L’indice unitario dei prezzi del grano (A proposito delle statistiche dell’Istituto internazionale d’agricoltura)

Tratto da:

Corriere della Sera

Data di pubblicazione: 07/11/1910

L’indice unitario dei prezzi del grano (A proposito delle statistiche dell’Istituto internazionale d’agricoltura)

«Corriere della sera», 7 novembre 1910

 

 

 

Da alcuni mesi l’Istituto internazionale di agricoltura dà prova di una nuova e feconda attività: e precisamente da quando il presidente marchese Cappelli rinnovò, coll’infusione di nuovo sangue, il personale direttivo dell’Istituto. Sotto la guida sapiente del nuovo segretario generale, prof. Iannaccone, eccellentemente coadiuvato dal prof. Lorenzoni, capo del servizio dell’economia agricola sociale (organizzazioni agricole, cooperazione, ecc.), e del prof. Ricci, capo del servizio di statistica, l’Istituto ha cominciato ad essere ciò che i fondatori volevano, un organo vivo ed attivo della vita agricola mondiale.

 

 

A mettere in luce il successo veramente brillante ottenuto dal nuovo segretario generale dovrei parlare di troppe pubblicazioni venute alla luce in questi pochi mesi ad opera dell’Istituto: dal catalogo della biblioteca per l’anno 1909, utilissimo per tutti coloro che vogliono avere una bibliografia sistematica delle questioni discusse nella stampa periodica e nei libri intorno all’agricoltura, all’inventario delle superfici, dei raccolti e del bestiame nei paesi aderenti, inventario che risparmiava faticose indagini in migliaia di pubblicazioni spesso inaccessibili; dal bollettino del servizio economico-sociale dove si trova un’ampia messe di notizie sul movimento associativo, cooperativo, legislativo nel campo dell’agricoltura, raccolta dal prof. Lorenzoni a guida di quanti vogliono intraprendere un’opera di progresso e vogliono sapere quanto si è fatto e si va facendo all’uopo all’estero ed in Italia, al bollettino di statistica agraria, che verso il 20 di ogni mese esce alla luce recando fresche notizie sui raccolti agricoli. Ed è su questo ultimo bollettino che mi tratterrò, come quello che attua il più caratteristico e, a mio modo di vedere, il più praticamente fecondo dei compiti dell’Istituto internazionale.

 

 

* * *

 

 

Quando quell’uomo strano e geniale che è Davide Lubin propose al Re d’Italia la fondazione dell’Istituto internazionale d’agricoltura aveva sovratutto in mente un’idea fissa: l’indice unitario. Come un’anima in pena, egli seguitò, per anni parecchi, ad invocare l’uomo capace di dargli l’indice unitario e lo trovò finalmente quest’anno in Umberto Ricci, il nuovo capo dell’ufficio statistico dell’Istituto. Il giorno in cui sul bollettino di luglio Umberto Ricci pubblicò un primo indice unitario, dovette essere per Davide Lubin un giorno di vittoria e di letizia; ed «avvenimento storico», egli disse, quella pubblicazione quando, in una entusiastica circolare, egli l’annunciò al giovane americano ed ai suoi concittadini. Eppure in luglio si trattava di un indice meschinello anzichenò, poiché si riferiva soltanto a sei paesi. Nell’ultimo bollettino l’indice unitario si è esteso già a 20 Stati e sono tutti i principali Stati dell’emisfero settentrionale.

 

 

Si tratta davvero, bisogna riconoscerlo insieme col fantasioso ideatore dell’Istituto internazionale, di un avvenimento storico. Per comprenderne l’importanza è d’uopo pensare all’influenza grandissima che sul benessere dell’agricoltura hanno i prezzi delle derrate agrarie. Produrre bene, economicamente, coi migliori progressi tecnici non basta; bisogna anche vendere bene. Le crisi più acute dell’agricoltura non sono crisi di produzione; sono crisi di prezzi. Quanti viticultori negli anni passati non hanno maledetto il giorno e l’ora in cui avevano piantate le loro vigne superbe, vedendosi costretti dall’ignoranza delle condizioni generali del mercato, dalla mala organizzazione del commercio vinicolo, dalle difficoltà di protrarre l’epoca della vendita a disfarsi a prezzi vilissimi delle uve viste crescere con amore, difese con accanimento contro le malattie, guardate con trepidanza all’avvicinarsi dei nembi atmosferici!

 

 

Ora, una delle cause principalissime per cui l’agricoltore vende male è l’ignoranza delle condizioni del mercato. L’agricoltore isolato non può fare alcuna congettura sul prezzo al quale venderà i suoi prodotti se non fondandosi su ciò che i suoi limitati mezzi di osservazione gli dicono.

