Meschinità parlamentari

Tratto da:

La Stampa

Data di pubblicazione: 19/05/1901

Meschinità parlamentari

«La Stampa», 19 maggio 1901

 

 

 

Quanto è successo oggi alla Camera dei deputati non rafforza la fede del popolo nelle istituzioni parlamentari. Si trattava, come già vi telegrafai ieri, di discutere le conclusioni della Giunta delle elezioni sull’elezione di Aversa. La Giunta proponeva l’annullamento dell’elezione dell’on. Capece-Minutolo a causa di gravi brogli elettorali.

 

 

Un Comitato d’inchiesta, composto di deputati appartenenti a tutti i partiti, dopo un diligente esame nel Collegio, aveva redatta una relazione, dalla quale risulta accertata la corruzione elettorale su vasta scala, non solo, ma si accertarono gravissimi brogli: come votazioni fatte in blocco e in modo artificioso; pressioni illecito dell’Autorità furono luminosamente provate. Dopo tutte queste prove, la Giunta delle elezioni fu unanime nel proporre alla Camera l’annullamento dell’elezione.

 

 

Come si sa, la Giunta delle elezioni funziona come una magistratura; in essa sono rappresentanti tutti i partiti della Camera, i quali scelgono le persone più rispettare ed autorevoli per designarle a carica così delicata.

 

 

Quindi, quando la Giunta delle elezioni propone o la convalidazione o l’annullamento per questioni di fatto, alla Camera non rimane altro che prendere atto ed approvare l’operato della Giunta, perché, se essa ha il diritto di respingerlo, non ha per altra parte gli elementi di giudizio. Come poteva, per esempio, nel caso attuale distruggere con un voto l’opera diligente e minuta del Comitato d’inchiesta?

 

 

Infatti la Camera avrebbe preso, senz’altro, atto delle conclusioni della Giunta se avversario dell’on. Capece non fosse stato l’on. Rosano, ex- sottosegretario agli interni dell’on. Giolitti.

 

 

È parso a qualcuno dell’Opposizione – fortunatamente non ai migliori – che si dovessero prendere a pretesto quest’elezione per dar battaglia all’on. Giolitti, e colpirlo ferendo il suo antico sottosegretario.

 

 

Il mezzo era semplicemente assurdo e illogico; molti oppositori si sono rivoltati contro queste manovre, ed hanno votato le conclusioni della Giunta indipendentemente dal significato politico che gli avversari dell’onorevole Giolitti volevano attribuire alla votazione sull’elezione.

 

 

Per vincere si è ricorso al mezzo legale, ma poco onesto e niente leale, di scrutinio segreto; si trovarono dieci deputati, quasi tutti carneadi, che presentarono, a norma del regolamento, domanda di votazione segreta. Fortunatamente fra i dieci vi è un solo piemontese, l’on. Rossi Teofilo. Posta su questo terreno la lotta, il Ministero ebbe una notevolissima vittoria, dovuta all’inabilità classica dei suoi avversari.

 

 

L’on. Lacava, che ha guidato oggi alla battaglia l’Opposizione, malgrado il parere degli altri capi autorevoli, ha avuto una sconfitta clamorosa; ed è bene che sia stato così, perché l’Opposizione imparerà a spezzare certi vincoli e gettare a mare qualche uomo, e comprenderà che è passata l’ora di alleanze ibride, che non hanno altra ragione d’essere che il numero dei voti.

 

 

Stasera sono alti i lamenti nel campo dell’Opposizione; qualcuno accusa il Ministero di avere telegraficamente chiamati a Roma gli amici, compresa l’Estrema Sinistra, non pensando che essi, con l’annunciata manovra determinarono il carattere politico della lotta.

 

 

Appena si conobbe il risultato della votazione, cominciarono nei corridoi le solite recriminazioni contro chi impegnò la battaglia; si accusava anche l’on. Sonnino di non avere saputo colla sua autorità impedire la lotta, e di avervi dato un consenso, per quanto passavo, designando come oratore di opposizione l’on. Donati, notoriamente sonniniano.

 

 

Come si suole, dopo la vittoria tutti dicevano che era facile prevederla e si sapeva che Rudinì e Biancheri erano favorevoli all’annullamento; si osservava che la battaglia era tanto più imprudente dacché notoriamente Torrigiani, Balenzano, Scalea e Fani, sebbene ostili a Giolitti, come membri della Giunta avrebbero solidariamente votato con essa; si aggiungeva che Girardi, altro della Giunta, aveva sconsigliato la battaglia, tanto più che egli fu avvocato del sindaco di Aversa, processato per istigazione del prefetto Sciacca, e quindi in grado di conoscere il vero stato della questione.

 

 

In conclusione, l’odierna battaglia non giovò certamente all’Opposizione, né alla riputazione dei suoi capi come parlamentari; certo confermò che il Ministero vive per l’appoggio dell’Estrema Sinistra.

 

 

L’on. Zanardelli, all’ultima ora, non volle che i ministri e sottosegretari votassero, e rispose quasi irritato a Ronchetti, che andò al banco dei ministri a domandare, a nome dei colleghi, istruzioni.

 

 

Gli avversari dell’on. Giolitti hanno agito come non avrebbero potuto agire meglio i suoi amici e i suoi partigiani: se questi avessero avuto la scelta di un terreno di battaglia favorevole al loro capo non avrebbero potuto sceglierne altri; una questione ingiusta, illogica, antipatica nella sostanza e nella forma, ripugnante ad ogni sentimento di equità. Così l’on. Lacava, che ha avuto di mira di combattere l’on. Giolitti, ha ottenuto, come era facilissimo prevedere, l’effetto opposto. L’on. Giolitti ha avuto oggi 175 voti contro 129 e due astenuti.

 

 

Con ragione stasera un ministeriale, amico dell’on. Giolitti, mi diceva: «Il ministro dell’interno può mandare all’on. Lacava un biglietto di ringraziamento!»

 

 

Ma intanto è immensamente triste che certi nostri uomini politici abbiano una così limitata coscienza degli alti doveri della vita politica. Le battaglie parlamentari devono essere battaglie di principio, su questioni di cose; non battaglie di persone, su questioni di persone. Il pubblico – ne sono certo – leggerà il resoconto della seduta della Camera d’oggi colla stessa dolorosa impressione colla quale vi assistei io.

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