Lontano dagli eccessi

Tratto da:

La Stampa

Data di pubblicazione: 02/05/1902

Lontano dagli eccessi

«La Stampa», 2 maggio 1902

 

 

 

A proposito delle elezioni generali francesi

 

 

Se si volesse in una parola sintetizzare quale sia il risultato delle elezioni francesi si dovrebbe dire questo: Che il Corpo elettorale ha apertamente voluto dichiarare di mantenersi lontano dagli eccessi a cui volevano trascinarlo i partiti estremi, sia reazionari che sovversivi. Infatti, nella confusione grandissima dei risultati i quali pervengono dalle province, e nella strana miscela delle denominazioni variopinte e sovrapposte dei partiti politici, una cosa appare evidente: che il nazionalismo ed il socialismo non debbono essere contenti della giornata di domenica.

 

 

Il nazionalismo, sventolato dalla Patrie Française, ha guadagnato alcune notevoli vittorie a Parigi, dove è riuscito a sconfiggere dei parlamentari antichi ed autorevoli, come il Brisson ed il Mesureur, ed ha messo in ballottaggio il Millerand. Ma Parigi da molto tempo non è più, come, del resto, in sostanza non è stata mai, la rappresentante delle idee della Francia. Nelle province, dove vive la gente la quale lavora e risparmia, e dove il Corpo elettorale non è agitato da impulsi nervosi di opposizione sistematica, il verdetto è stato completamente sfavorevole ai nazionalisti. Questo vuol dire che l’opinione pubblica non vuole che il paese sia preda di convulsioni continue e che crede inutile sventolare ad ogni momento la bandiera patriottica ed andare incontro ad avventure internazionali; ma desidera la politica calma e tranquilla, che incoraggia alla fermezza dignitosa all’estero, mantenendo intatte le riserve delle energie nazionali e non sciupandole in tentativi infruttuosi.

 

 

Parigi ha manifestato altresì di essere poco contenta dei socialisti: e su questo punto la provincia non ha dato torto alla capitale. Il socialismo, specialmente rivoluzionario, torna alla Camera alquanto indebolito. Questo arresto di sviluppo, per un partito il quale vuol avere lo sguardo rivolto all’avvenire, ha una significazione grandissima. Gli elettori hanno voluto significare con ciò che la china sulla quale, per rispetto ai propri alleati socialisti, si era messo il Governo è una china pericolosa. Hanno voluto dire che bisogna porre un freno all’espansione incessante delle pubbliche spese, espansione che è una conseguenza necessaria della politica intervenzionista del Governo.

 

 

Neppure gli antisemiti hanno avuto fortuna presso gli elettori; ed era cosa facilmente prevedibile, ove fosse stata nota la loro scarsa benevolenza verso i partiti estremi. L’antisemitismo è una specie di caricatura degli altri ismi; ed una volta tenuti in disparte nazionalisti e socialisti, non v’era motivo alcuno che dovessero trionfare gli antisemiti.

 

 

In conclusione, lo spirito pubblico francese ha dimostrato di preferire le soluzioni temperate, ed ha concesso largo suffragio a coloro che, senza essere nazionalisti o socialisti, vogliono una repubblica forte, rispettata all’estero e savia amministratrice all’interno.

 

 

Il momento è dunque favorevole alla concentrazione repubblicana; ma non alla concentrazione poggiata sui socialisti di governo, come il Millerand, bensì ad una concentrazione che, lasciando da parte gli estremi, raggruppi tutti i partiti concordi nel sostenere il presente ordine di cose.

 

 

Il Ministero Waldeck-Rousseau non ha vissuto indarno. Sorto in un’epoca agitata dalle violente passioni causate dal processo Dreyfus, ha dovuto necessariamente basarsi sull’alleanza coi socialisti, poiché troppi fra gli elementi moderati non osavano andare contro alla corrente antidreyfusista.

 

 

Ma oggi, attenuate o scomparse quelle passioni, è aperta la via ad un Governo che sia di vera concentrazione repubblicana, e che preservi la Francia, da una parte, dalle esperienze arrischiate del socialismo di governo alla Millerand, e dall’altra dalla reazione mascherata col nazionalismo. Ed è questo l’augurio sincero che noi facciamo alla Francia, la quale, in questa occasione, può anche insegnare qualche cosa agli uomini politici italiani.

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