncie è la insufficienza nelle valutazioni dei terreni. Quel coefficiente 325 deve essere buttato a mare. Subito. Profittando della indennità oramai concessa dalla Camera alle denuncie tardive dei titoli al portatore, il Governo deve imporre, entro lo stesso termine, ai proprietari dei terreni e case di fare la denuncia del valore dei loro terreni secondo le norme sancite per la valutazione definitiva dal decreto del 22 aprile. La maggior parte dei proprietari di fondi di valore superiore a 50 mila lire non ha fatto alcuna denuncia perché aveva diritto di non farla, il valore legale dei loro fondi stando al disotto e spesso molto al disotto delle 50 mila lire. E con la denuncia dei fondi, spesso furono dimenticate le denuncie delle scorte ed altre attività. Se si teme, timore forse ragionevole, il disordine delle denuncie individuali, fatte con criteri diversissimi e perciò ingiusti, si metta subito in moto la macchina delle valutazioni fatte dagli ufficiali catastali con criteri uniformi e perequati. Ma qualcosa bisogna fare. Altrimenti i proprietari dei titoli avranno gran ragione di lamentarsi di pagare oramai, a causa della nominatività, su tutto il dovuto, anzi su assai più del dovuto (sul Consolidato, si paga in ragione di 87.04 mentre il valore vero è 75!), mentre la proprietà fondiaria o non paga nulla o paga su valori assai inferiori al vero.

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