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Corriere della Sera

L’incremento dei consumi

«Corriere della sera», 16 gennaio 1909

 

 

 

Uno degli indici migliori delle condizioni economiche del paese nostro ci è fornito dalle statistiche delle tasse di fabbricazione. Anche le cifre del commercio internazionale danno luogo ad interessanti rilievi; ma non meno interessanti sono i rilievi che si possono trarre dalle tasse di fabbricazione, perché con esse è possibile seguire davvicino lo sviluppo di parecchie principalissime industrie interne o misurare l’incremento o la diminuzione del fabbisogno di alcuni consumi a larghissima base. Una recente pubblicazione della direzione generale delle gabelle ci pone in grado di studiare l’andamento di questi fenomeni sino al 31 luglio 1908. L’anno 1907-908, che non abbracciò sicuramente un periodo di largo sviluppo di affari e di aumenti nel tasso dei salari, segnò ciononostante la cifra massima nelle entrate accertate nell’ultimo decennio: 197.992.055 lire invece di 159.994.023 nell’anno precedente, che era pur stato il massimo fin allora raggiunto, e di 50.524.563 nel 1898-99. Le entrate riscosse furono però notevolmente minori di quelle accertate: appena 152.558.825 lire, e ciò sovra tutto a causa del regime di accertamento e riscossione della tassa sugli spiriti, per cui gli accertamenti seguono molto prima delle riscossioni e queste stanno parecchio al disotto dei primi in conseguenza di abbuoni e restituzioni di tasse. Ma anche quella cifra di 152 milioni di lire di riscossioni è la massima finora avutasi e supera di più di 7 milioni quella dell’anno precedente.

 

 

Spiriti, birra, surrogati del caffè, glucosio, zucchero, polveri piriche, fiammiferi, gas luce ed energia elettrica: ecco i consumi importanti colpiti da tassa di fabbricazione e di cui le statistiche odierne ci permettono di seguire l’andamento. Sarebbe interessante studiare davvicino gli effetti che ebbero sulla produzione degli spiriti le leggi temporanee le quali concedettero abbuoni alla distillazione del vino allo scopo di venire in soccorso alla viticoltura travagliata da gravissima crisi. Basti qui il dire che le fabbriche di prima categoria, e son quelle che estraggono lo spirito dalla distillazione dell’amido e delle sostanze amidacee, dai residui della fabbricazione e della raffinazione dello zucchero, dalle barbabietole, ecc; videro diminuire la loro produzione da 194.286 ettolitri nel 1906-907 a 154.876 nel 1907-908. Per contro le fabbriche di seconda categoria, che ottengono lo spirito dalla distillazione del vino, delle vinaccie e simiglianti materie prima, produssero 463.377 invece di 277.434 ettolitri.

 

 

Sono quasi due milioni di ettolitri di vino di più tolti sino al 30 giugno 1908 dal mercato: e poiché gli abbuoni durano tuttavia , il sollievo si fece via via più sensibile. Se ne dolgono i distillatori che temono un ingombro di spiriti ed il Governo, il quale, a causa degli abbuoni, non vede progredire le riscossioni di tassa mentre crescono le quantità prodotte.

 

 

La birra non dà luogo invece a sorprese per il fisco essendo la tassa riscossa suppergiù uguale a quella accertata; né la sua produzione progredì sotto una spinta artificiale, come accadde per gli spiriti.

 

 

Eppure dal 1906-1907 al 1907-908 la produzione passò da 359.921 a 477.493 ettolitri ed il fisco incassò 1.709.529 lire di più. Dieci anni or sono l’introito era appena di lire 1.940.100 ed oggi è di lire 7.004.864; segno indubbio di una predilezione crescente degli italiani per la bionda cervogia, della quale non si compiacciono per fermo i viticultori. Cresce il consumo del caffè importato dall’estero: nei primi nove mesi del 1908 se ne importarono 186.851 quintali in confronto a 179.346 nello stesso periodo dell’anno precedente. Ma non diminuisce il consumo della cicoria e degli altri surrogati del caffè di cui si vendettero 42.230 quintali invece di 42.130 venduti nel 1906-907. Del pari il glucosio solido passa da 917 a 953 quintali e quello liquido da 51.144 a 51.816 quintali. Nello zucchero, alla diminuita importazione dall’estero corrisponde un aumento ancor più rilevante nella produzione interna; talché nell’esercizio 1907-908 si produssero 1.359.650 quintali invece di 1.063.827 quintali prodotti nella campagna precedente. Il consumo che nel 1906-907 aveva assorbito una quantità maggiore di quella prodotta (1.110.782 quintali) crebbe sensibilmente, a 1.228.036 quintali.

 

 

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Il consumo della polvere pirica soggetta a tasse, sia per mina sia da caccia, aumentò da 28.149 a 28.612 quintali, mentre la quantità non soggetta a tassa, perché consumata dai ministeri della guerra e della marina, aumentava da 2323 a 3681 quintali; e così pure le quantità spedite all’estero da 572 a 702 quintali. I consorzi contro la grandine, a cui era stata largita l’esenzione da tassa, paiono ben morti se nel 1907-908 non comprarono neppure un chilogrammo di polvere, in confronto dei 47 quintali comperati l’anno precedente.

 

 

Ma i consumi nei quali l’aumento è davvero notevole, tenuto conto dell’importanza loro assoluta, sono quelli dei fiammiferi, del gas luce e dell’energia elettrica. I fiammiferi rendevano nel 1898-99 lire 7.381.015 e, benché si tratti di un consumo non suscettibile di subitanee ascese, pur tuttavia a poco a poco crebbero sino a dare col 1907-908 ben lire 9.938.096.

 

 

Quasi dieci milioni di lire in un anno di tassa sui fiammiferi! A titolo di curiosità, possiamo notare che nell’ultimo anno le fabbriche vendettero all’interno 36 miliardi 714 milioni e 791 mila fiammiferi di legno o di altra materia solforati; 11 miliardi 383 milioni e 583 mila fiammiferi di legno paraffinati o di cera e 471 mila fiammiferi di cera ascendiscale.

 

 

Cospicua è pure l’esportazione italiana all’estero di fiammiferi: 5 miliardi, 311 milioni 435 mila fiammiferi di legno o di altra materia solforati, 14 miliardi 270 milioni e 36 mila fiammiferi di legno paraffinati o di cera e 6 milioni e 579 mila fiammiferi di cera ascendiscale. Sono cifre grosse di cose assai piccole; ma di piccole, anzi piccolissime cose è spesso formata la ricchezza di un paese.

 

 

La tassa sul gas luce e l’energia elettrica è forse quella che, ultima venuta, diede frutti più sicuramente crescenti: poiché, senza mai fallire neppure un anno, aumentò da 3.835.049 lire nel 1898-99 a 9.310.202 lire nel 1906-907 ed a 10.474.502 lire nel 1907-908. In quest’ultimo anno il consumo di gas luce fu di 220.410.023 metri cubi, con un aumento sull’anno prima di ben 15.537.683 metri cubi. Grandioso addirittura è l’incremento nella produzione dell’energia elettrica. Misurata ad etto-watt-ore, essa diede nel 1907-908 un totale di 1.008.759.868 etto-watt-ore, aumentando di 202.520.747 etto-watt-ore sul 1906-907. È quest’aumento forse la prova più bella, che nelle industrie, le quali secondano il genio e le attitudini naturali di un paese, agli iniziali sacrifici ed alle prime incertezze non può mancare in seguito un progresso sicuro e promettente.

 

 

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