 

 

Vedendo che le sue terre e le terre vicine promettono raccolti superiori a quelli dell’anno scorso, egli sarà facilmente portato a generalizzare, a ritenere che ovunque il raccolto abbondi e il prezzo scenda di fronte al raccolto e al prezzo del passato anno; egli si stimerà fortunato se potrà vendere a un prezzo discreto, mentre se avesse conosciuto il raccolto di molti paesi, avrebbe forse chiesto e riscosso un prezzo a lui più favorevole. Oppure, vedendo che il raccolto è piuttosto scarso nei terreni che può ispezionare col suo sguardo, o di cui può avere notizia dai suoi vicini, l’agricoltore isolato fiderà in prezzi alti e si rifiuterà di vendere a un prezzo che gli sarebbe parso vantaggioso se egli avesse conosciuto le condizioni di un più vasto mercato e che si pentirà in seguito di non avere accettato. Frequentemente egli si lascerà ingannare da notizie messe in giro da coloro che hanno interesse a comprare le sue derrate a buon mercato per rivenderle a più alto prezzo e gli accadrà di perdere, nella lotta con il commerciante, più di quanto non sia la remunerazione corrente spettante per l’opera loro a questi utilissimi intermediari tra la produzione ed il consumo. Questi inconvenienti non succederebbero se l’agricoltore, prima di vendere le sue derrate, potesse guardare a distanza. Come perspicuamente osserva il Ricci, se all’agricoltore fosse concesso di librarsi per qualche momento nello spazio e guardare attorno a sé con un telescopio, egli correggerebbe le sue impressioni. Più in alto egli salga, più potente sia l’apparecchio ottico di cui si serve, più vasto giro di campi coltivati egli riesca successivamente ad abbracciare, e più il suo giudizio rifletterà fedelmente la realtà. Dopo di avere esplorato i principali paesi produttori, egli dovrà istituire nella sua mente calcoli e confronti fra paese e paese, dovrà consultare libri e statistiche dei passati anni e infine potrà fondere tutte le sue osservazioni in un giudizio unico e sintetico: «Il raccolto si presenta complessivamente bene (o male) e sarà probabilmente superiore (o inferiore) di tanto per cento al raccolto dell’anno scorso». Egli sarà allora in grado di lottare ad armi uguali col commerciante. Il prezzo, al quale egli venderà i suoi prodotti, non sarà molto diverso dal prezzo che si stabilisce nei grandi mercati.

 

 

* * *

 

 

L’ufficio statistico dell’Istituto internazionale volle, quando ne assunse la direzione il Ricci, soddisfare al compito di fornire all’agricoltore il modo di formarsi un giudizio sintetico sui raccolti ed il modo scelto fra la elaborazione dell’indice unitario. Che cosa è un indice unitario? è un numero il quale ha lo scopo di rispondere alla domanda: è la produzione di questo anno superiore o inferiore a quella dell’anno scorso e in che misura? Noi sappiamo, ad esempio – e ce lo disse nelle statistiche agrarie che già lodai a suo tempo il prof. Valenti – che in Italia il raccolto del grano fu nel 1910 soltanto di 41.732.000 quintali, contro 51.699.000 quintali prodotti nel 1909. Se noi supponiamo che la raccolta dell’anno scorso sia indicata col numero 100, quella del 1910 deve essere proporzionatamente contrassegnata col numero 80.7 che è l’indice unitario italiano per il 1910; il che vuol dire che la raccolta odierna è solo l’80.7 per cento della raccolta dell’anno passato od ancora che essa sta al disotto di questa del 19.3 per cento. Se in tutto il mondo le cose fossero andate nello stesso modo, i prezzi del grano avrebbero dovuto segnare un rialzo formidabile, perché, per una legge nota da tempo, una deficienza di un quinto del raccolto del grano fa aumentare i prezzi di ben più di un quinto, forse di un terzo e magari più. Invece tutti sanno che è accaduto precisamente il rovescio: il livello dei prezzi del grano oscilla oggi fra le 26 e le 28 lire in Italia, mentre l’anno scorso, a pari data, stava già tra le 28 e le 30 lire. È evidente perciò che i cattivi effetti dello scorso raccolto italiano sono stati controbilanciati dai raccolti abbondanti di qualche paese estero. Ma in quale misura poté avvenire questa compensazione? Quali sono stati i raccolti effettivi, in cifre sicure, dei paesi nostri fornitori? Quale il fabbisogno dei paesi a raccolto manchevole? A tutte queste domande hanno finora cercato di rispondere uffici governativi e organizzazioni private: il Ministero ungherese di agricoltura, il Ministero argentino, il Broomhall’s Corn Trade News, il Dornbusch’s Floating Cargoes Evening List; ma i loro dati sono spesso raccolti con metodi disformi, si riferiscono a unità di peso diverse, non comprendono sempre tutti i paesi e non si sa quale ne sia la attendibilità, per quanto siano certamente frutto di accurate ricerche. L’Istituto internazionale, per la sua stessa costituzione, si prestava a divenire il centro raccoglitore di tutte le informazioni agricole mondiali e diffonditore dei dati sintetici elaborati con la più scrupolosa cura e col maggiore ossequio alla verità.

