Le quotazioni di Borsa e la conversione

Tratto da:

Corriere della Sera

Data di pubblicazione: 07/07/1906

Le quotazioni di Borsa e la conversione

«Corriere della sera», 7 luglio 1906

 

 

 

È interessante studiare l’influenza che la conversione ha avuto sulle quotazioni di borsa. Ecco i prezzi medi fatti alla Borsa di Milano in questi ultimi giorni:

 

 

  Rendita 5% Rendita 3,5%
26 giugno 105,47 104,12
27 giugno 105,35 104,15
28 giugno 105,12 104
30 giugno 104,75 103,25
2 luglio 102,85+2 102,25+1,75
3 luglio 102,65 101,85
4 luglio 102,45 101,60

 

 

All’incirca, tenendo conto che sul 5 per cento si è staccato un cupone di 2 lire, la rendita convertita perde una lira dai corsi precedenti all’annuncio della conversione al Parlamento; mentre il 3,5 per cento perde all’incirca 75-80 centesimi, sempre tenendo conto dello stacco di un cupone di L. 1,75.

 

 

Il fatto in parte può dipendere da circostanze generali del mercato. A Parigi il 3 per cento francese cadeva dal 27 giugno al 3 luglio da 96,90 a 96,07, malgrado che per esso non si parlasse di conversione. Si può affermare che il nostro consolidato 5 per cento tiene un contegno brillantissimo, superiore a parecchi dei più pregiati consolidati esteri.

 

 

Ma si comprende come un po’ di ribasso dovesse verificarsi. Coloro ai quali la conversione al 3.75 per cento riusciva ostica e che speravano di trovare ai propri capitali un miglior impiego, hanno dato ai loro agenti di cambio ordine di vendere il consolidato 5 per cento. Ciò spiega la mancanza quasi assoluta di domande di rimborso ed il leggero decrescere dei corsi. Chi è quel capitalista il quale voglia recarsi agli sportelli della Banca d’Italia a farsi rimborsare le sue cartelle di rendita a 100 lire, quando, rendendole in Borsa, può ricavare L. 102,50 in media? Bisognerebbe non saper fare il più elementare conto di aritmetica.

 

 

Certo, se il movimento di vendite in Borsa si generalizzasse, i corsi potrebbero diminuire ancora; ma il fatto che si tengono fermi, prova – oltre la solida organizzazione del sindacato bancario garante della conversione – che la grandissima maggioranza dei portatori di rendita accetta la conversione, non presentando i propri titoli al rimborso e non vendendoli in Borsa. Ne` ci sembra probabile che prima della chiusura della conversione si abbiano a verificare spostamenti sensibili nei prezzi. Si badi che oramai lo scarto fra il 5 per cento (nuovo 3,75 per cento) ed il 3,50 per cento è ridotto ad un 80-85 centesimi; il che vuol dire che per avere per un semestre (1 gennaio 1907) 2 lire e per 10 semestri (1 luglio 1907-1 gennaio 1912) 1,875 di interesse sul titolo 3,75 per cento invece che di lire 1,75, quante si ottengono sul 3,50 per cento, si pagano appena 80-85 centesimi di più. Sia pure che il maggior reddito totale, che tirate le somme sale a lire 1,50, sia distribuito in 5 anni; ma è evidente essere un buon impiego di capitale impiegare 85 centesimi per ricavare lire 1,50. La cosa non può sfuggire ai capitalisti intelligenti, i quali avrebbero interesse a vendere il 3,50 per cento per comprare il 3,75 per cento allo scopo do godere del premio quinquennale; e ciò non potrà a meno di sostenere il corso del 5 per cento vecchio, eguale al 3,75 per cento nuovo; e non potrà quindi non rendere sempre meno conveniente la presentazione di domande di rimborso e la rendita in Borsa di 5 per cento.

 

 

Del resto, lo stesso fatto si verificò in Francia nel 1902, quando si fece la conversione del 3,5 in 3 per cento. Ecco i corsi dei due titoli, l’8 luglio, giorno della presentazione del progetto di conversione, e il 21 luglio, prima borsa dopo la conversione:

 

 

  3,5% 3%
8 luglio 102,33 101,70
21 luglio 102,05 100,775

 

 

Il titolo convertito perse meno di 30 centesimi, mentre il 3 per cento perdeva quasi una lira. Molti infatti comprarono il 3,5 da convertire per godere del premio di lire 1,62 offerto dal Rouvier, procurandosi le disponibilità col vendere 3 per cento. Da noi non esiste sul mercato tanto 3,5 per cento che si possa prestare a questo giuoco; ma è certo che i portatori del 5 per cento lordo hanno tutto l’interesse a conservarlo per godere il premio notevole in confronto del 3,5 per cento.

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