Necrologio. Il senatore Messedaglia

Tratto da:

La Stampa

Data di pubblicazione: 06/04/1901

Necrologio. Il senatore Messedaglia

«La Stampa», 6 aprile 1901

 

 

 

Ci telegrafano da Roma, 5, ore 19:

 

 

Il senatore Messedaglia era da tempo malato di bronchite. Lo assisteva amorevolmente il senatore Todaro, il quale ieri, allorché lasciò l’infermo, aveva notato un sensibile miglioramento. Però, durante la notte, vi fu un’improvvisa ricaduta, e la catastrofe fu affrettata dalla sopraggiunta paralisi polmonare.

 

 

Già si è trasformata in cappella ardente la stanzetta modesta che lo scienziato abitava.

 

 

Nella stanza attigua, sul tavolo da studio, sono le bozze di stampa dell’ultimo lavoro, al quale il Messedaglia attendeva, intitolato: Uranologia omerica.

 

 

Molti visitatori, gran parte dei senatori, e tutti i professori di Roma hanno coperto di firme il registro esposto nell’anticamera. Per la disposizione dei funerali, si aspetta che arrivi da Verona il nipote dell’estinto.

 

 

Il senatore Messedaglia, nato nel 1820, era senatore dal 1884. Fu deputato di Verona per varie Legislature e fu valentissimo economista e parlamentare eminente.

 

 

La morte del Messedaglia rappresenta la scomparsa di uno degli uomini che più hanno onorato il Paese nel campo delle scienze economiche e sociali. Il Messedaglia era uomo di cultura vastissima,di cui diede prova in parecchi dei suoi scritti: a cominciare da un aureo libretto sul Debito Pubblico, sino alle opere sulla moneta, sulla storia e la statistica monetaria ed alla relazione dottissima e rimasta classica sul disegno di legge sulla perequazione fondiaria. Le doti principali dello scrittore furono la sobrietà, la chiarezza dell’esposizione e la profondità larga delle vedute.

 

 

Superiori ancora alle qualità dello scrittore furono le qualità dell’insegnante. Da cinquant’anni professore, prima nell’Università di Padova, e poi in quella di Roma, egli addottrinò generazioni di studenti, per cui una sua lezione era suscitatrice di feconde curiosità e per i quali le sue quotidiane passeggiate dall’Università al Senato fornivano i mezzi di trarre profitto dalla prodigiosa dottrina del maestro in ogni campo dello scibile umano.

 

 

Perché il Messedaglia non fu un uomo di un sol libro e neppure di una sola scienza. Sono ancora lette ed ammirate le sue prolusioni universitarie sul progresso delle scienze, nelle quali il Messedaglia dimostra una profonda conoscenza delle scienze filosofiche, fisiche e matematiche ed una percezione rarissima dell’unità fondamentale della conoscenza. Il Messedaglia fu senatore e linceo.

 

 

Nel mondo dei dotti fu conosciuto sovratutto per una sua correzione alla celebre teoria, di Malthus sulla progressione delle sussistenze e della popolazione. Ma noi italiani non possiamo fare di lui nessun migliore elogio se non dicendo che egli fu un vero erede degli umanisti del cinquecento, ai quali nessuna conoscenza umana era straniera o sembrava trascurabile.

Torna su