 

 

Ed è quanto da alcuni mesi si sta facendo. Dopo avere elaborato per i singoli paesi un indice simile a quello che sopra dissi di 80.7 per l’Italia, l’Istituto ha iniziato la formazione di un indice unitario per tutti od almeno per i principali paesi del mondo. Siamo appena in principio dell’ardita intrapresa e moltissime difficoltà si sono superate e si dovranno ancora superare, perché non tutti i Governi mandano all’Istituto le notizie, altri non le mandano per tempo e di alcuni i dati non sono possibili. Ma il tentativo è ardimentoso e segna la via dell’avvenire, quando i Governi si saranno meglio affiatati, avranno modificato, perfezionate, rese uniformi le loro statistiche agricole e l’indice unitario diventerà la guida pratica degli agricoltori di tutto il mondo nella contrattazione dei loro prodotti.

 

 

Ecco, intanto, come si presenta, secondo l’ultimo bollettino, la situazione granaria nell’emisfero settentrionale:

 

 

 

Produzione totale in migliaia di quintali

Indici percentuali

Europa:

nel 1909

nel 1910

nel 1909

nel 1910

Prussia

22.647

23.894

100

105.5

Bulgaria

8.728

13.370

100

153.2

Danimarca

1.096

1.095

100

106.7

Spagna

39.218

37.263

100

94.9

Francia

97.752

71.827

100

73.5

Gran Bretagna

16.721

15.269

100

91.3

Ungheria

34.268

54.018

100

157.6

Italia

51.699

41.732

100

80.7

Lussemburgo

168

205

100

122.5

Paesi Bassi

1.119

1.176

100

105.1

Rumania

16.022

30.171

100

188.3

Russia europea

193.863

223.663

100

115.4

Svezia

1.880

1.812

100

96.3

Svizzera

971

930

100

95.8

America:

Canadà

45.380

33.416

100

73.6

Stati Uniti

200.630

188.263

100

93.8

Asia:

Impero indo-britannico

77.154

97.189

100

126.0

Giappone

6.054

6.000

100

99.1

Russia asiatica

19.561

26.076

100

133.3

Africa:

Tunisia

1.730

1.500

100

85.7

Totali assoluti e indici unitari

838.617

868.492

100

103.9

 

 

Sono quattro i paesi che colla loro produzione scarsa avrebbero provocato un aumento di prezzi, ove non avessero soccorso altri paesi a raccolto abbondante e cioè la Francia, in cui il raccolto fu solo del 73.5 per cento del raccolto del 1909, l’Italia con un indice dell’80.7 per cento, il Canadà col 73.6 per cento e gli Stati Uniti col 93.8 per cento. Qui la deficienza nel raccolto fu proporzionalmente meno forte, ma, in cifre assolute, trattandosi del secondo paese produttore di grano del mondo, la mancanza arriva ai 12 milioni di quintali. Per fortuna il raccolto fu abbondante altrove: nella Russia Europea il raccolto aumentò da 193.863 a 223.663 migliaia di quintali, ossia del 15.4 per cento; nella Russia Asiatica l’indice salì a 133.3, ossia si verificò un aumento della produzione del 33.3 per cento, nell’Ungheria l’indice fu di 157.6, nella Bulgaria di 153.2, nella Rumania di 188.3 e qui si ebbe l’aumento massimo, nell’Impero indo-britannico di 126.

 

 

Riassumendo la situazione abbiamo un aumento da 836.617.000 a 868.842.000 quintali nel raccolto mondiale ed un aumento nell’indice unitario da 100 a 103.9. E cioè nei paesi considerati il raccolto del grano si presenta del 3.9 per cento superiore a quello dell’anno scorso. È bastato questo aumento relativamente piccolo perché i prezzi ribassassero in Italia di 2 lire al quintale in confronto all’anno scorso; mentre se il mercato fosse stato chiuso e si fossero dovuti fare i conti col solo grano interno, si sarebbe dovuto verificare un rialzo di 10 e forse, 15 lire al quintale. Quest’anno sono la Russia, la Rumania, l’Ungheria e la Bulgaria che salvano l’Italia da prezzi di fame e forse dal pericolo di commovimenti popolari.

