Lettera a Mario Pannunzio

Tratto da:

Risorgimento liberale

Data di pubblicazione: 30/04/1947

Lettera a Mario Pannunzio

«Risorgimento liberale», 30 aprile 1947

 

 

 

Caro Direttore,

 

 

Non v’ha dubbio che il «Risorgimento Liberale» è un giornale assai ben scritto, uno fra i più sveltamente ed originalmente redatti giornali che mi capita di leggere. Ma non bisogna neppure esagerare nello scrivere in modo diverso dal solito e nel richiamare l’attenzione del lettore su questa diversità. Quando mi imbatto in un gli in luogo del le o del loro, non mi inquieto affatto ed anzi lo contemplo con una certa riconoscenza, perché in momenti in cui non si ha purtroppo tempo di tirar giù dallo scaffale i Fioretti di San Francesco e di gustarseli dopo colazione insieme con una tazza di caffè, quel gli rimette senza fatica dinnanzi agli occhi qualcuno dei modi spontanei di scrivere dei trecentisti; ma al terzo, al quarto e poi al quinto di quei gli confesso di provare un vago fastidio, come sempre accade col ricercato ed il volutamente famigliare. A Gorresio viene fatto di usare spontaneamente il gli invece di qualcos’altro; ma non è anche evidente che fa d’uopo evitare di dare al lettore l’impressione dell’artificio?

 

 

Passando da Gorresio ad altri suoi collaboratori, l’abitudine, oggi diffusissima e certamente derivata da un preciso atto di volontà, di distribuire a caso lungo gli articoli dei giornali soltanto virgole, invece del collocare punti e virgole e punti fermi, interrogativi ed esclamativi nei loro giusti luoghi, sull’inizio incuriosisce e diverte. Alla lunga quelle virgole non corrono il rischio di sembrare tanti pugni negli occhi? Il lettore ha bisogno di pause; ma con le sole virgole non ci si riposa più. Se le cose raccontate o dette sono davvero incalzanti, virgole o punti che siano, si arriva con interesse crescente sino alla fine; ma l’interesse non si crea creando artificiosamente l’affanno punteggiatorio. Il lettore avvertito, quando si avvede del trucco, si infastidisce e butta via il giornale; l’altro, che ha sempre avuto una questione personale con la sintassi, si persuade di essere diventato anche lui un letterato. Se questo è oggi il mezzo per rendere la letteratura popolare in Italia, facciamola finita ed aboliamo anche le virgole.

Torna su