Migliorie delle Casse di risparmio la cassa di risparmio di Torino nel 1897

Tratto da:

La Stampa

Data di pubblicazione: 19/05/1898

Migliorie delle Casse di risparmio la cassa di risparmio di Torino nel 1897

«La Stampa», 19 maggio 1898

 

 

 

L’ultimo bilancio della Cassa di risparmio di Torino offre materia a considerazioni liete ed interessanti. La riduzione nell’interesse del 4 25 al 3 75 e poi al 3 50% non ha mancato di produrre alla lunga buoni effetti. Al principio del 1897 il reddito dei depositanti ammontava a 47,474,180 lire.

 

 

Durante l’anno in 64,439 operazioni diverse furono depositate 11,423,783 lire; si liquidarono interessi per 1,661,081, dimodoché il credito totale risultò di lire 60,559,053. Se si toglie l’ammontare degli 88,220 rimborsi in 11,625,420 lire si vede che la rimanenza alla fine dell’anno era aumentata a 48,933,633 lire, cifra non superata dopo il 1893. Ciò indica che il ribasso dell’interesse, dopo avere dapprincipio allontanato dalla Cassa alcuni dei più grossi e pigri depositanti, non ha impedito che nuovi accorressero con maggiore energia. Ed i nuovi venuti appartengono specialmente alle classi meno agiate, a cui specialmente la Cassa indirizza l’opera sua.

 

 

Ed invero il credito complessivo residuo dei depositanti rimane ancora, quantunque con tendenza all’aumento nel 1897, di un milione inferiore alla cifra maggiore raggiunta nel 1893, il numero invece dei depositanti è salito da 92,701 a 97,201. Né basta. Mentre la cifra dei depositi oscilla di anno in anno e quantunque l’andamento della curva sia al rialzo, pure vi sono dei momentanei ribassi; invece la cifra dei depositanti aumenta costantemente di anno in anno, il che prova che il credito medio dei depositanti diminuisce.

 

 

Scema cioè il numero di coloro che si valgono della Cassa come di luogo sicuro di deposito per le giacenze temporanee di denaro ed aumentano quelli che la considerano come un vero istituto di ricovero pei loro sudati risparmi.

 

 

Ecco la classificazione sociale dei depositanti della Cassa torinese nel 1897:

 

 

 

UOMINI

DONNE

 

Numero Credito medio

Lire

Numero Credito medio

Lire

contadini e contadine

4,501 501

3,780 450

Esercenti arti e mestieri

21,198 451

19,653 477

Persone di servizio

3,788 491

12,828 556

Militari

1,363 555

Esercenti pubblico impiego

2,912 568

1,001 731

Agiati ed agiste

8,357 425

17,596 531

Esercenti professioni liberali

1,223 831

Attendenti a cure domestiche

4,407

512

Corporazioni diverse

564

939

 

 

Predominano i piccoli commercianti, artigiani, le serve e gli agiati ed agiate. Da quanto si può intuire, però, molte delle così dette agiate sono persone appartenenti a famiglie di professionisti o del medio ceto che non si sono volute qualificare come attendenti a cure domestiche. Il patrimonio di questa piccola gente è garantito in modo ineccepibilmente sicuro.

 

 

La Cassa possiede un fondo di dotazione e di riserva di 10,141,337 eccedenza dell’attivo sul passivo e formante più del 20 per cento del credito dei depositanti.

 

 

Mentre diamo lode alla Cassa torinese di tutelare nel modo più assoluto la sicurezza dei capitali affidati alle sue cure, non possiamo però trattenerci dal muovere qualche appunto allo spirito esclusivista con cui si favoriscono gli investimenti in titoli di Rendita, in obbligazioni garantite dallo Stato ed in mutui a Corpi morali od a Comuni. La funzione di una Cassa di risparmio è duplice: passiva nel raccogliere i rivoli innumerevoli del risparmio popolare, e questa è adempiuta splendidamente dalla Cassa torinese; attiva nel diffondere la massa così raccolta a beneficio delle industrie e dei commerci.

 

 

Sotto questo secondo punto di vista la Cassa torinese ignora del tutto quanto bene essa potrebbe fare se, invece di sterilizzare tutte il suo capitale in Rendita od in mutui ai Comuni, ne devolvesse una parte a mutui su cambiali ad industriali, commercianti, agricoltori, specialmente piccoli.

 

 

Certamente la parte maggiore dei depositi è bene sia investita in titoli facilmente realizzabili; ma non potrebbe almeno il fondo di dotazione e di riserva essere investito in cambiali a breve scadenza?

 

 

La esperienza delle altre Casse di risparmio, ad esempio di Parma, dimostra che gli investimenti in cambiali apportano minori perdite ancora degli investimenti in titoli di Rendita od in mutui ai Comuni; e gli amministratori della Cassa non devono dimenticare che in un momento di panico i titoli di Rendita possono essere realizzabili solo a corsi deprezzati con perdite più rilevanti di quelle che negli stessi momenti di crisi si verificano sulle cambiali. Sarebbe bene inoltre che si verificasse nelle nostre Casse di risparmio un salutare risveglio contro l’andazzo che minaccia di diventare abusivo, di investire i capitali della gente povera in titoli di debito dello Stato e dei Comuni.

 

 

Con ciò non si fa altro se non fomentare la mania dei debiti per parte delle Amministrazioni pubbliche, sempre sicure di trovare nelle Casse di risparmio facili fornitrici di denaro a buoni patti; si distoglie il capitale dagli impieghi produttivi e si mette un ostacolo fortissimo al risorgimento della industria e dell’agricoltura.

 

 

Una novità abbiamo visto con vivissimo piacere nel nuovo bilancio del 1897: l’assegnazione di una annualità di 3000 lire alla cattedra ambulante di agricoltura per la provincia di Torino. Nessuna istituzione più utile di questa, che giova ad imprimere nelle menti dei contadini in forma popolare i moderni principii dell’arte agricola.

 

 

È da sperarsi che questo assegno sia l’inizio per la Cassa di una nuova e feconda attività. L’utile effetto della cattedra ambulante dimostrerà che gli insegnamenti a nulla valgono quando non siano sussidiati dai capitali necessari a tradurli in atto ed indurrà la Cassa torinese, come già molte sue consorelle, a trasformare la cattedra ambulante in organo intermediario per l’imprestito su cambiali ai piccoli e medi agricoltori.

 

 

L’esempio del plauso universale con cui è stato salutato l’aiuto porto ad una istituzione rivolta a diffondere l’istruzione agraria, persuaderà la Cassa che il compito suo non si deve limitare a sussidiare benemeriti istituti di beneficienza, ma anche a promuovere l’istruzione sotto tutte le sue forme, inferiore e superiore, e specialmente quella la quale può giovare a rendere più colta la regione nostra nelle discipline che riflettono le industrie ed i commerci, le questioni del lavoro e della previdenza.

 

 

Le Casse di Milano e di Bologna hanno fondato, riparando alla vergognosa soppressione da parte del Governo, dei posti di perfezionamento per gli studi all’interno ed all’estero.

 

 

Perché la Cassa torinese non ne dovrebbe seguire l’esempio in guisa più perfetta, sussidiando quegli istituti d’istruzione locale che tornano di onore e di lustro al paese dove essa ha la sua sede?

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