 

 

* * *

 

 

Dureranno i prezzi al livello odierno, o varieranno in più o in meno? A questa domanda l’indice unitario dell’Istituto internazionale non può ancora rispondere. Esso ci dice che il grano raccolto nel 1910 nell’emisfero settentrionale fu del 3.9% superiore al raccolto del 1909; ma non ci dice quanto sarà il raccolto probabile dei paesi della zona meridionale che faranno le messi in dicembre-gennaio. Il fattore ignoto più importante è l’Argentina cha l’anno scorso, 1909-910, raccolse 35.655.560 quintali di grano e non si sa quanti potrà ottenerne nel 1910-911. I prossimi bollettini probabilmente recheranno le previsioni ufficiali e mano mano le modificheranno in relazione all’inoltrarsi della annata agricola. L’indice unitario deve essere invero in perpetuo movimento allo scopo di tener dietro alle variazioni continue nelle previsioni e nei raccolti effettuati; né ciò è un inconveniente perché la vita economica è un continuo divenire ed i prezzi, che la rispecchiano, devono pure muoversi continuamente. Ciò che importa si è che gli agricoltori sappiano dove guardare per trovare un indice che li guidi nelle contrattazioni delle loro derrate. Chi ha l’animo speculativo, attenderà che venga un momento migliore per vendere; chi crede poco al futuro, venderà subito. Tutti però aspetteranno o venderanno sulla base, non di impressioni vaghe, ma di dati precisi, sottoposti al crivello di una critica sapiente e di una elaborazione rigorosa.

 

 

* * *

 

 

Né il compito dell’ufficio statistico dell’Istituto si dovrà limitare all’indice unitario della produzione del grano. Vi sono altre derrate agricole che hanno una rilevanza grandissima per l’agricoltura e che attendono anch’esse il loro indice unitario. L’Ufficio già l’ha compilato per taluni cereali minori, come la segala, che avrebbe nel 1910 un indice di 103.3 (ossia il cui raccolto sarebbe stato superiore del 3.3% a quello del 1909), l’orzo, con un indice di 101.4, e l’avena, con 93.3. Si stanno apparecchiando i materiali per formulare gli indici unitari del mais e del riso; ed attendono che venga la loro volta altri prodotti, tra cui piace di ricordare il cotone ed i bozzoli, dai quali dipendono le sorti di industrie capitalissime per l’Italia e il vino, uno dei più caratteristici prodotti italiani. Né quando sarà avviata la formazione degli indici unitari della produzione delle derrate agrarie, sarà finito il compito dell’Istituto.

 

 

Bisognerà iniziare il tentativo della elaborazione degli indici unitari di tutti gli altri fenomeni economici susseguenti al movimento iniziale della produzione; e cioè gli indici degli stocks o quantità di derrate passate al commercio nei punti d’origine, degli stocks in viaggio dai paesi esportatori ai paesi importatori, degli stocks nei paesi di consumo, ecc., ecc. Talvolta il prezzo non è tanto determinato dal raccolto dell’anno, quanto dal raccolto medesimo e dagli stocks residui degli anni precedenti.

 

 

Se per una serie di raccolti cattivi le riserve si sono esaurite, un raccolto abbondante può bastare a malapena a ricostituire quelle riserve, sicché il residuo lasciato al consumo può essere appena normale ed i prezzi possono, malgrado l’abbondanza del raccolto, rimanere sostenuti.

 

 

Tal’altra gli stocks residui sono così larghi che ad un raccolto scarso non segue alcun aumento di prezzo.

 

 

Né basta. Un aumento, come quello verificatosi nel 1910, del 3.9% nella produzione può essere impotente a far ribassare i prezzi, se nel frattempo è variato il consumo, e specie il numero e la qualità dei consumatori. Si noti che dal principio del nuovo secolo si è andata verificando una gigantesca rivoluzione nel rapporto fra produzione e consumo del grano. Il consumo si va estendendo a paesi che prima l’ignoravano ed a strati di popolazione che si adattavano ai cereali inferiori, mentre d’altro canto alcuni paesi, come gli Stati Uniti, sono quasi scomparsi dal novero dei paesi fornitori di grano al mondo ed altri vi si sono aggiunti: il Canadà, la Russia Asiatica, paesi a costi diversi di produzione e probabilmente più elevati. Ridurre tutti questi fenomeni cangianti e mutevolissimi a cifre precise, ad indici unitari ammonitori, diffondere il vero tra gli agricoltori: ecco il compito altissimo di guida, di educatore economico che ha l’Istituto internazionale. Dopo un periodo travagliato di crescenza, l’Istituto ha ora trovato la sua via; e dal modo con cui ne ha già percorse le prime aspre tappe, è lecito esprimere la fiducia sicura che la percorrerà trionfalmente sino in fondo.

