L’individuo e lo stato

Tratto da:

La Tribuna

Data di pubblicazione: 01/09/1957

L’individuo e lo stato

«La Tribuna», 1 settembre 1957, pp. 1-2

 

 

 

In occasione del decimo congresso della Internazionale liberale, Luigi Einaudi ha voluto far conoscere il suo autorevole pensiero sul problema della sicurezza sociale in una società libera, tema prescelto per i lavori di Oxford.

 

 

Dopo sette anni di presidenza della Repubblica ed arrivato ormai ad ottantatre anni, trovo appena il tempo per aggiornare le mie letture, riordinare i miei scritti di oltre sessant’anni di lavoro e comporre, di tempo in tempo, qualche commento sugli avvenimenti o sulle polemiche del giorno.

 

 

Tutto ciò mi tiene troppo legato perché io possa prendermi il piacere di venire sino ad Oxford per partecipare al nostro decimo congresso. Ma se sarò assente fisicamente, sarò fra di voi con l’animo e con l’augurio di un lavoro fecondo.

 

 

I temi da voi scelti per questa ricorrenza decennale della fondazione della nostra unione Internazionale di partiti e di uomini liberali, toccano infatti due degli aspetti fondamentali del governo degli Stati, se questo deve essere indirizzato al mantenimento e al rafforzamento della libertà. I rapporti fra l’Occidente e l’Oriente sono ormai, al di là delle fasi temporanee di tensione e di distensione, rapporti fra due mondi spirituali diversi.

 

 

Qualunque indebolimento del nostro mondo significa un indebolimento della libertà, anzi il pericolo che essa scompaia per un tempo dalla faccia della terra.

 

 

Al problema della nostra forza, serena, calma, non aggressiva, ma effettiva e risoluta, noi liberali dobbiamo dedicare quindi la più grande attenzione. In questo quadro rientra lo sforzo a cui siamo tutti così cordialmente solidali, verso una più stretta associazione dei Paesi occidentali, in particolare verso l’unificazione politica ed economica dell’Europa. Ma se la libertà venisse meno all’interno dei nostri Paesi, non avremo più né il motivo ideale, né la forza materiale per tenere a bada le forze che ci minacciano, e difenderci vittoriosamente se dovesse mai divenire necessario.

 

 

Di qui l’importanza grandissima del dibattito che voi vi siete proposti sulla sicurezza sociale in una società libera.

 

 

Noi tutti concordiamo sulla necessità che lo Stato predisponga i mezzi per garantire i singoli cittadini contro gli azzardi peggiori dell’esistenza e per diminuire le disuguaglianze nei punti di partenza.

 

 

Ma senza dubbio vi è un punto critico oltre il quale tale politica, invece di giovare ad una società libera, la insidia. Un eccesso di previdenza pubblica può distruggere infatti il senso del risparmio privato, e con ciò la solidarietà del nucleo familiare e l’amore per la propria azienda, piccola o grande che sia.

 

 

Il giorno in cui ciò avvenisse (e qualche segno già purtroppo se ne vede) le conseguenze sono ormai note: inflazione, controlli fisici, statalismo, decadenza della libertà politica oltreché di quella di iniziativa. Nel passare in rivista il pensiero liberale nei diversi Paesi in questi ultimi dieci anni (che è il vostro terzo tema) noterete certamente il crescente consenso di preoccupazioni e di opinioni nel senso che ho ricordato.

 

 

Ed anche questo gioverà a rafforzare la nostra sostanziale unità e di pensiero e di opere, al di là delle frontiere nazionali e dei problemi specifici che esse racchiudono e pongono di volta in volta ai liberali di ciascun Paese.

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