L’Italia cooperativa

Tratto da:

Corriere della Sera

Data di pubblicazione: 21/10/1903

L’Italia cooperativa

«Corriere della sera», 21 ottobre 1903

 

 

 

Domenica e lunedì scorsi si sono radunate in Genova a congresso, per discutere dei loro interessi, i rappresentanti delle Cooperative italiane.

 

 

Nel Ridotto del teatro Carlo Felice dinanzi ai congressisti spiccavano alcuni grandi diagrammi che erano il riassunto di un’opera titanica di sforzi ed un potente stimolo a lavorare sempre più per il progresso dell’idea cooperativa; ed a tutti i congressisti era distribuito un breve e nitido libretto che presentava in poche cifre il quadro delle Cooperative italiane esistenti nel 1902. Da quei diagrammi e da quelle cifre molte notizie si potevano imparare; ed alcune fra esse è bene vengano risapute largamente, anche per correggere errori che troppo soventi si sentono ripetere quando si confronta l’Italia con l’estero. Ancora pochi mesi fa l’Alleanza cooperativa internazionale in uno specchio statistico presentato nel Congresso di Doncaster, mentre dava alla Germania 19.557 cooperative, alla Francia 7.942, all’Austria 7.616, alla Svizzera 3.400, alla Russia 3.877, all’Ungheria 2.353, alla Danimarca 1.988, alla Svezia 1.761, al Belgio 1.706, al Regno Unito 1.648 ed all’Olanda 1.152, ne attribuiva all’Italia 2.877, un bel numero certamente, ma inferiore di molto a quello che la Lega nazionale delle cooperative poteva constatare nel libretto presentato al Congresso di Genova, e che ascendeva a 4.371, ripartite così: 2.199, di cui pervennero notizie in tempo per essere inchiuse nella statistica di Genova, 302 di cui le notizie pervennero dopo, 322 fra italiani all’estero, 18 Federazioni e 1.530 Banche popolari e Casse rurali.

 

 

Merita davvero di essere seguito un movimento che pone l’Italia al quarto posto, dopo la Germania, la Francia e l’Austria, nel novero delle nazioni moderne. Limitandoci alle 2.199 cooperative di cui dà notizia la statistica di Genova, troviamo che l’Emilia sta alla testa delle regioni italiane, con una cooperativa per ogni 7.160 abitanti; seguono poi le Marche con una su 10.271, la Liguria con una su 10.444, la Lombardia con una su 10.625, la Toscana con una su 11.063, il Veneto con una su 12.326, ed il Piemonte con una su 13.629. Ultime venivano la Basilicata con una cooperativa su 61.444, e la Sardegna con una su 66.316 abitanti. Se si bada non al numero delle cooperative, ma al numero dei soci col capitale la regione più forte è il Piemonte. Le sue 250 cooperative hanno un patrimonio di 31.926.437 lire e contano 244.001 soci. Le 408 cooperative della Lombardia hanno 18.319 mila lire di capitale e 94.765 soci; le 103 della Liguria hanno 12.364.657 lire di capitale e 25.486 soci. In tutto le 2.199 cooperative italiane hanno un patrimonio di 74.121.046 lire e 567.450 soci. Tenendo conto anche delle cooperative, che non risposero, e delle Banche popolari e Casse rurali i cui dati non sono compresi nella statistica precedente, non giungiamo ad un milione di soci, sicché, calcolando 5 persone per ogni famiglia di un socio, come usano gli inglesi, possiamo asserire con una certa probabilità che circa cinque milioni di persone in Italia godono dei vantaggi della cooperazione. Siamo ancora lontano dai risultati grandiosi del movimento cooperativo in Inghilterra ed in Germania; ma è un risultato notevolissimo per un paese appena risorgente a nuova vita come l’Italia.

 

 

Le cooperative italiane si tengono egualmente lontane dalla mania dei grossi utili delle cooperative inglesi e dai pericoli della vendita al puro costo.

 

 

Su 1.714 cooperative che diedero notizie in proposito, appena 142 chiusero in perdita il loro bilancio con una perdita di 292.424 lire, con una perdita media per ciascuna di 2.099,33; mentre 1.572 Società presentarono un utile di lire 4.756.781 lire, con una media di profitto di lire 2.912 per ciascuna; e si noti che ben 259 mila lire delle 292 mila di perdita debbono ascriversi alle cooperative di produzione che anche in Italia mantengono alto il loro vanto di organismi difficili ad essere maneggiati bene dalla classe della media borghesia e dalla classe operaia. Le quali invece nella gestione delle cooperative di consumo, di lavoro e di credito si addimostrano atte ad ottenere ottimi risultati, forse ancora migliori di quelli ottenuti dagli imprenditori nelle Società commerciali; almeno se si bada al curioso fatto che nel quinquennio 1897-1901 cessarono di funzionare 14,57 Società non cooperative, e solo 6,60 cooperative per ogni 100 Società costituite nei medesimi anni. Né si può affermare che in generale le cooperative traggono i loro benefici dal favore governativo; perché su 1.625 cooperative di cui si ebbero notizie a questo riguardo soltanto 404, ossia meno della quarta parte, godono di favori daziari o di preferenze negli appalti dello Stato.

 

 

Un’altra e consolante osservazione si sprigiona dalle cifre raccolte pel Congresso di Genova ed è relativa alle cooperative fra italiani all’estero.

 

 

Quasi tutte le 322 cooperative fra italiani all’estero, di cui si ebbe notizia, si trovano nel Trentino, il quale perciò nel grande diagramma del Ridotto del teatro Carlo Felice spiccava come la regione più intensamente cooperativa d’Italia. È un modesto curato, don Lorenzo Goretti, colui al quale si deve far risalire il merito di tutto un meraviglioso movimento, che alla fine del 1901 contava 167 cooperative di consumo, ossia una ogni 2.700 abitanti, 20.987 soci, ossia oltre 100 mila consumatori su una popolazione di 439 mila persone, un capitale in azioni e riserva di 814 mila corone ed un movimento di circa 40 milioni di corone. Si aggiungano 131 Casse rurali Raiffeisen con oltre diecimila soci ed un movimento di 78 milioni di corone.

 

 

La statistica italiana, ricordando questo fatto commovente, nobilissimo titolo d’onore per i trentini, lamenta che il legislatore italiano non abbia creduto di favorire il movimento cooperativo alla pari del legislatore austro-ungarico, largo di aiuto e di conforto ai contadini ed agli artigiani desiderosi di elevarsi nella scala sociale. Noi vogliamo credere che più degli aiuti legislativi abbia giovato ai trionfi della cooperazione nel Trentino, la iniziativa persistente di quei nostri fratelli italiani; ma il fatto ad ogni modo è meritevole di osservazione attenta.

 

 

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