 

 

L’indice unitario dei prezzi del grano (A proposito delle statistiche dell’Istituto internazionale d’agricoltura)

«Corriere della sera», 7 novembre 1910

 

 

 

 

Da alcuni mesi l’Istituto internazionale di agricoltura dà prova di una nuova e feconda attività: e precisamente da quando il presidente marchese Cappelli rinnovò, coll’infusione di nuovo sangue, il personale direttivo dell’Istituto. Sotto la guida sapiente del nuovo segretario generale, prof. Iannaccone, eccellentemente coadiuvato dal prof. Lorenzoni, capo del servizio dell’economia agricola sociale (organizzazioni agricole, cooperazione, ecc.), e del prof. Ricci, capo del servizio di statistica, l’Istituto ha cominciato ad essere ciò che i fondatori volevano, un organo vivo ed attivo della vita agricola mondiale.

 

 

A mettere in luce il successo veramente brillante ottenuto dal nuovo segretario generale dovrei parlare di troppe pubblicazioni venute alla luce in questi pochi mesi ad opera dell’Istituto: dal catalogo della biblioteca per l’anno 1909, utilissimo per tutti coloro che vogliono avere una bibliografia sistematica delle questioni discusse nella stampa periodica e nei libri intorno all’agricoltura, all’inventario delle superfici, dei raccolti e del bestiame nei paesi aderenti, inventario che risparmiava faticose indagini in migliaia di pubblicazioni spesso inaccessibili; dal bollettino del servizio economico-sociale dove si trova un’ampia messe di notizie sul movimento associativo, cooperativo, legislativo nel campo dell’agricoltura, raccolta dal prof. Lorenzoni a guida di quanti vogliono intraprendere un’opera di progresso e vogliono sapere quanto si è fatto e si va facendo all’uopo all’estero ed in Italia, al bollettino di statistica agraria, che verso il 20 di ogni mese esce alla luce recando fresche notizie sui raccolti agricoli. Ed è su questo ultimo bollettino che mi tratterrò, come quello che attua il più caratteristico e, a mio modo di vedere, il più praticamente fecondo dei compiti dell’Istituto internazionale.

 

 

* * *

 

 

Quando quell’uomo strano e geniale che è Davide Lubin propose al Re d’Italia la fondazione dell’Istituto internazionale d’agricoltura aveva sovratutto in mente un’idea fissa: l’indice unitario. Come un’anima in pena, egli seguitò, per anni parecchi, ad invocare l’uomo capace di dargli l’indice unitario e lo trovò finalmente quest’anno in Umberto Ricci, il nuovo capo dell’ufficio statistico dell’Istituto. Il giorno in cui sul bollettino di luglio Umberto Ricci pubblicò un primo indice unitario, dovette essere per Davide Lubin un giorno di vittoria e di letizia; ed «avvenimento storico», egli disse, quella pubblicazione quando, in una entusiastica circolare, egli l’annunciò al giovane americano ed ai suoi concittadini. Eppure in luglio si trattava di un indice meschinello anzichenò, poiché si riferiva soltanto a sei paesi. Nell’ultimo bollettino l’indice unitario si è esteso già a 20 Stati e sono tutti i principali Stati dell’emisfero settentrionale.

 

 

Si tratta davvero, bisogna riconoscerlo insieme col fantasioso ideatore dell’Istituto internazionale, di un avvenimento storico. Per comprenderne l’importanza è d’uopo pensare all’influenza grandissima che sul benessere dell’agricoltura hanno i prezzi delle derrate agrarie. Produrre bene, economicamente, coi migliori progressi tecnici non basta; bisogna anche vendere bene. Le crisi più acute dell’agricoltura non sono crisi di produzione; sono crisi di prezzi. Quanti viticultori negli anni passati non hanno maledetto il giorno e l’ora in cui avevano piantate le loro vigne superbe, vedendosi costretti dall’ignoranza delle condizioni generali del mercato, dalla mala organizzazione del commercio vinicolo, dalle difficoltà di protrarre l’epoca della vendita a disfarsi a prezzi vilissimi delle uve viste crescere con amore, difese con accanimento contro le malattie, guardate con trepidanza all’avvicinarsi dei nembi atmosferici!

 

 

Ora, una delle cause principalissime per cui l’agricoltore vende male è l’ignoranza delle condizioni del mercato. L’agricoltore isolato non può fare alcuna congettura sul prezzo al quale venderà i suoi prodotti se non fondandosi su ciò che i suoi limitati mezzi di osservazione gli dicono.

