Tratto da:

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. VI

Corriere della Sera

Le tabelle degli stipendi dei funzionari di stato

«Corriere della Sera», 22 settembre 1922

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. VI, Einaudi, Torino, 1963, pp. 861-862

 

 

 

Il sen. Carlo Ferraris, presidente della commissione di finanze del senato, mi scrive:

 

 

«Uno dei difetti, anzi il più grave, del sistema dei ruoli chiusi per gli impiegati era il seguente. Non si poteva avere un vero miglioramento nello stipendio se non mediante promozione di grado e di classe: e dico vero miglioramento, perché l’aumento sessennale del decimo era un rinfranco insufficiente. Questo aveva avuto per conseguenza la moltiplicazione dei gradi e delle classi; così nella carriera amministrativa si ebbero i gradi di segretario, primo segretario, capo sezione, direttore capo divisione, vice direttore generale e direttore generale. Il grado di segretario era diviso in quattro classi, e via dicendo.

 

Il decreto-legge 23 ottobre 1919, n. 1971, che introdusse il sistema dei ruoli aperti, fu informato al giusto concetto che, concedendosi un aumento periodico di stipendio anche restando nel grado, fosse inutile la distinzione in classi e più che inutile la moltiplicazione dei gradi. Opportunamente quindi soppresse le classi e ridusse nella carriera amministrativa (cito questa soltanto perché è la tipica) i gradi a tre, segretario, direttore capo divisione, direttore generale.

 

 

Nelle tabelle, che ora sono state progettate e rese pubbliche nei giornali, i gradi sono ridiventati cinque: segretario, primo segretario, caposezione, direttore capo divisione, direttore generale. È un miracolo che non si sia stabilita anche quella di vice direttore generale! Fra i gradi ristabiliti può solo avere qualche utilità quello di capo sezione: è superfluo affatto quello di primo segretario. Ma dal momento che tre anni fa vennero soppressi, sarebbe bene non farli rivivere. Si viene, ristabilendoli, ad innestare nel certamente non perfetto sistema dei ruoli aperti il più grave difetto del sistema dei ruoli chiusi, la moltiplicazione artificiosa dei gradi».

 

 

Il sen. Carlo Ferraris ha non una, ma cento ragioni. La moltiplicazione dei gradi è uno dei malanni più gravi della nostra macchina amministrativa. In molte, se non forse in tutte, le branche della pubblica amministrazione, i gradi potrebbero anzi ridursi a due: direttore e segretario. Nelle grandi amministrazioni, dove il numero dei funzionari è notevole e dove i servizi sono svariati, può essere opportuno il grado intermedio del capo divisione. Ma nei servizi, i quali guadagnano, per il loro tecnicismo o specializzazione, a dipendere direttamente dal ministro nella capitale o dal prefetto od intendente in provincia, anche il grado di capo divisione è superfluo. Non si comprende davvero perché non si sia voluto profittare dei pieni poteri della legge sulla burocrazia per introdurre in Italia il metodo austriaco della divisione di tutti i funzionari, a qualunque amministrazione appartengano, in classi, ad ognuna delle quali è attribuito uno stipendio. Funzionari civili e militari, centrali e provinciali, magistrali, maestri, professori, tecnici, procaccia postali, direttori generali e generali d’esercito, sono tutti distribuiti in classi di rango. Tutti i funzionari, i quali appartengono, ad esempio, alla decima classe hanno lo stipendio della classe, qualunque sia l’amministrazione a cui appartengono od il posto coperto nell’amministrazione. Entro certi limiti, lo stipendio è indipendente dall’ufficio coperto; sono eliminate, in quanto sia possibile, le recriminazioni per disparità di trattamento tra una categoria e l’altra di funzionari. Sono rese più facili le riforme amministrative, perché la posizione dell’impiegato dipende dalla sua classe di rango, che è indipendente dall’ufficio coperto. Non è possibile fare il giuoco dei mattoni, per cui si comincia ad aumentare lo stipendio di una categoria; e subito tutte le altre categorie strillano per essere parificate. Oggi, sui giornali si sono lette tabelle relative ai funzionari centrali e provinciali; ma i magistrati, i maestri, i professori, secondari ed universitari, gli ufficiali dell’esercito e della marina, sono stati lasciati nella penna? Se non saranno compresi nelle nuove tabelle, non siamo certi di andare incontro a nuove agitazioni, a nuovi malcontenti e così all’infinito? La vecchia Austria aveva risoluto egregiamente il problema col suo sistema delle classi di rango, generali ed uniformi per tutti gli impiegati. Perché non pigliare il buono dove si trova; sovratutto quando nelle nuove province si trovano numerosi uomini che saprebbero insegnare il modo di trarre partito dalla favorevole esperienza del distrutto impero?

 

 

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