 

 

Vedendo che le sue terre e le terre vicine promettono raccolti superiori a quelli dell’anno scorso, egli sarà facilmente portato a generalizzare, a ritenere che ovunque il raccolto abbondi e il prezzo scenda di fronte al raccolto e al prezzo del passato anno; egli si stimerà fortunato se potrà vendere a un prezzo discreto, mentre se avesse conosciuto il raccolto di molti paesi, avrebbe forse chiesto e riscosso un prezzo a lui più favorevole. Oppure, vedendo che il raccolto è piuttosto scarso nei terreni che può ispezionare col suo sguardo, o di cui può avere notizia dai suoi vicini, l’agricoltore isolato fiderà in prezzi alti e si rifiuterà di vendere a un prezzo che gli sarebbe parso vantaggioso se egli avesse conosciuto le condizioni di un più vasto mercato e che si pentirà in seguito di non avere accettato. Frequentemente egli si lascerà ingannare da notizie messe in giro da coloro che hanno interesse a comprare le sue derrate a buon mercato per rivenderle a più alto prezzo e gli accadrà di perdere, nella lotta con il commerciante, più di quanto non sia la remunerazione corrente spettante per l’opera loro a questi utilissimi intermediari tra la produzione ed il consumo. Questi inconvenienti non succederebbero se l’agricoltore, prima di vendere le sue derrate, potesse guardare a distanza. Come perspicuamente osserva il Ricci, se all’agricoltore fosse concesso di librarsi per qualche momento nello spazio e guardare attorno a sé con un telescopio, egli correggerebbe le sue impressioni. Più in alto egli salga, più potente sia l’apparecchio ottico di cui si serve, più vasto giro di campi coltivati egli riesca successivamente ad abbracciare, e più il suo giudizio rifletterà fedelmente la realtà. Dopo di avere esplorato i principali paesi produttori, egli dovrà istituire nella sua mente calcoli e confronti fra paese e paese, dovrà consultare libri e statistiche dei passati anni e infine potrà fondere tutte le sue osservazioni in un giudizio unico e sintetico: «Il raccolto si presenta complessivamente bene (o male) e sarà probabilmente superiore (o inferiore) di tanto per cento al raccolto dell’anno scorso». Egli sarà allora in grado di lottare ad armi uguali col commerciante. Il prezzo, al quale egli venderà i suoi prodotti, non sarà molto diverso dal prezzo che si stabilisce nei grandi mercati.

 

 

* * *

 

 

L’ufficio statistico dell’Istituto internazionale volle, quando ne assunse la direzione il Ricci, soddisfare al compito di fornire all’agricoltore il modo di formarsi un giudizio sintetico sui raccolti ed il modo scelto fra la elaborazione dell’indice unitario. Che cosa è un indice unitario? è un numero il quale ha lo scopo di rispondere alla domanda: è la produzione di questo anno superiore o inferiore a quella dell’anno scorso e in che misura? Noi sappiamo, ad esempio – e ce lo disse nelle statistiche agrarie che già lodai a suo tempo il prof. Valenti – che in Italia il raccolto del grano fu nel 1910 soltanto di 41.732.000 quintali, contro 51.699.000 quintali prodotti nel 1909. Se noi supponiamo che la raccolta dell’anno scorso sia indicata col numero 100, quella del 1910 deve essere proporzionatamente contrassegnata col numero 80.7 che è l’indice unitario italiano per il 1910; il che vuol dire che la raccolta odierna è solo l’80.7 per cento della raccolta dell’anno passato od ancora che essa sta al disotto di questa del 19.3 per cento. Se in tutto il mondo le cose fossero andate nello stesso modo, i prezzi del grano avrebbero dovuto segnare un rialzo formidabile, perché, per una legge nota da tempo, una deficienza di un quinto del raccolto del grano fa aumentare i prezzi di ben più di un quinto, forse di un terzo e magari più. Invece tutti sanno che è accaduto precisamente il rovescio: il livello dei prezzi del grano oscilla oggi fra le 26 e le 28 lire in Italia, mentre l’anno scorso, a pari data, stava già tra le 28 e le 30 lire. È evidente perciò che i cattivi effetti dello scorso raccolto italiano sono stati controbilanciati dai raccolti abbondanti di qualche paese estero. Ma in quale misura poté avvenire questa compensazione? Quali sono stati i raccolti effettivi, in cifre sicure, dei paesi nostri fornitori? Quale il fabbisogno dei paesi a raccolto manchevole? A tutte queste domande hanno finora cercato di rispondere uffici governativi e organizzazioni private: il Ministero ungherese di agricoltura, il Ministero argentino, il Broomhall’s Corn Trade News, il Dornbusch’s Floating Cargoes Evening List; ma i loro dati sono spesso raccolti con metodi disformi, si riferiscono a unità di peso diverse, non comprendono sempre tutti i paesi e non si sa quale ne sia la attendibilità, per quanto siano certamente frutto di accurate ricerche. L’Istituto internazionale, per la sua stessa costituzione, si prestava a divenire il centro raccoglitore di tutte le informazioni agricole mondiali e diffonditore dei dati sintetici elaborati con la più scrupolosa cura e col maggiore ossequio alla verità.

 

 

Ed è quanto da alcuni mesi si sta facendo. Dopo avere elaborato per i singoli paesi un indice simile a quello che sopra dissi di 80.7 per l’Italia, l’Istituto ha iniziato la formazione di un indice unitario per tutti od almeno per i principali paesi del mondo. Siamo appena in principio dell’ardita intrapresa e moltissime difficoltà si sono superate e si dovranno ancora superare, perché non tutti i Governi mandano all’Istituto le notizie, altri non le mandano per tempo e di alcuni i dati non sono possibili. Ma il tentativo è ardimentoso e segna la via dell’avvenire, quando i Governi si saranno meglio affiatati, avranno modificato, perfezionate, rese uniformi le loro statistiche agricole e l’indice unitario diventerà la guida pratica degli agricoltori di tutto il mondo nella contrattazione dei loro prodotti.

 

 

Ecco, intanto, come si presenta, secondo l’ultimo bollettino, la situazione granaria nell’emisfero settentrionale:

 

 

 

Produzione totale in migliaia di quintali

Indici percentuali

Europa:

nel 1909

nel 1910

nel 1909

nel 1910

Prussia

22.647

23.894

100

105.5

Bulgaria

8.728

13.370

100

153.2

Danimarca

1.096

1.095

100

106.7

Spagna

39.218

37.263

100

94.9

Francia

97.752

71.827

100

73.5

Gran Bretagna

16.721

15.269

100

91.3

Ungheria

34.268

54.018

100

157.6

Italia

51.699

41.732

100

80.7

Lussemburgo

168

205

100

122.5

Paesi Bassi

1.119

1.176

100

105.1

Rumania

16.022

30.171

100

188.3

Russia europea

193.863

223.663

100

115.4

Svezia

1.880

1.812

100

96.3

Svizzera

971

930

100

95.8

America:

Canadà

45.380

33.416

100

73.6

Stati Uniti

200.630

188.263

100

93.8

Asia:

Impero indo-britannico

77.154

97.189

100

126.0

Giappone

6.054

6.000

100

99.1

Russia asiatica

19.561

26.076

100

133.3

Africa:

Tunisia

1.730

1.500

100

85.7

Totali assoluti e indici unitari

838.617

868.492

100

103.9

 

 

Sono quattro i paesi che colla loro produzione scarsa avrebbero provocato un aumento di prezzi, ove non avessero soccorso altri paesi a raccolto abbondante e cioè la Francia, in cui il raccolto fu solo del 73.5 per cento del raccolto del 1909, l’Italia con un indice dell’80.7 per cento, il Canadà col 73.6 per cento e gli Stati Uniti col 93.8 per cento. Qui la deficienza nel raccolto fu proporzionalmente meno forte, ma, in cifre assolute, trattandosi del secondo paese produttore di grano del mondo, la mancanza arriva ai 12 milioni di quintali. Per fortuna il raccolto fu abbondante altrove: nella Russia Europea il raccolto aumentò da 193.863 a 223.663 migliaia di quintali, ossia del 15.4 per cento; nella Russia Asiatica l’indice salì a 133.3, ossia si verificò un aumento della produzione del 33.3 per cento, nell’Ungheria l’indice fu di 157.6, nella Bulgaria di 153.2, nella Rumania di 188.3 e qui si ebbe l’aumento massimo, nell’Impero indo-britannico di 126.

 

 

Riassumendo la situazione abbiamo un aumento da 836.617.000 a 868.842.000 quintali nel raccolto mondiale ed un aumento nell’indice unitario da 100 a 103.9. E cioè nei paesi considerati il raccolto del grano si presenta del 3.9 per cento superiore a quello dell’anno scorso. È bastato questo aumento relativamente piccolo perché i prezzi ribassassero in Italia di 2 lire al quintale in confronto all’anno scorso; mentre se il mercato fosse stato chiuso e si fossero dovuti fare i conti col solo grano interno, si sarebbe dovuto verificare un rialzo di 10 e forse, 15 lire al quintale. Quest’anno sono la Russia, la Rumania, l’Ungheria e la Bulgaria che salvano l’Italia da prezzi di fame e forse dal pericolo di commovimenti popolari.

 

 

* * *

 

 

Dureranno i prezzi al livello odierno, o varieranno in più o in meno? A questa domanda l’indice unitario dell’Istituto internazionale non può ancora rispondere. Esso ci dice che il grano raccolto nel 1910 nell’emisfero settentrionale fu del 3.9% superiore al raccolto del 1909; ma non ci dice quanto sarà il raccolto probabile dei paesi della zona meridionale che faranno le messi in dicembre-gennaio. Il fattore ignoto più importante è l’Argentina cha l’anno scorso, 1909-910, raccolse 35.655.560 quintali di grano e non si sa quanti potrà ottenerne nel 1910-911. I prossimi bollettini probabilmente recheranno le previsioni ufficiali e mano mano le modificheranno in relazione all’inoltrarsi della annata agricola. L’indice unitario deve essere invero in perpetuo movimento allo scopo di tener dietro alle variazioni continue nelle previsioni e nei raccolti effettuati; né ciò è un inconveniente perché la vita economica è un continuo divenire ed i prezzi, che la rispecchiano, devono pure muoversi continuamente. Ciò che importa si è che gli agricoltori sappiano dove guardare per trovare un indice che li guidi nelle contrattazioni delle loro derrate. Chi ha l’animo speculativo, attenderà che venga un momento migliore per vendere; chi crede poco al futuro, venderà subito. Tutti però aspetteranno o venderanno sulla base, non di impressioni vaghe, ma di dati precisi, sottoposti al crivello di una critica sapiente e di una elaborazione rigorosa.

 

 

* * *

 

 

Né il compito dell’ufficio statistico dell’Istituto si dovrà limitare all’indice unitario della produzione del grano. Vi sono altre derrate agricole che hanno una rilevanza grandissima per l’agricoltura e che attendono anch’esse il loro indice unitario. L’Ufficio già l’ha compilato per taluni cereali minori, come la segala, che avrebbe nel 1910 un indice di 103.3 (ossia il cui raccolto sarebbe stato superiore del 3.3% a quello del 1909), l’orzo, con un indice di 101.4, e l’avena, con 93.3. Si stanno apparecchiando i materiali per formulare gli indici unitari del mais e del riso; ed attendono che venga la loro volta altri prodotti, tra cui piace di ricordare il cotone ed i bozzoli, dai quali dipendono le sorti di industrie capitalissime per l’Italia e il vino, uno dei più caratteristici prodotti italiani. Né quando sarà avviata la formazione degli indici unitari della produzione delle derrate agrarie, sarà finito il compito dell’Istituto.

 

 

Bisognerà iniziare il tentativo della elaborazione degli indici unitari di tutti gli altri fenomeni economici susseguenti al movimento iniziale della produzione; e cioè gli indici degli stocks o quantità di derrate passate al commercio nei punti d’origine, degli stocks in viaggio dai paesi esportatori ai paesi importatori, degli stocks nei paesi di consumo, ecc., ecc. Talvolta il prezzo non è tanto determinato dal raccolto dell’anno, quanto dal raccolto medesimo e dagli stocks residui degli anni precedenti.

 

 

Se per una serie di raccolti cattivi le riserve si sono esaurite, un raccolto abbondante può bastare a malapena a ricostituire quelle riserve, sicché il residuo lasciato al consumo può essere appena normale ed i prezzi possono, malgrado l’abbondanza del raccolto, rimanere sostenuti.

 

 

Tal’altra gli stocks residui sono così larghi che ad un raccolto scarso non segue alcun aumento di prezzo.

 

 

Né basta. Un aumento, come quello verificatosi nel 1910, del 3.9% nella produzione può essere impotente a far ribassare i prezzi, se nel frattempo è variato il consumo, e specie il numero e la qualità dei consumatori. Si noti che dal principio del nuovo secolo si è andata verificando una gigantesca rivoluzione nel rapporto fra produzione e consumo del grano. Il consumo si va estendendo a paesi che prima l’ignoravano ed a strati di popolazione che si adattavano ai cereali inferiori, mentre d’altro canto alcuni paesi, come gli Stati Uniti, sono quasi scomparsi dal novero dei paesi fornitori di grano al mondo ed altri vi si sono aggiunti: il Canadà, la Russia Asiatica, paesi a costi diversi di produzione e probabilmente più elevati. Ridurre tutti questi fenomeni cangianti e mutevolissimi a cifre precise, ad indici unitari ammonitori, diffondere il vero tra gli agricoltori: ecco il compito altissimo di guida, di educatore economico che ha l’Istituto internazionale. Dopo un periodo travagliato di crescenza, l’Istituto ha ora trovato la sua via; e dal modo con cui ne ha già percorse le prime aspre tappe, è lecito esprimere la fiducia sicura che la percorrerà trionfalmente sino in fondo.

 

 

Torna su